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La transizione ecologica, fondamentale per combattere il cambiamento climatico, punta a trasformare il nostro modello economico in uno più sostenibile, neutrale dal punto di vista climatico e rispettoso dell’ambiente.
L’Unione Europea è in prima linea in questa sfida, grazie all’European Green Deal, che mira alla neutralità climatica entro il 2050 e a una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030.
La Commissione ENVI, presieduta da Antonio Decaro, ha un ruolo centrale nel definire politiche innovative e nel promuovere strumenti come il pacchetto “Fit for 55”, il fondo sociale per il clima e iniziative per l’economia circolare.
Tuttavia, la transizione ecologica non si gioca solo a livello europeo: i territori locali sono il cuore di questo cambiamento. Le città, infatti, hanno la possibilità di sperimentare soluzioni concrete, come la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica e la tutela della biodiversità urbana.
Ma il percorso non è privo di ostacoli: costi iniziali elevati, complessità normativa e resistenze sociali possono rallentare i progressi. È qui che entra in gioco la collaborazione tra istituzioni europee, nazionali e locali, con un obiettivo comune: trasformare le sfide in opportunità.
La transizione ecologica può infatti creare nuovi posti di lavoro, migliorare la qualità della vita e garantire un futuro più sicuro per le prossime generazioni. Con il contributo di Antonio Decaro rifletteremo su come possiamo tutti essere protagonisti di questa trasformazione. Perché la transizione ecologica non è solo un obbligo, ma un impegno condiviso per costruire un domani più giusto e sostenibile. -
La transizione ecologica, fondamentale per combattere il cambiamento climatico, punta a trasformare il nostro modello economico in uno più sostenibile, neutrale dal punto di vista climatico e rispettoso dell’ambiente.
L’Unione Europea è in prima linea in questa sfida, grazie all’European Green Deal, che mira alla neutralità climatica entro il 2050 e a una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030.
La Commissione ENVI, presieduta da Antonio Decaro, ha un ruolo centrale nel definire politiche innovative e nel promuovere strumenti come il pacchetto “Fit for 55”, il fondo sociale per il clima e iniziative per l’economia circolare.
Tuttavia, la transizione ecologica non si gioca solo a livello europeo: i territori locali sono il cuore di questo cambiamento. Le città, infatti, hanno la possibilità di sperimentare soluzioni concrete, come la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica e la tutela della biodiversità urbana.
Ma il percorso non è privo di ostacoli: costi iniziali elevati, complessità normativa e resistenze sociali possono rallentare i progressi. È qui che entra in gioco la collaborazione tra istituzioni europee, nazionali e locali, con un obiettivo comune: trasformare le sfide in opportunità.
La transizione ecologica può infatti creare nuovi posti di lavoro, migliorare la qualità della vita e garantire un futuro più sicuro per le prossime generazioni. Con il contributo di Antonio Decaro rifletteremo su come possiamo tutti essere protagonisti di questa trasformazione. Perché la transizione ecologica non è solo un obbligo, ma un impegno condiviso per costruire un domani più giusto e sostenibile. -
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La transizione ecologica, fondamentale per combattere il cambiamento climatico, punta a trasformare il nostro modello economico in uno più sostenibile, neutrale dal punto di vista climatico e rispettoso dell’ambiente.
L’Unione Europea è in prima linea in questa sfida, grazie all’European Green Deal, che mira alla neutralità climatica entro il 2050 e a una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030.
La Commissione ENVI, presieduta da Antonio Decaro, ha un ruolo centrale nel definire politiche innovative e nel promuovere strumenti come il pacchetto “Fit for 55”, il fondo sociale per il clima e iniziative per l’economia circolare.
Tuttavia, la transizione ecologica non si gioca solo a livello europeo: i territori locali sono il cuore di questo cambiamento. Le città, infatti, hanno la possibilità di sperimentare soluzioni concrete, come la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica e la tutela della biodiversità urbana.
Ma il percorso non è privo di ostacoli: costi iniziali elevati, complessità normativa e resistenze sociali possono rallentare i progressi. È qui che entra in gioco la collaborazione tra istituzioni europee, nazionali e locali, con un obiettivo comune: trasformare le sfide in opportunità.
La transizione ecologica può infatti creare nuovi posti di lavoro, migliorare la qualità della vita e garantire un futuro più sicuro per le prossime generazioni. Con il contributo di Antonio Decaro rifletteremo su come possiamo tutti essere protagonisti di questa trasformazione. Perché la transizione ecologica non è solo un obbligo, ma un impegno condiviso per costruire un domani più giusto e sostenibile. -
La transizione ecologica, fondamentale per combattere il cambiamento climatico, punta a trasformare il nostro modello economico in uno più sostenibile, neutrale dal punto di vista climatico e rispettoso dell’ambiente.
L’Unione Europea è in prima linea in questa sfida, grazie all’European Green Deal, che mira alla neutralità climatica entro il 2050 e a una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030.
La Commissione ENVI, presieduta da Antonio Decaro, ha un ruolo centrale nel definire politiche innovative e nel promuovere strumenti come il pacchetto “Fit for 55”, il fondo sociale per il clima e iniziative per l’economia circolare.
