Episodi

  • Telefo guarda verso le navi nere approdate sulle sue sponde.

    I suoi occhi vengono accecati per un attimo da uno scintillio da una delle navi.

    È più di uno scintillio, pare quasi un fuoco che, come dotato di vita propria, è sceso da una delle navi e si muove nella sua direzione.

    Con le gocce di sudore che gli rendono difficile vedere, Telefo strizza gli occhi e riesce ad individuare le insegne della nave da cui quel fuoco è sceso: quella nera nave viene da Ftia, è carica, zeppa di quei soldati formidabili che il mito ci racconta essere stati generati da delle formiche, da cui il nome di mirmidoni.

    Quelle truppe fantastiche e imbattibili appartengono a Peleo e sono comandate da suo figlio: l’invincibile Achille.

    Certo, è lui quel fuoco scintillante sceso dalla nave, la sua armatura risplende come il sole nel cielo!

    Telefo ordina ai suoi di indietreggiare e di lasciarlo solo a combattere contro il campione degli invasori.

    Lo scontro è di quelli che sembrano non aver mai fine: alla perizia di Achille nel manovrar le armi risponde la potenza di attacco di Telefo!

    Entrambi gli schieramenti assistono meravigliati a questa battaglia dei due eroi-esercito!

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    Nota bene: questa è una delle versioni dell'attacco acheo alle terre di Misia; mi sono permesso di romanzare il pensiero degli eroi e qualche dialogo.

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  • Tra i vari eventi che rendono affascinante la partenza da Aulide della flotta achea, tre versioni differenti tra loro ci dipingono situazioni inevitabilmente diverse.

    Un primo racconto vede Corito, figlio della ninfa Enone, che fa da guida alla testa delle nere navi greche.

    Costui è un personaggio particolare: suo padre, preparati allo stupore, è Paride in persona!

    Dunque, ritroviamo il figlio di Paride che incredibilmente guida la flotta achea alla guerra e che naviga contro il suo stesso padre!
    Ma come mai è possibile?

    Dobbiamo tornare indietro nel tempo, e volare verso le alture del monte Ida, in Frigia.

    Enone è una adorabile e bella ninfa dei boschi, dai bruni capelli e dal forte temperamento.

    Nella sua gioventù è stata amata da Apollo, che è stato il primo e l'unico a giacere con lei prima di Paride.


    Nel corso del tempo molti la inseguono nei boschi, affascinati e irretititi dalla sua avvenenza: non si contano gli impudenti satiri che continuano a cercare di attirarla nei loro anfratti, e anche lo stesso Fauno, dalla testa adornata di corna, cinta da una corona pungente di aghi di pino: anche lui, invaghito, trascorre notti insonni e giorni senza posa alla sua ricerca…

    Molti decenni dopo il suo studiare insieme ad Apollo, Enone, sempre giovanissima, è inseguita da un altrettanto giovanissimo Paride, in quei giorni sconosciuto e semplice pastore di tori e capre.

    Le corse a perdifiato nelle boscaglie dei monti sono un graditissimo corteggiamento per Enone, che alla fine si concede al desiderio di quell’affascinante giovane uomo e si unisce a lui.

    I giorni trascorrono felicemente tra corse, risate e abbracci; il tempo pare non voler trascorrere, per loro: tale è la felicità che li avvolge!

    Questo incanto si infrange quando Ermes scende dall’Olimpo con un incarico speciale per Paride, il suo amato Paride.
    Questo compito, come ben ricordi, è di scegliere quale dea tra Era, Atena ed Afrodite sia "la più bella”...

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  • Anio, il re di Delo, l’isola sulla quale nacque Apollo, dona alle navi achee abbondanza di grano, vino e olio…

    Questo generoso re è frutto dei lombi stessi del dio della musica, che lo ha generato nella bella Reo, figlia di Re Stafilo e di Crisotemi.
    Stafilo è figlio di Dioniso e di Arianna, mentre Crisotemi è una delle figlie di Demetra, la divinità delle messi.

    Dai genitori, la prole è legata a una disposizione ad una fertile abbondanza.

    Reo dà alla luce un bel bimbo, Anio, appunto.

    Costui diviene sacerdote di Apollo a Delo ed in seguito eredita da Radamanto anche il regno su questa particolare isola.

