Episoder

  • L'Italia ha sempre avuto una politica interna piuttosto instabile. Nonostante la frequenza dei cambi di guida al governo, non è mai mancata una sorta di continuità grazie a obiettivi e valori comuni che il "sistema Italia" ha sempre voluto e dovuto difendere. Le elezioni di marzo 2018 hanno cambiato tutto: da quel momento, la politica interna ha iniziato a influenzare maggiormente il nostro comportamento in politica estera. Quali sono le conseguenze concrete di questo cambiamento? E come viene percepita oggi l'Italia nel mondo?
    Nel decimo e ultimo episodio della 2ª stagione di Cavour, Francesco Maselli ne discute con Giancarlo Loquenzi, giornalista di Rai Radio 1 e conduttore di "Zapping", e Silvia Sciorilli Borrelli, corrispondente da Roma di Politico Europe.

  • Cosa vuol dire che "la NATO è in morte cerebrale"? L'espressione è stata usata dal presidente francese Emmanuel Macron che, in un'intervista al settimanale The Economist, ha voluto provocare gli stati membri dell'Alleanza Atlantica. Ma allo stesso tempo ha anche fotografato lo stato delle relazioni tra i paesi più importanti della NATO: Stati Uniti, Francia, Turchia e Regno Unito. Da dove viene questa crisi?
    Nel nono episodio della 2ª stagione di Cavour, Francesco Maselli ne discute con Giordana Pulcini, docente di Scienze Politiche all'Università di Roma Tre, e Dario Fabbri, Consigliere scientifico e responsabile per l'America di Limes.

  • Mangler du episoder?

    Klikk her for å oppdatere manuelt.

  • Che c'entrano i figli con la politica estera? Non sono solo le relazioni internazionali o le attività dei ministeri degli Esteri e della Difesa a costituire il ruolo dell'Italia nel mondo. C'è anche la demografia a giocare un ruolo decisivo, e tutte le politiche ad essa connessa: come lo stato decide di dare una mano a chi vuole avere dei figli, e come si decide di dare la cittadinanza a chi arriva in Italia e decide di intraprendere un percorso che poi lo porterà a diventare parte della società.
    Nell'ottavo episodio della 2ª stagione di Cavour, Francesco Maselli intervista Elena Bonetti, ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia.

  • Quando nel marzo 2019 sono scoppiate le proteste a Hong Kong, pur riconoscendone l'importanza per il continente asiatico, Cavour ha deciso di non occuparsene, perché non avevano un "riflesso" sull'Italia. Ma poi qualcosa è cambiato. L'Italia ha firmato il memorandum di adesione al progetto cinese della Nuova Via della Seta (se n'è discusso nel sesto episodio della 1ª stagione: https://open.spotify.com/episode/6MBhWVDx0l6zN9QA4fTUJ3 ) e ci sono stati degli effetti politici di questa firma: l'ultimo di questi effetti è la (non) posizione espressa dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, su ciò che sta accadendo a Hong Kong.
    Nel settimo episodio della 2ª stagione di Cavour, Francesco Maselli ne discute con Giulia Pompili, giornalista de Il Foglio, e Simone Pieranni, giornalista de Il Manifesto.

  • È difficile raccontare il mondo in televisione: i reportage sono pochi, forse perché costosi e l’industria è in crisi, ma anche i momenti di approfondimento scarseggiano. Come mai in TV è così difficile preservare degli spazi di racconto di quello che accade fuori dai nostri confini?
    Nel sesto episodio della 2ª stagione di Cavour, Francesco Maselli ne discute con Corrado Formigli, giornalista, reporter di guerra e conduttore di "Piazzapulita" su La7.