Tuttavia, la transizione ecologica non si gioca solo a livello europeo: i territori locali sono il cuore di questo cambiamento. Le città, infatti, hanno la possibilità di sperimentare soluzioni concrete, come la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica e la tutela della biodiversità urbana.
Ma il percorso non è privo di ostacoli: costi iniziali elevati, complessità normativa e resistenze sociali possono rallentare i progressi. È qui che entra in gioco la collaborazione tra istituzioni europee, nazionali e locali, con un obiettivo comune: trasformare le sfide in opportunità.
La transizione ecologica può infatti creare nuovi posti di lavoro, migliorare la qualità della vita e garantire un futuro più sicuro per le prossime generazioni.
Con il contributo di Antonio Decaro rifletteremo su come possiamo tutti essere protagonisti di questa trasformazione. Perché la transizione ecologica non è solo un obbligo, ma un impegno condiviso per costruire un domani più giusto e sostenibile. -
La transizione ecologica, fondamentale per combattere il cambiamento climatico, punta a trasformare il nostro modello economico in uno più sostenibile, neutrale dal punto di vista climatico e rispettoso dell’ambiente.
L’Unione Europea è in prima linea in questa sfida, grazie all’European Green Deal, che mira alla neutralità climatica entro il 2050 e a una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030.
La Commissione ENVI, presieduta da Antonio Decaro, ha un ruolo centrale nel definire politiche innovative e nel promuovere strumenti come il pacchetto “Fit for 55”, il fondo sociale per il clima e iniziative per l’economia circolare.
Tuttavia, la transizione ecologica non si gioca solo a livello europeo: i territori locali sono il cuore di questo cambiamento. Le città, infatti, hanno la possibilità di sperimentare soluzioni concrete, come la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica e la tutela della biodiversità urbana.
Ma il percorso non è privo di ostacoli: costi iniziali elevati, complessità normativa e resistenze sociali possono rallentare i progressi. È qui che entra in gioco la collaborazione tra istituzioni europee, nazionali e locali, con un obiettivo comune: trasformare le sfide in opportunità.
La transizione ecologica può infatti creare nuovi posti di lavoro, migliorare la qualità della vita e garantire un futuro più sicuro per le prossime generazioni. Con il contributo di Antonio Decaro rifletteremo su come possiamo tutti essere protagonisti di questa trasformazione. Perché la transizione ecologica non è solo un obbligo, ma un impegno condiviso per costruire un domani più giusto e sostenibile. -
La transizione ecologica, fondamentale per combattere il cambiamento climatico, punta a trasformare il nostro modello economico in uno più sostenibile, neutrale dal punto di vista climatico e rispettoso dell’ambiente.
L’Unione Europea è in prima linea in questa sfida, grazie all’European Green Deal, che mira alla neutralità climatica entro il 2050 e a una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030.
La Commissione ENVI, presieduta da Antonio Decaro, ha un ruolo centrale nel definire politiche innovative e nel promuovere strumenti come il pacchetto “Fit for 55”, il fondo sociale per il clima e iniziative per l’economia circolare.
Tuttavia, la transizione ecologica non si gioca solo a livello europeo: i territori locali sono il cuore di questo cambiamento. Le città, infatti, hanno la possibilità di sperimentare soluzioni concrete, come la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica e la tutela della biodiversità urbana.
Ma il percorso non è privo di ostacoli: costi iniziali elevati, complessità normativa e resistenze sociali possono rallentare i progressi. È qui che entra in gioco la collaborazione tra istituzioni europee, nazionali e locali, con un obiettivo comune: trasformare le sfide in opportunità.
La transizione ecologica può infatti creare nuovi posti di lavoro, migliorare la qualità della vita e garantire un futuro più sicuro per le prossime generazioni. Con il contributo di Antonio Decaro rifletteremo su come possiamo tutti essere protagonisti di questa trasformazione. Perché la transizione ecologica non è solo un obbligo, ma un impegno condiviso per costruire un domani più giusto e sostenibile.
Ospiti:
Antonio Decaro, Presidente ENVI UE (Comm. Ambiente, Clima e Sicurezza Alimentare)Antonio Trevisi, Senatore e Energy Manager Università del SalentoAlessandro Delli Noci, Assessore allo Sviluppo Economico Regione PugliaFabrizio Penna, Capo Dipartimento Unità di Missione PNRR MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica)Angelo Di Giovine, Presidente Sez. Energia Ambiente e Utilities Confindustria Bari-BatFrancesco Cupertino, Rettore Politecnico BariClaudio Meucci, EY Consulting Market Leader
Host:
Antonio Procacci, Vice Direttore Telenorba -
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle tecnologie più dirompenti del nostro tempo e sta trasformando profondamente il panorama economico e sociale a livello globale. Se questo sarà un bene o un male lo scopriremo solo vivendo, “AI” posteri l’ardua sentenza.