    Delo è una isola brulla che ospita solo templi e luoghi di preghiera. Non c’è luogo dove coltivare piante o piantare grano.

    Eppure Delo è ricca di cibo… Anio è infatti colui che maggiormente contribuisce a riempire le stive delle navi achee con quelle che paiono interminabili quantità di vivande…

    Il re di Delo non può contribuire in altro modo alla spedizione degli achei: la moglie Dorippa lo ha reso felice padre di tre belle fanciulle ma di nessun maschio.

    Poco male! Anio adora le sue tre figliole, Elaide, Spermo ed Eno, tanto che le consacra a Dioniso.
    Il dio dell’ebbrezza, deliziato che un figlio di Apollo chieda anche la sua protezione sulla prole, dona alle tre splendenti figlie di Anio un potere ciascuna...


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  • Sull’isola di Sciro si nasconde un segreto. Tra le sue grandi pietre, che danno il nome alla intera isola, nella corte di re Licomede trova rifugio un fuggitivo giovane.
    Il suo fisico è armonioso ed agile ed egli è maestro nell’arte della caccia e nel combattere in battaglia.
    Come se non bastasse, è di una bellezza divina…

    Si tratta del settimo figlio di Peleo e di Teti.
    Con Peleo, Teti concepisce sette figli e di tutti elimina le parti mortali cospargendone i corpi di ambrosia e poi esponendoli al fuoco.

    Peleo che accorre non può più fare nulla per i primi sei, la cui parte mortale è stata uccisa… giunge in tempo per vedere il più piccolo, appena nato, sospeso sul fuoco che piange.

    Teti lo regge per un tallone e completamente presa dal suo rito, non si accorge che Peleo è entrato nella stanza e le sta urlando di togliere immediatamente il piccolo dalle fiamme. Lei sembra non udire la sua voce… Peleo di forza strappa il piccolo dalle mani della madre la quale si scuote dalla sua concentrazione e, irata, scompare nell’aria.

    La caviglia e il tallone per cui era tenuto sospeso sul fuoco sono carbonizzati…

    Peleo dà in custodia il piccolo al saggio centauro Chirone e insieme decidono di sostituire le parti arse del bimbo con un pezzo del tallone e della caviglia del gigante Damiso, famoso per la sua velocità nella corsa, il cui corpo è sepolto a Pellene.

    Teti del profondo mare, sa che il destino del giovane è di vivere da sconosciuto una lunga vita tranquilla oppure di morire giovane e coperto di gloria.

    Disperata al pensiero di perdere il figlio, Teti decide di nasconderlo per salvargli la vita. Trova uno stratagemma per occultare la presenza del figlio al mondo intero, in modo che nessuno lo riesca a trovare: lo vuole inserire in un gruppo di dodici principesse…

  • “Nessun marito potrà più dormire sonni tranquilli, se questo atroce crimine non riceverà una severa punizione! Quale offesa è stata recata alla sacra ospitalità! È inaudita la sfrontatezza del principe troiano che si fa beffe e non si cura di un dovere fondamentale! Potrà visitare domani le vostre corti un altro Paride? Volete rinchiudere mogli e figlie e seppellire i vostri tesori nel pozzo e arrivare a vivere come foste prigionieri nella più cupa cella?
    Non per me, amici, seguitemi a Troia, non per me, quanto per voi stessi!”

    Con parole forse come queste, Menelao ha cercato di accendere nei petti dei suoi alleati il fuoco di Ares.

    Alcuni agitano le loro lance in segno di approvazione ma altri rimangono dubbiosi…

    Un discorso come questo può infiammare soldati e truppe addestrate di contadini assoldati alla bisogna, ovvero coloro che sognano la vittoria e il saccheggio…
    Ma generali e re achei conoscono bene la fama di Troia: quella città arroccata è pressoché inattaccabile: la pianura che essa sovrasta non offre rifugi o opportunità di riuscire a cogliere di sorpresa i difensori.
    Aggiungiamo alla lista delle difficoltà il fatto che le mura di Troia fono state erette da Apollo e Poseidone in persona… la presa di Troia, nelle menti di molti, è un sogno irrealizzabile che verrebbe pagato a caro prezzo da battaglie e assedi interminabili!