  • Cosa c'entra Jack Ryan con Cavour? Il personaggio creato dallo scrittore americano Tom Clancy, e oggi protagonista della omonima serie TV di Amazon, apre la nuova stagione spiegando perché il Venezuela, che possiede tra i più vasti giacimenti di petrolio e oro al mondo, è una delle maggiori minacce mondiali. E sta vivendo quella che attualmente è una delle più gravi crisi umanitarie. Ma anche in Cile, Argentina e Bolivia sono in corso delle manifestazioni di protesta. Il denominatore comune di tutto il Sud America sembra essere il caos, perché quasi tutti i paesi del continente soffrono di crisi economiche e politiche.
    Perché i guai in Sud America riguardano anche l'Europa e l'Italia. Nel quinto episodio della 2ª stagione di Cavour, Francesco Maselli ne discute con Cecilia Sala, giornalista e inviata in Venezuela e Cile, e Nicola Bilotta, economista per The Banker Research Team del Financial Times.

  • L’energia serve per fare qualunque cosa, ed è quindi uno degli elementi principali che muove la politica estera degli stati. L’Italia non fa eccezione: infatti, anche se il nostro paese è in grado di produrre la maggior parte dell’energia che poi viene utilizzata dalla nostra industria, dalla nostra agricoltura e dalle nostre famiglie, allo stesso tempo deve importare le materie prime che servono a far funzionare gli impianti di produzione. Ciò crea una dipendenza tra l’Italia, che compra, e gli stati che invece forniscono le materie prime necessarie per arrivare al prodotto finito.
    L’energia è uno dei dossier più geopolitici che esiste. Nel quarto episodio della 2ª stagione di Cavour, Francesco Maselli ne discute con Alessandro Aresu, esperto di affari internazionali e politiche pubbliche e consigliere scientifico della rivista Limes, e Lorenzo Colantoni, ricercatore del programma "Energia, clima e risorse" dell'Istituto Affari Internazionali (IAI).

  • In Italia non è popolare parlare di spese per la difesa. Quando la politica ne parla, tende a farlo solo per dire che "sprechiamo soldi per difenderci". In realtà, le cose sono più complesse di come sono raccontate. E avere un esercito efficiente e affidabile è uno strumento molto utile quando si vuole fare politica estera, e anche quando si vuole mantenere quell'equilibrio di pace a cui siamo abituati dal 1945 a oggi.
    Cosa significa avere un esercito alle soglie del 2020? Come viene speso il budget dedicato alle forze armate italiane? Perché l'Italia non è una potenza nucleare? E quali sono le misure di sicurezza nei casi di un attacco cyber? Nel corso del terzo episodio della 2ª stagione di Cavour, Francesco Maselli ne discute con Alessandro Marrone, analista dell’Istituto Affari Internazionali, e Niccolò Petrelli, professore di studi strategici all’Università di Roma Tre.

  • L’Italia è una nazione di confine, di passaggio, di connessioni. Siamo una terra di cerniera, dove mondi diversi si incontrano, talvolta si combattono, e provano a influenzarci. Come dimostra il RussiaGate, cioè l’indagine che coinvolge l’allora candidato alle presidenziali Donald Trump. Storia americana? Certamente sì, ma tutto comincia a Roma, la città dove si incontrano uno dei consiglieri di Trump, George Papadopoulos, e un misterioso professore ancora oggi scomparso nel nulla, Joseph Mifsud. Sullo sfondo c'è un ateneo privato, la Link Campus University, un’università capace in pochi anni di attirare politici della prima, seconda e terza Repubblica.
    Joseph Mifsud è un personaggio chiave del RussiaGate. Secondo l’indagine del procuratore speciale Robert Mueller, Mifsud è probabilmente un asset, un agente russo, o comunque un uomo legato al Cremlino, che ha dato una mano alla campagna di Trump promettendo materiale compromettente su Hillary Clinton. Secondo il mondo trumpiano, tuttavia, Mifsud è invece una pedina di altre potenze, in particolare Italia, Gran Bretagna, Australia e dell’Amministrazione Obama.
    Per cercare prove a sostegno di questa teoria cospirativa il procuratore generale americano William Barr è venuto in Italia due volte: il 14 agosto e il 27 settembre 2019, per incontrare i vertici dell’intelligence italiana. Ecco perché tutto comincia e tutto continua a Roma, e coinvolge il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha autorizzato gli incontri, e ha fornito spiegazioni contraddittorie e lacunose sulle motivazioni di un meeting così inusuale. Cosa si sono detti i vertici della nostra intelligence con William Barr?
    Tutta questa storia fa emergere l’Italia come un terreno di scontro dove si confrontano le grandi potenze e le spie fanno il loro gioco. Nel corso del secondo episodio della 2ª stagione di Cavour, Francesco Maselli ne discute con Carlo Bonini, giornalista de La Repubblica e scrittore, e Luciano Capone, giornalista de Il Foglio.