Al momento, con i dati a nostra disposizione, non possiamo che credere che il mondo può trarre enormi benefici da questa rivoluzione tecnologica. Sud Italia e Puglia non sono escluse da questi benefici e, anzi, potrebbero trarne linfa per colmare il divario che ci trasciniamo da sempre rispetto al nord d’Italia e d’Europa.
Nel corso di questo appuntamento di Hey Sud abbiamo parlato dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul tessuto produttivo e sociale della Puglia, esplorando come questa tecnologia possa favorire innovazione, crescita economica e competitività territoriale.
Abbiamo discusso delle opportunità che l’IA offre per le imprese locali, con incentivi che potrebbero sostenere l’automazione dei processi, la trasformazione digitale e la creazione di nuovi modelli di business data-driven. La Puglia, che già si distingue per la sua capacità di attrarre fondi e investimenti strategici, si prepara a un ulteriore salto di qualità.
L’introduzione di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale permetterà alle imprese pugliesi di migliorare la loro efficienza operativa, stimolare la competitività e favorire l’internalizzazione dei loro prodotti e servizi.
Gli assi strategici del piano regionale per l’AI si concentrano su tre ambiti fondamentali: crescita tecnologica, formazione dei talenti e inclusione. Oltre un miliardo di euro sarà destinato allo sviluppo di progetti legati all’IA, con un focus specifico sulla trasformazione digitale delle PMI, l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale nelle filiere industriali e la creazione di nuove startup tecnologiche nel settore dell’AI.
Al centro della nostra discussione, è stato posto anche il tema della formazione dei talenti. La Puglia si impegna a sostenere lo sviluppo di competenze digitali avanzate attraverso investimenti in percorsi di formazione e collaborazioni con università e centri di ricerca, creando così un bacino di professionisti qualificati pronti a guidare la rivoluzione tecnologica. Un altro asse prioritario riguarda l’inclusione sociale e il supporto alle fasce deboli.
L’intelligenza artificiale può infatti essere utilizzata per migliorare l’accessibilità ai servizi pubblici, l’efficienza dei sistemi sanitari e delle infrastrutture, con benefici concreti per tutti i cittadini. L’obiettivo auspicato è quello di trasformare la Puglia in un hub per l’intelligenza artificiale e l’innovazione tecnologica, creando un ecosistema in grado di attrarre investimenti nazionali e internazionali e stimolare uno sviluppo sostenibile e inclusivo.
Grazie a queste iniziative, la Puglia potrà rafforzare la sua competitività a livello globale e affrontare con decisione le sfide dei prossimi anni, promuovendo un modello di sviluppo che integra tecnologia, talento e coesione sociale. -
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle tecnologie più dirompenti del nostro tempo e sta trasformando profondamente il panorama economico e sociale a livello globale. Se questo sarà un bene o un male lo scopriremo solo vivendo, “AI” posteri l’ardua sentenza.
Al momento, con i dati a nostra disposizione, non possiamo che credere che il mondo può trarre enormi benefici da questa rivoluzione tecnologica. Sud Italia e Puglia non sono escluse da questi benefici e, anzi, potrebbero trarne linfa per colmare il divario che ci trasciniamo da sempre rispetto al nord d’Italia e d’Europa.
Nel corso di questo appuntamento di Hey Sud abbiamo parlato dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul tessuto produttivo e sociale della Puglia, esplorando come questa tecnologia possa favorire innovazione, crescita economica e competitività territoriale.
Abbiamo discusso delle opportunità che l’IA offre per le imprese locali, con incentivi che potrebbero sostenere l’automazione dei processi, la trasformazione digitale e la creazione di nuovi modelli di business data-driven. La Puglia, che già si distingue per la sua capacità di attrarre fondi e investimenti strategici, si prepara a un ulteriore salto di qualità.
L’introduzione di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale permetterà alle imprese pugliesi di migliorare la loro efficienza operativa, stimolare la competitività e favorire l’internalizzazione dei loro prodotti e servizi.
Gli assi strategici del piano regionale per l’AI si concentrano su tre ambiti fondamentali: crescita tecnologica, formazione dei talenti e inclusione. Oltre un miliardo di euro sarà destinato allo sviluppo di progetti legati all’IA, con un focus specifico sulla trasformazione digitale delle PMI, l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale nelle filiere industriali e la creazione di nuove startup tecnologiche nel settore dell’AI.
Al centro della nostra discussione, è stato posto anche il tema della formazione dei talenti. La Puglia si impegna a sostenere lo sviluppo di competenze digitali avanzate attraverso investimenti in percorsi di formazione e collaborazioni con università e centri di ricerca, creando così un bacino di professionisti qualificati pronti a guidare la rivoluzione tecnologica. Un altro asse prioritario riguarda l’inclusione sociale e il supporto alle fasce deboli.
L’intelligenza artificiale può infatti essere utilizzata per migliorare l’accessibilità ai servizi pubblici, l’efficienza dei sistemi sanitari e delle infrastrutture, con benefici concreti per tutti i cittadini. L’obiettivo auspicato è quello di trasformare la Puglia in un hub per l’intelligenza artificiale e l’innovazione tecnologica, creando un ecosistema in grado di attrarre investimenti nazionali e internazionali e stimolare uno sviluppo sostenibile e inclusivo.