    Come ben sai, costoro hanno ragione di temere una guerra interminabile, perché proprio così sarà: Troia non verrà presa con la forza delle truppe: Troia cadrà grazie all’ingegno del meno appariscente tra i re greci: Odisseo.

    Il problema è che Odisseo non ha alcun desiderio di unirsi alla battaglia...

  • Il tradimento coniugale fa parte di quel vasto bacino di situazioni umane che va a costituire il materiale per storielle, freddure e barzellette più o meno piccanti, più o meno divertenti…

    Noi cerchiamo così di esorcizzare un evento che solitamente porta con se’ dolore e risentimento.
    Ridiamo a questa o a quest’altra arguzia sulla infedeltà come se la cosa non ci riguardasse, non toccasse proprio noi, ma un’indefinita altra persona.

    Così sorridiamo al pensiero di Menelao, che ai nostri occhi appare come il classico rancoroso marito tradito, il povero cornuto, il becco…
    Se poi pensiamo che egli, dopo una pressoché infinita guerra, dopo oltre dieci anni, ha ancora voglia di riportare a casa la sposa fuggitiva… molti di noi esiterebbero ben poco a dargli dello sciocco…

    La questione, ben lo sappiamo, con il mito (e anche con la Storia) è un po’ più complessa… e le motivazioni che si muovono in Menelao fanno parte di una visione del mondo che noi, uomini e donne del terzo millennio, stentiamo ad accettare…

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  • ATTENZIONE!
    Ciao! Ho un avviso riguardo l’episodio di oggi.

    In questa puntata, più che in ogni altra, vengono riportati eventi terribili e azioni spaventose.

    Se sei solito proporre a dei piccoli questo podcast, ti consiglio di ascoltare tu per primo la puntata, e di decidere se è il caso di esporli a questo racconto.

    Ho piacere che anche i piccoli ascoltino questo podcast, ma in questo caso occorre veramente prudenza.

    Anche i più sensibili corrono il rischio di provare certo disagio, per cui l’invito è di procedere con cautela.

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    Stiamo facendo conoscenza con la famiglia di Menelao e di Agamennone, due tra i protagonisti più importanti della guerra di Troia…
    Entrambi i fratelli sono, come certo ricordi, nipoti di Tantalo… una eredità terribile!
    Oggi proseguiamo il racconto su Atreo e Tieste.
    Atreo è il padre di Agamennone e Menelao, Tieste è il loro zio.

    Tra i principi Atreo e Tieste non corre buon sangue, per questioni di successione al trono di Micene.


    Come abbiamo saputo nella scorsa puntata, Atreo è riuscito a salire al potere, spodestando il fratello dal trono.
    Questa vittoria politica, però, non gli basta… Egli vuole vendicarsi per gli affronti subiti: la seduzione della moglie Erope da parte proprio del fratello Trieste e il furto del vello d’oro.
    Il re di Micene organizza una terribile vendetta ai danni del fratello.
    Invita ad una cena Tieste, come per rappacificare i rapporti. Il fratello accetta ben volentieri l’invito, non sospetta alcun inganno… In fin dei conti, ormai Atreo è l’unico re e può avere tutto ciò che vuole…
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    Su Pelopia e Tieste esistono diverse versioni: qui ne ho distillata una, ma mi riservo di registrare una mini puntata con una versione alternativa.

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  • Menelao porta i capelli biondi lunghi sciolti sulle spalle, i suoi occhi sono azzurro di un azzurro cielo bellissimi. Nell’aspetto regale il re di Sparta è un uomo molto bello. Solo in parte al fratello Agamennone assomiglia: tanto Menelao sembra attento all’apparire così Agamennone pare essere un uomo di “sostanza”: egli è il re di Micene, E tutto egli fa per il bene della sua patria. Egli dà (anche se non sempre) prudente ascolto ai consigli e comanda i suoi soldati in maniera inflessibile. Agamennone è il condottiero messo a capo delle forze achee sotto le mura di Troia. Sia Menelao che Agamennone, però sono due fratelli maledetti: la loro esistenza è segnata da eventi oscuri e terribili: incesto, omicidio, cannibalismo...

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  • Le navi troiane sono già di nuovo in viaggio verso la patria lontana.

    Tutti sanno che quello che è accaduto non verrà perdonato: per la cultura greca infrangere i vincoli che regolano l’ospitalità è un’azione si può dire intollerabile.