  • Nelle crisi internazionali l'Europa non conta più nulla. La decisione di Donald Trump di ritirare le truppe dal nord della Siria ha consentito al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan di dare avvio all'offensiva di terra per liberare quella parte del confine dai curdi, che la Turchia considera terroristi. Questa decisione americana è stata subita dagli stati europei, che non hanno fatto granché per evitarla. Sì è vero, l'hanno condannata, hanno deciso di sospendere la fornitura di armi alla Turchia, ma niente più di questo. E non poteva essere altrimenti, perché gli europei hanno deciso, negli ultimi anni, di privarsi degli strumenti per contare nel momento in cui scoppiano le crisi internazionali.
    Ciò che accade in Siria è la somma delle nostre debolezze. Se contiamo poco, è perché lo abbiamo scelto noi. Nel corso del primo episodio della 2ª stagione di Cavour, Francesco Maselli ne discute con Emma Bonino, senatrice di Più Europa ed ex Ministro degli Esteri dal 2013 al 2014, e Daniele Raineri, giornalista de Il Foglio, più volte inviato in Siria e in Iraq.

  • È nell'interesse dell'Italia cercare lo scontro con gli alleati? È ciò che l'Italia ha fatto nell'ultimo anno, l'anno del governo gialloverde, di un governo che si è definito orgogliosamente sovranista e che quindi ha al primo punto del suo programma, in teoria, la difesa degli interessi nazionali. Però i rapporti tra Stati sono faticosi, lenti e lunghi da tessere, la diplomazia ha bisogno di continua cura, e continua attenzione a ciò che si dice e a ciò che si fa. Ecco perché il dodicesimo episodio di Cavour, l'ultimo della prima stagione, affronta il tema del rapporto dell'Italia con la Francia, una relazione complicata certamente per colpa degli italiani, ma anche per colpa dei francesi. Francesco Maselli ne discute con Lia Quartapelle, deputata del Partito Democratico, e Jean-Pierre Darnis, consigliere scientifico dell'Istituto Affari Internazionali e professore associato all'Università di Nizza Sophia-Antipolis.

  • L'Italia è una portaerei al centro del Mediterraneo, una penisola a lungo al centro del mondo e della storia, proprio grazie al fatto di trovarsi nel cuore della civiltà occidentale, e che tuttora potrebbe sfruttare molto meglio la sua posizione geografica. Al contrario, però, l'Italia maledice di trovarsi sul mare, perché dal mare arrivano i migranti, il diverso che non siamo in grado di gestire e di accogliere. In tempi di spending review, di risorse scarse, occuparsi del Mediterraneo e giocare un ruolo da potenza regionale costa, e ciò che costa non va più di moda, perché è percepito come uno spreco. Per capire come mai Roma ha smesso di comportarsi come la principale nazione con interessi del Mediterraneo, nell'undicesimo episodio di Cavour, Francesco Maselli intervista Enzo Amendola, oggi responsabile esteri del Partito democratico e Sottosegretario agli Esteri tra il 2016 e il 2018, e Guido Crosetto, Sottosegretario alla Difesa tra il 2008 e il 2011 ed ex parlamentare.

  • Perché l'Italia è rimasta al riparo dagli attentati del terrorismo islamico? Il nostro Paese è riuscito a costruire, per adesso, un modello di convivenza aperto e pacifico con la comunità musulmana. E non ha ancora dovuto affrontare le difficoltà di inclusione delle seconde e terze generazioni di nuovi italiani come invece è già accaduto negli altri paesi europei. Il fatto che finora le forze dell'ordine, la magistratura e i servizi segreti siano stati in grado di mettere in campo misure di prevenzione efficaci ha notevolmente contribuito alla nostra sicurezza. Ma le cose in futuro potrebbero cambiare.
    Per approfondire questo tema, nel decimo episodio di Cavour, Francesco Maselli intervista Daniele Raineri, giornalista de Il Foglio, e Marco Del Gaudio, magistrato della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