Grazie a queste iniziative, la Puglia potrà rafforzare la sua competitività a livello globale e affrontare con decisione le sfide dei prossimi anni, promuovendo un modello di sviluppo che integra tecnologia, talento e coesione sociale. -
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle tecnologie più dirompenti del nostro tempo e sta trasformando profondamente il panorama economico e sociale a livello globale. Se questo sarà un bene o un male lo scopriremo solo vivendo, “AI” posteri l’ardua sentenza.
Al momento, con i dati a nostra disposizione, non possiamo che credere che il mondo può trarre enormi benefici da questa rivoluzione tecnologica. Sud Italia e Puglia non sono escluse da questi benefici e, anzi, potrebbero trarne linfa per colmare il divario che ci trasciniamo da sempre rispetto al nord d’Italia e d’Europa.
Nel corso di questo appuntamento di Hey Sud abbiamo parlato dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul tessuto produttivo e sociale della Puglia, esplorando come questa tecnologia possa favorire innovazione, crescita economica e competitività territoriale.
Abbiamo discusso delle opportunità che l’IA offre per le imprese locali, con incentivi che potrebbero sostenere l’automazione dei processi, la trasformazione digitale e la creazione di nuovi modelli di business data-driven. La Puglia, che già si distingue per la sua capacità di attrarre fondi e investimenti strategici, si prepara a un ulteriore salto di qualità.
L’introduzione di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale permetterà alle imprese pugliesi di migliorare la loro efficienza operativa, stimolare la competitività e favorire l’internalizzazione dei loro prodotti e servizi.
Gli assi strategici del piano regionale per l’AI si concentrano su tre ambiti fondamentali: crescita tecnologica, formazione dei talenti e inclusione. Oltre un miliardo di euro sarà destinato allo sviluppo di progetti legati all’IA, con un focus specifico sulla trasformazione digitale delle PMI, l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale nelle filiere industriali e la creazione di nuove startup tecnologiche nel settore dell’AI.
Al centro della nostra discussione, è stato posto anche il tema della formazione dei talenti. La Puglia si impegna a sostenere lo sviluppo di competenze digitali avanzate attraverso investimenti in percorsi di formazione e collaborazioni con università e centri di ricerca, creando così un bacino di professionisti qualificati pronti a guidare la rivoluzione tecnologica. Un altro asse prioritario riguarda l’inclusione sociale e il supporto alle fasce deboli.
L’intelligenza artificiale può infatti essere utilizzata per migliorare l’accessibilità ai servizi pubblici, l’efficienza dei sistemi sanitari e delle infrastrutture, con benefici concreti per tutti i cittadini. L’obiettivo auspicato è quello di trasformare la Puglia in un hub per l’intelligenza artificiale e l’innovazione tecnologica, creando un ecosistema in grado di attrarre investimenti nazionali e internazionali e stimolare uno sviluppo sostenibile e inclusivo.
Grazie a queste iniziative, la Puglia potrà rafforzare la sua competitività a livello globale e affrontare con decisione le sfide dei prossimi anni, promuovendo un modello di sviluppo che integra tecnologia, talento e coesione sociale. -
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle tecnologie più dirompenti del nostro tempo e sta trasformando profondamente il panorama economico e sociale a livello globale. Se questo sarà un bene o un male lo scopriremo solo vivendo, “AI” posteri l’ardua sentenza.
Al momento, con i dati a nostra disposizione, non possiamo che credere che il mondo può trarre enormi benefici da questa rivoluzione tecnologica. Sud Italia e Puglia non sono escluse da questi benefici e, anzi, potrebbero trarne linfa per colmare il divario che ci trasciniamo da sempre rispetto al nord d’Italia e d’Europa.
Nel corso di questo appuntamento di Hey Sud abbiamo parlato dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul tessuto produttivo e sociale della Puglia, esplorando come questa tecnologia possa favorire innovazione, crescita economica e competitività territoriale.
Abbiamo discusso delle opportunità che l’IA offre per le imprese locali, con incentivi che potrebbero sostenere l’automazione dei processi, la trasformazione digitale e la creazione di nuovi modelli di business data-driven. La Puglia, che già si distingue per la sua capacità di attrarre fondi e investimenti strategici, si prepara a un ulteriore salto di qualità.
L’introduzione di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale permetterà alle imprese pugliesi di migliorare la loro efficienza operativa, stimolare la competitività e favorire l’internalizzazione dei loro prodotti e servizi.
Gli assi strategici del piano regionale per l’AI si concentrano su tre ambiti fondamentali: crescita tecnologica, formazione dei talenti e inclusione. Oltre un miliardo di euro sarà destinato allo sviluppo di progetti legati all’IA, con un focus specifico sulla trasformazione digitale delle PMI, l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale nelle filiere industriali e la creazione di nuove startup tecnologiche nel settore dell’AI.