    Paride è ormai un “ingannatore degli ospiti” e ahimè per lui questa etichetta infamante gli rimarrà cucita addosso per tutta la vita, nella memoria delle genti.

    Questo soprattutto perché dal rapimento di Elena conseguirà una guerra di violenza indicibile e di scontri sanguinosi.

    Tornato a Sparta, Menelao, scoperto il rapimento, chiamerà i suoi alleati per portare la guerra a Troia.

    In questa guerra battaglie, tradimenti, atti di codardia e di coraggio, di dovere e di astuzia porteranno a morire molti nomi famosi.

    Di tutte queste morti sembra essere responsabile Elena, tanto che dell’antichità, la sua figura è quella che da sempre è stata quella maggiormente vituperata. Essere come Elena è sempre stata una offesa tra le più pesanti da riferire a chicchessia.
    Per la “fuga d’amore” di colei che alcuni sprezzanti chiamano “la cagna”, sono morti eroi ed è stata bruciata alle fondamenta una città rigogliosa e ricca.

    Ma non tutti la pensano così...

    In questa puntata, mi sono appoggiato ad Apollodoro, a Gorgia, ai Cypria e ad Euripide.

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  • Tutto è pronto a Sparta per accogliere i delegati troiani.

    Come viene spalancata la gran porta della sala del trono, la regina Elena vede entrare gli onorati ospiti e rimane stupefatta dalla bellezza di questi emissari: Enea, figlio di Anchise e di Afrodite è di una perfezione divina ma dietro a lui, ad un solo passo, appare un giovane ancor più bello.

    Come gli occhi di Elena cadono su Paride, il suo cuore decide di votarsi a quel principe di cui ancora non conosce il nome: tale è la potenza del potere dell’amore.

    Paride non è solamente bello, è reso bello dal desiderio che Afrodite ha instillato nella mente e nel cuore alla bella Elena. La regina di Sparta non può fare a meno di continuare a guardare le forme e il volto di quel bel giovane, invaghita… Sorride e fa complimenti ad ogni componente della delegazione e finalmente, quando arriva a dare il benvenuto a Paride, a bassa voce gli dice:

    “Straniero, di dove sei...?

    Per i dialoghi fra Elena e Paride, come per le lamentazioni di Ermione, mi sono appoggiato a una opera minore di Colluto, poeta egiziano del quinto secolo.


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  • Elena di Sparta, la regina di Sparta, moglie del potente re Menelao, è ritenuta essere la donna più bella del mondo.

    Fin da giovanissima ha fatto battere molti cuori e molti re hanno perso la testa per lei, quand’era ancora nubile.

    Col tempo Elena cresce in grazia e bellezza, fino ad arrivare ad avere l’età per prender marito.

    Re Tindaro, che ama la figlia, vorrebbe per lei un buon matrimonio ma è molto preoccupato che questo non possa accadere, proprio a causa della bellezza della giovane.

    Nel corso del tempo si sono presentati molti spasimanti, rimandati al mittente da Tindaro. Ma ora, con la età adeguata per contrarre matrimonio, alla armata città di Sparta giungono tutti i re della Grecia, desiderosi di impalmare la bella Elena.

    Tindaro suda freddo: come può concedere la mono di Elena a uno tra questi preziosi alleati senza disgustare i tutti gli altri, che rimarranno a mani vuote? Come fare per salvare la faccia e mantenere solide le alleanze? Impossibile, pensa Tindaro, mentre cammina avanti e indietro pensieroso, nella ancora per poco solitaria sala del trono.

    Un discreto colpo di tosse attira l’attenzione di Tindaro. Riconosce subito l’amico e lo saluta con un mezzo sorriso nervoso...


    La puntata di oggi fa affidamento su diversi testi ma soprattutto sui racconti di Apollodoro.

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  • Questa storia inizia con una epocale decisione di Zeus, colui che in alto comanda.
    Egli decide, come divinità suprema, di portare la guerra a Troia, una città splendida che si trova in Anatolia.

    La madre terra, Gea dall’accogliente seno, è appesantita dai troppi piedi d’uomo che la calpestano. Le innumerevoli tribù e città, distribuite sull’intera sua superficie, opprimono il suo petto. Zeus avverte il suo dolore e ne prova pietà. Per mitigare questo stato di sofferenza a “colei che tutto nutre”, Zeus, con cuore saggio, trova il modo per alleggerire quel terribile peso.