  • “Né l’Unione Sovietica, né la Russia, erano riusciti a creare una frattura tra gli alleati della NATO nei decenni passati. Adesso, è il principale protagonista dell’Alleanza Atlantica a farlo”.
    Parlava così, nel luglio 2018, la tv di stato russa, entusiasta delle parole di Donald Trump al summit della NATO di Bruxelles.
    Gli equilibri geopolitici continuano a cambiare. E Vladimir Putin ha riportato la Russia al centro dello scacchiere internazionale, rendendola capace di influenzare quello che accade nel mondo. O almeno questa è la narrazione.
    I governi italiani, di qualunque colore politico, hanno sempre avuto delle relazioni piuttosto "morbide" con Mosca, anche per tutelare gli interessi commerciali del Made in Italy.
    Ma l’Italia è anche uno dei paesi fondatori della NATO ed è strettamente legata a Washington. E allora come fa a tenere i piedi in due staffe? Per capirlo, nel nono episodio di Cavour, Francesco Maselli intervista Francesca Sforza, giornalista de La Stampa, e Virgilio Ilari, storico ed esperto di sicurezza.

  • Com'è la rivoluzione vista da vicino? Dal 22 febbraio 2019 gli algerini scendono in piazza per chiedere un nuovo sistema politico, l'instaurazione di una democrazia, di uno Stato di diritto, di una società più aperta. Hanno ottenuto già alcuni risultati sorprendenti: l'ex presidente Abdelaziz Bouteflika è stato costretto a dimettersi e a rinunciare al suo quinto mandato dopo vent’anni di potere, e le proteste proseguono in un clima pacifico e sereno, senza scontri. Anche le nuove elezioni presidenziali, proposte dal potere in questa fase di transizione per il prossimo 4 luglio, e rifiutate dalla piazza, che ha paura di un voto che cambi tutto per non cambiare niente, sono state rinviate.
    Algeri è esattamente a un'ora e un quarto d'aereo da Roma, l'Italia è il secondo partner commerciale dell'Algeria, gli italiani sono stimati e i nostri imprenditori hanno parecchi interessi nel paese. Ma la nostra classe politica non investe nelle relazioni italo-algerine, e anzi ritiene il paese nordafricano periferico, lontano e pericoloso.
    Francesco Maselli è stato ad Algeri per capire la rivoluzione in atto e come sono evolute le relazioni dell'Italia con i paesi del Mediterraneo. Nell'ottavo episodio di Cavour ne discute con Francesca Paci, giornalista de La Stampa, e Silvia Colombo, responsabile di ricerca del programma Mediterraneo e Medioriente presso l'Istituto Affari Internazionali.

  • Gli Stati Uniti non sono un paese normale per nessuno in Europa, e l’Italia non fa eccezione. L’America è il nostro principale alleato, lo stato straniero che ha più influenza sui nostri affari interni. Washington è la prima capitale che i nostri presidenti del Consiglio chiamano, quando bisogna prendere una decisione importante in politica estera. Eppure non siamo i soli in Europa ad avere una "special relationship" con gli Stati Uniti, e cominciamo a scontare anche noi l’indifferenza americana per quello che accade nel nostro continente.
    Il 26 maggio scorso l’Europa ha eletto il suo nuovo Parlamento dopo una campagna elettorale che l’America ha vissuto quasi con distacco. Questo perché per gli Stati Uniti l’Europa non esiste. O comunque, non è ciò che immaginiamo noi.
    Per capire com'è evoluto il nostro rapporto con l’impero americano, nel settimo episodio di Cavour Francesco Maselli intervista Silvia Sciorilli Borrelli, corrispondente da Roma di Politico Europe, e Dario Fabbri, Consigliere scientifico e responsabile per l'America di Limes.