Al centro della nostra discussione, è stato posto anche il tema della formazione dei talenti. La Puglia si impegna a sostenere lo sviluppo di competenze digitali avanzate attraverso investimenti in percorsi di formazione e collaborazioni con università e centri di ricerca, creando così un bacino di professionisti qualificati pronti a guidare la rivoluzione tecnologica. Un altro asse prioritario riguarda l’inclusione sociale e il supporto alle fasce deboli.
L’intelligenza artificiale può infatti essere utilizzata per migliorare l’accessibilità ai servizi pubblici, l’efficienza dei sistemi sanitari e delle infrastrutture, con benefici concreti per tutti i cittadini. L’obiettivo auspicato è quello di trasformare la Puglia in un hub per l’intelligenza artificiale e l’innovazione tecnologica, creando un ecosistema in grado di attrarre investimenti nazionali e internazionali e stimolare uno sviluppo sostenibile e inclusivo.
Grazie a queste iniziative, la Puglia potrà rafforzare la sua competitività a livello globale e affrontare con decisione le sfide dei prossimi anni, promuovendo un modello di sviluppo che integra tecnologia, talento e coesione sociale. -
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle tecnologie più dirompenti del nostro tempo e sta trasformando profondamente il panorama economico e sociale a livello globale. Se questo sarà un bene o un male lo scopriremo solo vivendo, “AI” posteri l’ardua sentenza.
Al momento, con i dati a nostra disposizione, non possiamo che credere che il mondo può trarre enormi benefici da questa rivoluzione tecnologica. Sud Italia e Puglia non sono escluse da questi benefici e, anzi, potrebbero trarne linfa per colmare il divario che ci trasciniamo da sempre rispetto al nord d’Italia e d’Europa.
Nel corso di questo appuntamento di Hey Sud abbiamo parlato dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul tessuto produttivo e sociale della Puglia, esplorando come questa tecnologia possa favorire innovazione, crescita economica e competitività territoriale.
Abbiamo discusso delle opportunità che l’IA offre per le imprese locali, con incentivi che potrebbero sostenere l’automazione dei processi, la trasformazione digitale e la creazione di nuovi modelli di business data-driven. La Puglia, che già si distingue per la sua capacità di attrarre fondi e investimenti strategici, si prepara a un ulteriore salto di qualità.
L’introduzione di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale permetterà alle imprese pugliesi di migliorare la loro efficienza operativa, stimolare la competitività e favorire l’internalizzazione dei loro prodotti e servizi.
Gli assi strategici del piano regionale per l’AI si concentrano su tre ambiti fondamentali: crescita tecnologica, formazione dei talenti e inclusione. Oltre un miliardo di euro sarà destinato allo sviluppo di progetti legati all’IA, con un focus specifico sulla trasformazione digitale delle PMI, l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale nelle filiere industriali e la creazione di nuove startup tecnologiche nel settore dell’AI.
Al centro della nostra discussione, è stato posto anche il tema della formazione dei talenti. La Puglia si impegna a sostenere lo sviluppo di competenze digitali avanzate attraverso investimenti in percorsi di formazione e collaborazioni con università e centri di ricerca, creando così un bacino di professionisti qualificati pronti a guidare la rivoluzione tecnologica. Un altro asse prioritario riguarda l’inclusione sociale e il supporto alle fasce deboli.
L’intelligenza artificiale può infatti essere utilizzata per migliorare l’accessibilità ai servizi pubblici, l’efficienza dei sistemi sanitari e delle infrastrutture, con benefici concreti per tutti i cittadini. L’obiettivo auspicato è quello di trasformare la Puglia in un hub per l’intelligenza artificiale e l’innovazione tecnologica, creando un ecosistema in grado di attrarre investimenti nazionali e internazionali e stimolare uno sviluppo sostenibile e inclusivo.
Grazie a queste iniziative, la Puglia potrà rafforzare la sua competitività a livello globale e affrontare con decisione le sfide dei prossimi anni, promuovendo un modello di sviluppo che integra tecnologia, talento e coesione sociale. -
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle tecnologie più dirompenti del nostro tempo e sta trasformando profondamente il panorama economico e sociale a livello globale. Se questo sarà un bene o un male lo scopriremo solo vivendo, “AI” posteri l’ardua sentenza.
Al momento, con i dati a nostra disposizione, non possiamo che credere che il mondo può trarre enormi benefici da questa rivoluzione tecnologica. Sud Italia e Puglia non sono escluse da questi benefici e, anzi, potrebbero trarne linfa per colmare il divario che ci trasciniamo da sempre rispetto al nord d’Italia e d’Europa.
Nel corso di questo appuntamento di Hey Sud abbiamo parlato dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul tessuto produttivo e sociale della Puglia, esplorando come questa tecnologia possa favorire innovazione, crescita economica e competitività territoriale.
Abbiamo discusso delle opportunità che l’IA offre per le imprese locali, con incentivi che potrebbero sostenere l’automazione dei processi, la trasformazione digitale e la creazione di nuovi modelli di business data-driven. La Puglia, che già si distingue per la sua capacità di attrarre fondi e investimenti strategici, si prepara a un ulteriore salto di qualità.
L’introduzione di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale permetterà alle imprese pugliesi di migliorare la loro efficienza operativa, stimolare la competitività e favorire l’internalizzazione dei loro prodotti e servizi.