    Zeus non stende la sua mano sugli uomini, egli ha un altro piano: fare in modo che gli uomini da sé soli pongano rimedio all’eccessiva presenza sulla terra, sterminandosi tra loro.

    Allo scopo perciò di sfoltire il numero degli esseri umani, Zeus dalla candida folgore, il lungimirante stratega e re degli dei, trama l’intrico di una serie di eventi che porteranno ineluttabilmente ad una sanguinosa guerra.

    E così file intere di eroi e comuni soldati vengono destinati ad incontrare la morte a Troia e, in questo modo, a portare a compimento il progetto di Zeus.

    Questo progetto parte da molto lontano, qualcuno dice da un banchetto di nozze…


    Il testo principale da cui traggo il materiale per questa puntata è "Cypria", uno dei testi che come satelliti ruotano attorno a Iliade e Odissea.

    «Erano un tempo innumeri le stirpi
    degli uomini che Gea dall'ampio petto
    portava, e Zeus vide e n'ebbe pietà
    e nel cuore suo accorto egli decise
    di sollevare l'ampia terra dalla pletora
    d'uomini, suscitando guerra in Ilio
    d'aspra contesa affinché il peso
    di morte la facesse più deserta.
    Ed in Troia morivano gli eroi,
    alto consiglio di Zeus s'adempía. (Fr. 1 W., trad. A. D'Andria)»


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  • Torniamo a parlare di Eracle! È da un po’ che il nostro eroe non viene a farci visita… Oggi fa capolino in una drammatica storia che vede come protagonista uno dei suoi rampolli, Telefo.

    Nell’avventura di oggi, infatti, Eracle dà il via al racconto, è il motore dell’azione.

    Aleo, che regna sui territori di Tegea, nel Peloponneso, si unisce in matrimonio con Neera, una bellissima principessa, con la quale genera diversi figli. Auge è la figlia della coppia che oggi ci interessa: su di lei, infatti, si agita un buio vaticinio.

    Com’è d’uso, infatti, un viaggio a Delfi per interrogare l’oracolo di Apollo sul destino dei propri rampolli, soprattutto se si è un re che vuol tener saldo il proprio regno, si deve proprio fare.

    La pizia, la sacerdotessa che invasata dello spirito di Apollo, risponde alle istanze dei questuanti, per una volta non restituisce un responso enigmatico, come è solita fare: la risposta terribile e chiara viene donata a Aleo: i fratelli di Neera, tuoi cognati, incontreranno la morte a causa del figlio di Auge.

    Aleo, che non desidera una carneficina in famiglia, decide, non appena tornato a Tegea, di far rinchiudere Auge si può dire … in convento!

    La fa nominare sacerdotessa di Atena e la segrega nel tempio della dea: le sacerdotesse come lei rimangono caste per la vita e nessuno sarebbe così pazzo da osare di infrangere o peggio, di far infrangere questo voto!
    Nelle terre di Aleo giunge Eracle...

  • Un paio di episodi fa abbiamo incontrato i due fratelli messenici, Ida e Linceo.
    Ida o Idas, generato da Arene, moglie di re Afareo di Messene, è figlio di Poseidone: come ormai il tuo orecchio si sarà abituato a sentire, Ida è un altro tra i tanti rampolli di una divinità, concepito con una bella mortale.

    Se invece sei nuovo o nuova di queste parti, devi sapere che molte divinità trovano piacere nel congiungersi con regine, principesse, giovinette o ninfe e procreare con loro.
    Nel caso queste giovani donne siano sposate, i mariti di buon grado se non con gioia, accettano il nuovo venuto: un semidio in casa non è certo una cosa di cui doversi vergognare!

    Ida dunque è un semidio ed eredita dal divino padre le caratteristiche di volubilità e di passionalità nel gettarsi in un’avventura, in una battaglia, tra le braccia di una bella fanciulla. Come hai sentito nelle scorse puntate, Ida ha anche un fratello, c’è chi dice gemello, c’è chi dice più giovane, dal nome Linceo.