  • "Quando la Cina si sveglierà il mondo tremerà" è il titolo di un famoso saggio del 1973, l’autore è Alain Peyrefitte, diplomatico e ministro del presidente francese Georges Pompidou. Oggi la Cina si è svegliata, il mondo forse non sta tremando, o almeno non ancora, ma sa che Pechino c’è e sta cominciando a fare i conti con la sua presenza economica e politica. Soprattutto, il mondo sa che ormai la Cina è una concorrente seria degli Stati Uniti per il trono di prima superpotenza mondiale.
    L’Italia è uno dei terreni dove questa competizione si misura: siamo tradizionalmente un paese amico della Cina, e allo stesso tempo gli Stati Uniti sono il nostro più importante alleato. La nostra politica estera ha sempre seguito una bussola: parlare con tutti, senza rinnegare la fedeltà all’alleanza atlantica. Il governo gialloverde sta lentamente tentando di cambiare questa posizione, grazie alla firma del famoso memorandum di adesione al progetto cinese della Nuova Via della Seta. E non escludendo una partnership con Pechino sulla costruzione della rete 5G.
    La relazione tra Italia e Cina è il tema del sesto episodio di Cavour. E per analizzarlo, Francesco Maselli intervista Giulia Pompili, giornalista de Il Foglio, e Simone Pieranni, giornalista de Il Manifesto.

  • Quanto contano le divisioni regionali sul nostro modo di fare politica estera? La questione delle rivalità e delle differenze interne al nostro Paese, mai sanate dall'Unità fino a oggi, è fondamentale per capire alcune scelte di fondo delle relazioni internazionali italiane. L'Italia è al centro del Mediterraneo, dovrebbe avere una politica estera coordinata e coerente, e invece le nostre regioni e le nostre città spesso giocano da sole, alcune guardano alla Cina, altre agli Stati Uniti, altre ancora alla catena industriale tedesca. Per non parlare degli attori regionali, soprattutto i più ricchi, che negli ultimi anni hanno rivendicato maggiore autonomia accentuando il processo di disgregazione della nazione. La debolezza dell'Italia disunita all'estero è il tema del quinto episodio di Cavour. E per analizzare la questione, Francesco Maselli intervista Lorenzo Castellani, politologo dell’Università Luiss "Guido Carli", e Peppe Provenzano, economista e vice direttore dello Svimez.

  • Roma non è soltanto la capitale d’Italia, ma è il centro di un impero universale, un impero che nella sua storia ha unito potere temporale e religioso, e ha reso l’Italia il centro del mondo occidentale per millenni. Se si vuole capire la politica estera italiana e quanto Roma sia stata influenzata dal suo ruolo di capitale della cristianità, non si può non partire dalla riva destra del Tevere. Stiamo parlando del Vaticano, il tema del quarto episodio di Cavour. E per farlo, Francesco Maselli intervista due giornalisti vaticanisti: Carlo Marroni de Il Sole 24 Ore e Matteo Matzuzzi de Il Foglio.

  • Quando si parla della strategia italiana in Libia, bisogna immaginare un quadrilatero: quattro uomini che dal 2016 al 2018 hanno cercato di costruire, per l’Italia, un ruolo centrale nel paese africano. Non solo per affrontare la crisi dell’immigrazione, ma anche per evitare che uno stato a pochi chilometri dalle nostre coste continuasse ad essere una terra di nessuno. Il primo dei quattro protagonisti è Giuseppe Perrone, ambasciatore italiano a Tripoli dal gennaio 2017 all’agosto 2018. Il secondo è Alberto Manenti, ex direttore dell’Aise, i servizi segreti italiani per l’estero. Il terzo è Marco Minniti, ex ministro dell’Interno. Il quarto è l’ex Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Il quadrilatero ha raggiunto molti risultati, con effetti positivi ma anche negativi. Poi è arrivato il governo gialloverde, e molto è cambiato. Nel suo terzo episodio, Cavour racconta la strategia italiana in Libia, grazie all’uomo che ha costituito questo quadrilatero, l’ha guidato e ne era l’angolo più importante. Ma adesso che è terminata l’esperienza del suo governo, sta vedendo tutto questo lavoro pian piano sgretolarsi. Francesco Maselli intervista Paolo Gentiloni, ex Presidente del Consiglio e oggi deputato e presidente del Partito Democratico.