Gli assi strategici del piano regionale per l’AI si concentrano su tre ambiti fondamentali: crescita tecnologica, formazione dei talenti e inclusione. Oltre un miliardo di euro sarà destinato allo sviluppo di progetti legati all’IA, con un focus specifico sulla trasformazione digitale delle PMI, l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale nelle filiere industriali e la creazione di nuove startup tecnologiche nel settore dell’AI.
Al centro della nostra discussione, è stato posto anche il tema della formazione dei talenti. La Puglia si impegna a sostenere lo sviluppo di competenze digitali avanzate attraverso investimenti in percorsi di formazione e collaborazioni con università e centri di ricerca, creando così un bacino di professionisti qualificati pronti a guidare la rivoluzione tecnologica. Un altro asse prioritario riguarda l’inclusione sociale e il supporto alle fasce deboli.
L’intelligenza artificiale può infatti essere utilizzata per migliorare l’accessibilità ai servizi pubblici, l’efficienza dei sistemi sanitari e delle infrastrutture, con benefici concreti per tutti i cittadini. L’obiettivo auspicato è quello di trasformare la Puglia in un hub per l’intelligenza artificiale e l’innovazione tecnologica, creando un ecosistema in grado di attrarre investimenti nazionali e internazionali e stimolare uno sviluppo sostenibile e inclusivo.
Grazie a queste iniziative, la Puglia potrà rafforzare la sua competitività a livello globale e affrontare con decisione le sfide dei prossimi anni, promuovendo un modello di sviluppo che integra tecnologia, talento e coesione sociale.
Host:
• Antonio Procacci, Vice Direttore Telenorba
Ospiti:
• Gianna Elisa Berlingerio, Direttore Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia
• Alessandro Delle Donne, Direttore Generale IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” Bari
• Gaetano Grasso, Responsabile Uff. Monitoraggio Tecnico InnovaPuglia
• Danilo Caivano, Professore Ordinario Dipartimento Informatica Università degli studi di Bari
• Mariarita Costanza, CTO e CoFounder Macnil, Vice presidente Confindustria Bari e BAT per Innovazione e Start Up
• Claudio Meucci, EY Consulting Market Leader -
Entro ottobre la Puglia firmerà con il Governo l’Accordo per la Coesione che porterà nelle casse della Regione circa 6 miliardi.
La Puglia ha già un elenco di oltre 450 progetti pronti per essere finanziati. Il piano Fsc della Puglia si basa su tre assi: crescita, talenti e fasce deboli.
La parte del leone nelle proposte spetta agli incentivi alle imprese che assorbirà 1,5 miliardi di euro per sostenere il tessuto economico, la digitalizzazione, l’internalizzazione, per favorire l’introduzione dell’intelligenza artificiale.
Lo scenario auspicato è quello di ampliare le aziende e stimolare la competitività. Il secondo settore d’intervento riguarda i trasporti con progetti che spaziano da nuove strade, ferrovie e infrastrutture per la mobilità.
Un altro miliardo di euro sarà destinato ad acqua, rifiuti, case popolari ed alloggi per studenti. Con questi investimenti la Puglia può migliore ulteriormente le sue performance macroeconomiche.
Da anni la Regione è sopra la media nazionale per capacità di spesa dei fondi comunitari, con ricadute positive sull’economia: il Pil della Puglia nel quinquennio 2019-2023 registra il tasso di crescita più alto d’Italia in termini reali, pari al +6,1%, con un Mezzogiorno d’Italia che nel complesso registra un dato di crescita cumulata del +3,7%, superiore alla media nazionale (+3,5%).
Grazie all’efficace utilizzo dei fondi della coesione, la Puglia potrà affrontare con maggiore determinazione le sfide che l’attendo nei prossimi anni, rafforzando la competitività e un modello di sviluppo inclusivo e sostenibile. -
Entro ottobre la Puglia firmerà con il Governo l’Accordo per la Coesione che porterà nelle casse della Regione circa 6 miliardi.
La Puglia ha già un elenco di oltre 450 progetti pronti per essere finanziati. Il piano Fsc della Puglia si basa su tre assi: crescita, talenti e fasce deboli.
La parte del leone nelle proposte spetta agli incentivi alle imprese che assorbirà 1,5 miliardi di euro per sostenere il tessuto economico, la digitalizzazione, l’internalizzazione, per favorire l’introduzione dell’intelligenza artificiale.
Lo scenario auspicato è quello di ampliare le aziende e stimolare la competitività. Il secondo settore d’intervento riguarda i trasporti con progetti che spaziano da nuove strade, ferrovie e infrastrutture per la mobilità.
Un altro miliardo di euro sarà destinato ad acqua, rifiuti, case popolari ed alloggi per studenti. Con questi investimenti la Puglia può migliore ulteriormente le sue performance macroeconomiche.
Da anni la Regione è sopra la media nazionale per capacità di spesa dei fondi comunitari, con ricadute positive sull’economia: il Pil della Puglia nel quinquennio 2019-2023 registra il tasso di crescita più alto d’Italia in termini reali, pari al +6,1%, con un Mezzogiorno d’Italia che nel complesso registra un dato di crescita cumulata del +3,7%, superiore alla media nazionale (+3,5%).