    I due fratelli stanno quasi sempre insieme, e si sostengono in avventure eroiche e a volte malandrine. Come di certo ricordi, fatale è stata per loro l’ultima razzia compiuta con i cugini spartani Castore e Polluce. In un’occasione, però, Ida affronta un’avventura senza appoggiarsi a fratello Linceo. Questo viene quando si innamora perdutamente della bella principessa Marpessa, figlia del re Eveno.

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    SPOILER ALERT

    Nel racconto si parla di uno scontro corpo a corpo. Nella mia testa, mentre mi figuravo la scena, rivedevo la scazzottata tra i due pretendenti di Vera Mìles in "Sentieri selvaggi" di John Ford. In quella scena, mentre tutti sono preoccupati a incoraggiare questo o quello, la bella Laurie che, discosta, assiste alla lotta, sorride eccitata.

  • Questo terzo episodio dedicato ai gemelli più famosi della mitologia greca e romana forse non te lo aspettavi, avendo raccontato della diciamo “morte” dei due nella scorsa puntata!
    In verità essi continuano a spuntare in diversi episodi della mitologia come apparizioni, numi tutelari o anche terribili fustigatori.

    Dopo la divinizzazione dei Dioscuri, Tindaro re di Sparta, il padre mortale dei due, decide di lasciare il trono. Troppo il peso per lui la cura dello stato: senza eredi, chiama a Sparta il giovane Menelao e gli affida la cura del grande regno.

    Neanche a Messene ci sono eredi al trono: su questo regno, infatti, avrebbero dovuto governare Ida e Linceo, che come sappiamo sono ora passati a miglior vita… Nestore accoglie il peso della gestione dello stato.

    A Sparta molti visitatori vanno a curiosare nella casa dove i due mitici gemelli sono cresciuti. Col tempo, questo palazzo passa di proprietario in proprietario, fino a giungere ad un certo Formione.

    I Dioscuri bussano alla sua porta una notte: i due si spacciano di essere commercianti stranieri giunti da Cirene. Asserendo di essere figli di un antico possessore di quella casa, gli chiedono alloggio e lo pregano di lasciarli dormire nella loro vecchia stanza.
    Fermione, che non è nato ieri, riconosce i due gemelli mitici. Vorrebbe soddisfare la loro richiesta, ma è morbosamente geloso della figlia, che dorme proprio in quella stanza...


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  • I dioscuri, come siamo venuti a sapere nello scorso episodio, si sostengono tra loro sempre e comunque. In coppia, pare risultino imbattibili: ono a superare qualsiasi ostacolo.
    E anche quando devono soccombere a qualcuno più “forte” di loro, fanno comunque la loro bella figura.

    Avrai già capito che sto parlando di Eracle…

    Siamo sulla nave Argo e stiamo navigando in direzione della Colchide, su un quieto mare. Eracle è annoiato a morte e, si sa, quando si è annoiati pare che tutto rallenti fino a fermarsi in un pantano mortale. Il mare piatto, le vele sgonfie, i remi che ritmicamente paiono scandire un triste tran tran…

    Basta! Eracle con una risata tonante risveglia tutti dal torpore di quell’ora senza spina e sfida i suoi compagni di avventura in una gara di resistenza ai remi.

    Tutti ridono e, pur sapendo chi sarà il vincitore di questa gara, a coppie si sistemano ai remi e argo comincia a prendere velocità...



    (NB.: il dialogo tra Castore e Polluce davanti ai quarti di bue è mio come pure la scena dell'agguato: si tratta di descrizioni romanzate d'invenzione a partire da scarni fatti del Mito)

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  • Ci sono coppie di fratelli che si osteggiano, che si combattono, che tra loro instaurano un rapporto di odio, dovuto spesse volte a questioni di eredità o di spartizione di terre. Ci sono coppie di fratelli che si vogliono bene e si difendono l'un l'altro, come Eracle ed Ificlo. C'è una sola coppia nel mito che riesce a dimostrare un incondizionato amore fraterno, un supporto reciproco, la dedizione di uno verso l’altro. Il racconto di oggi riguarda i Dioscuri, i due “splendenti figli di Zeus” come vengono chiamati, Castore e Polluce. la loro genealogia è un po' complessa, ora te la sottopongo.

    Re Tindaro di Sparta sposa Leda, così bella e così perfetta da attirare lo sguardo interessato di Zeus. Leda è superba e fedele, e non c'è verso che Il re degli dei possa anche solo pensare di riuscire a insinuarsi tra lei ed il marito. Zeus per riuscire a giacere con lei si trasforma in un dolcissimo e tenero cigno e, sulle rive di un fiume gorgogliante, all'ombra di alberi che riparano la regina dalla calura, Zeus riesce nel suo intento.
    Ti ho parlato di questa seduzione nell’episodio dedicato a Paride ed Elena, in un lontano episodio della prima stagione.

    Dall'unione con Tindaro, nascono Castore e Clitemnestra, dall'unione con Zeus, Polluce ed Elena.
    Tindaro, benevolmente, adotta come suoi i pargoli figli di Zeus.
    Di Elena e Clitemnestra parleremo in un’altra occasione, ci soffermiamo oggi sui due gemelli/fratellastri.
    Polluce ha il dono dell’immortalità ed è un invincibile pugilatore, mentre Castore, che è il figlio mortale di Tindaro, ha un incredibile dono: nessuno lo supera nell’arte della guerra, nel governare una biga e nel domare cavalli...

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  • Conosciamo Psamate, nereide divinità della sabbia. Il suo intervento è stato fondamentale per il positivo termine del conflitto tra Poseidone e Dioniso: poche puntate fa i due si sono scontrati per guadagnare il diritto di avere la mano della dolce Beroe.

    Re Eaco, che governa su Egina, scorge Psamate di lontano e se ne innamora. Il suo pensiero torna continuamente sulla bella nereide, divinità della sabbia. Il corpo divino e le forme aggraziate turbano il sonno del re che, ormai vinto dal desiderio, decide di fare la sua mossa.

    Avvicina la divinità e tenta in ogni modo di entrare nelle grazie della dea ma nulla: ella desidera mantenersi casta e non ha intenzione per il momento di unirsi con chicchessia, men che meno con uno che si presenta carico di doni sulla riva del mare…

    Re Eaco, figlio della ninfa Egina e di… Zeus non ci sta tanto ad essere scartato prima ancora di essere stato preso in considerazione, ascoltato.
    Perciò continua a sottoporre a Psamate le sue profferte d’amore, fino a diventare importuno…

    Psamate non si accorge che il desiderio in Eaco sta lievitando di minuto in minuto e continua a rifiutare con cortesia le sue attenzioni.

    Stanca, alla fine, Psamate decide di lasciare quel posto e si trasforma in foca proprio nel momento in cui Eaco, non resistendo al desiderio di farla sua, la aggredisce saltandole addosso...



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  • Nelle profondità buie ed insondabili del mare aperto, vive e nuota libero il vecchio del mare, una delle divinità più antiche.
    Proteo, il dio mutaforma.
    Il nome deriva da «protogonos, il primo nato. Questo colloca la venuta al mondo di Proteo nel tempo aurorale, tra le primissime divinità, così antico che alcune fonti dichiarano di ignorare chi possano essere i genitori; altri invece affermano che sia figlio di Poseidone.

    Egli regna sul mare ben prima di Poseidone, distinguendosi per saggezza e veracità. Secondo Esiodo, supera in autorevolezza un sovrano del mare ancora più antico: Briareo dalle cento braccia.

    Come altre divinità dell’inizio, Proteo ha diverse qualità e punti di forza: ha la possibilità di assumere qualsiasi forma: dal mondo animale a quello vegetale fino a finire a quello minerale.
    In un battito di ciglia, Proteo è leone e formica, acqua e roccia, una potente quercia e l’incendio che la avvolge.
    Figura poderosa, in una pittura vascolare primitiva egli è raffigurato con la coda di pesce e con un leone, un cervo e una vipera che gli escono dal corpo…

    Ma non è questa la sua caratteristica più notevole: egli è un sacro datore di divinazioni: la sua parola contiene la risposta giusta a qualsiasi domanda.


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  • Abbiamo lasciato nella scorsa puntata la bella ninfa Beroe che fugge all'accerchiamento amoroso di Dioniso. È riuscita a staccarsi temporaneamente da lui ed avventurarsi su strade non battute e deserte.
    Mentre corre Beroe si accorge che la terra sta tremando: guarda le cime dei monti ma nulla si muove: non ci sono smottamenti, non ci sono crolli. Volge lo sguardo allora verso il mare e vede fermo, ritto in piedi, Poseidone...

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