Grazie all’efficace utilizzo dei fondi della coesione, la Puglia potrà affrontare con maggiore determinazione le sfide che l’attendo nei prossimi anni, rafforzando la competitività e un modello di sviluppo inclusivo e sostenibile. -
Entro ottobre la Puglia firmerà con il Governo l’Accordo per la Coesione che porterà nelle casse della Regione circa 6 miliardi.
La Puglia ha già un elenco di oltre 450 progetti pronti per essere finanziati. Il piano Fsc della Puglia si basa su tre assi: crescita, talenti e fasce deboli.
La parte del leone nelle proposte spetta agli incentivi alle imprese che assorbirà 1,5 miliardi di euro per sostenere il tessuto economico, la digitalizzazione, l’internalizzazione, per favorire l’introduzione dell’intelligenza artificiale.
Lo scenario auspicato è quello di ampliare le aziende e stimolare la competitività. Il secondo settore d’intervento riguarda i trasporti con progetti che spaziano da nuove strade, ferrovie e infrastrutture per la mobilità.
Un altro miliardo di euro sarà destinato ad acqua, rifiuti, case popolari ed alloggi per studenti. Con questi investimenti la Puglia può migliore ulteriormente le sue performance macroeconomiche.
Da anni la Regione è sopra la media nazionale per capacità di spesa dei fondi comunitari, con ricadute positive sull’economia: il Pil della Puglia nel quinquennio 2019-2023 registra il tasso di crescita più alto d’Italia in termini reali, pari al +6,1%, con un Mezzogiorno d’Italia che nel complesso registra un dato di crescita cumulata del +3,7%, superiore alla media nazionale (+3,5%).
Grazie all’efficace utilizzo dei fondi della coesione, la Puglia potrà affrontare con maggiore determinazione le sfide che l’attendo nei prossimi anni, rafforzando la competitività e un modello di sviluppo inclusivo e sostenibile. -
Entro ottobre la Puglia firmerà con il Governo l’Accordo per la Coesione che porterà nelle casse della Regione circa 6 miliardi.
La Puglia ha già un elenco di oltre 450 progetti pronti per essere finanziati. Il piano Fsc della Puglia si basa su tre assi: crescita, talenti e fasce deboli.
La parte del leone nelle proposte spetta agli incentivi alle imprese che assorbirà 1,5 miliardi di euro per sostenere il tessuto economico, la digitalizzazione, l’internalizzazione, per favorire l’introduzione dell’intelligenza artificiale.
Lo scenario auspicato è quello di ampliare le aziende e stimolare la competitività. Il secondo settore d’intervento riguarda i trasporti con progetti che spaziano da nuove strade, ferrovie e infrastrutture per la mobilità.
Un altro miliardo di euro sarà destinato ad acqua, rifiuti, case popolari ed alloggi per studenti. Con questi investimenti la Puglia può migliore ulteriormente le sue performance macroeconomiche.
Da anni la Regione è sopra la media nazionale per capacità di spesa dei fondi comunitari, con ricadute positive sull’economia: il Pil della Puglia nel quinquennio 2019-2023 registra il tasso di crescita più alto d’Italia in termini reali, pari al +6,1%, con un Mezzogiorno d’Italia che nel complesso registra un dato di crescita cumulata del +3,7%, superiore alla media nazionale (+3,5%).
Grazie all’efficace utilizzo dei fondi della coesione, la Puglia potrà affrontare con maggiore determinazione le sfide che l’attendo nei prossimi anni, rafforzando la competitività e un modello di sviluppo inclusivo e sostenibile. -
Entro ottobre la Puglia firmerà con il Governo l’Accordo per la Coesione che porterà nelle casse della Regione circa 6 miliardi. La Puglia ha già un elenco di oltre 450 progetti pronti per essere finanziati. Il piano Fsc della Puglia si basa su tre assi: crescita, talenti e fasce deboli.
La parte del leone nelle proposte spetta agli incentivi alle imprese che assorbirà 1,5 miliardi di euro per sostenere il tessuto economico, la digitalizzazione, l’internalizzazione, per favorire l’introduzione dell’intelligenza artificiale. Lo scenario auspicato è quello di ampliare le aziende e stimolare la competitività. Il secondo settore d’intervento riguarda i trasporti con progetti che spaziano da nuove strade, ferrovie e infrastrutture per la mobilità.
Un altro miliardo di euro sarà destinato ad acqua, rifiuti, case popolari ed alloggi per studenti. Con questi investimenti la Puglia può migliore ulteriormente le sue performance macroeconomiche.
Da anni la Regione è sopra la media nazionale per capacità di spesa dei fondi comunitari, con ricadute positive sull’economia: il Pil della Puglia nel quinquennio 2019-2023 registra il tasso di crescita più alto d’Italia in termini reali, pari al +6,1%, con un Mezzogiorno d’Italia che nel complesso registra un dato di crescita cumulata del +3,7%, superiore alla media nazionale (+3,5%).
Grazie all’efficace utilizzo dei fondi della coesione, la Puglia potrà affrontare con maggiore determinazione le sfide che l’attendo nei prossimi anni, rafforzando la competitività e un modello di sviluppo inclusivo e sostenibile. È di questo che parleremo nel prossimo appuntamento di Hey Sud alla presenza di ospiti qualificati.
Host:
Antonio Procacci, giornalista Telenorba
Ospiti:
Raffaele Piemontese, Assessore al Bilancio e alla Programmazione Regione PugliaMarina Lalli, Vice Presidente Confindustria Bari e BATDomenico Antonacci, Presidente ANCE Bari e BAT GiovaniLuciana Di Bisceglie, Presidente Unioncamere PugliaDomenico Laforgia, Presidente Acquedotto PuglieseClaudio Meucci, EY Consulting Market Leader -
Un tempo si andava a scuola per cercare lavoro, ora sono le aziende che vanno nelle scuole per cercare i lavoratori di domani.
Ci sono molte università in cui gli studenti trovano occupazione ancor prima di laurearsi o comunque in altissima percentuale entro il primo anno dalla laurea.
Le aziende vanno a caccia di talenti e pur di assicurarseli sono disposti ad assumerli ancor prima che completino i loro percorsi di studi. Non è però l’unica ragione alla base della cooperazione tra mondo accademico e aziende.
Lo scambio di conoscenze tra atenei e aziende e l’attuazione di progetti comuni sono fondamentali per l’attrattività delle università, la competitività delle aziende, l’occupabilità dei laureati e la crescita economica e sociale dei territori.
Le aziende conoscono il valore di assumere risorse giovani e qualificate, in possesso di specifiche skill, in grado di favorire innovazione e cambiamenti migliorativi.
Allo stesso tempo, un contatto e un dialogo costanti contribuiscono a definire piani formativi specifici per i vari percorsi degli studenti.EY è un esempio della preziosa collaborazione tra università e aziende.
Grazie al lavoro svolto con il Politecnico di Bari EY ha assunto ben 700 professionisti in 5 anni al servizio del competence center pugliese. Ma di casi ce ne sono tanti altri. E tante altre opportunità potrebbero aprirsi in futuro.
Occorre però rimuovere alcune criticità, che pure non mancano. -
Un tempo si andava a scuola per cercare lavoro, ora sono le aziende che vanno nelle scuole per cercare i lavoratori di domani.
Ci sono molte università in cui gli studenti trovano occupazione ancor prima di laurearsi o comunque in altissima percentuale entro il primo anno dalla laurea.
Le aziende vanno a caccia di talenti e pur di assicurarseli sono disposti ad assumerli ancor prima che completino i loro percorsi di studi. Non è però l’unica ragione alla base della cooperazione tra mondo accademico e aziende.
Lo scambio di conoscenze tra atenei e aziende e l’attuazione di progetti comuni sono fondamentali per l’attrattività delle università, la competitività delle aziende, l’occupabilità dei laureati e la crescita economica e sociale dei territori.
Le aziende conoscono il valore di assumere risorse giovani e qualificate, in possesso di specifiche skill, in grado di favorire innovazione e cambiamenti migliorativi.
Allo stesso tempo, un contatto e un dialogo costanti contribuiscono a definire piani formativi specifici per i vari percorsi degli studenti.EY è un esempio della preziosa collaborazione tra università e aziende.
Grazie al lavoro svolto con il Politecnico di Bari EY ha assunto ben 700 professionisti in 5 anni al servizio del competence center pugliese. Ma di casi ce ne sono tanti altri. E tante altre opportunità potrebbero aprirsi in futuro.
Occorre però rimuovere alcune criticità, che pure non mancano. -
Un tempo si andava a scuola per cercare lavoro, ora sono le aziende che vanno nelle scuole per cercare i lavoratori di domani.
Ci sono molte università in cui gli studenti trovano occupazione ancor prima di laurearsi o comunque in altissima percentuale entro il primo anno dalla laurea.
Le aziende vanno a caccia di talenti e pur di assicurarseli sono disposti ad assumerli ancor prima che completino i loro percorsi di studi. Non è però l’unica ragione alla base della cooperazione tra mondo accademico e aziende.
Lo scambio di conoscenze tra atenei e aziende e l’attuazione di progetti comuni sono fondamentali per l’attrattività delle università, la competitività delle aziende, l’occupabilità dei laureati e la crescita economica e sociale dei territori.
Le aziende conoscono il valore di assumere risorse giovani e qualificate, in possesso di specifiche skill, in grado di favorire innovazione e cambiamenti migliorativi.
Allo stesso tempo, un contatto e un dialogo costanti contribuiscono a definire piani formativi specifici per i vari percorsi degli studenti.EY è un esempio della preziosa collaborazione tra università e aziende.
Grazie al lavoro svolto con il Politecnico di Bari EY ha assunto ben 700 professionisti in 5 anni al servizio del competence center pugliese. Ma di casi ce ne sono tanti altri. E tante altre opportunità potrebbero aprirsi in futuro.
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