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Tendiamo a pensare che i fandom siano un fenomeno recente, nato con internet e i social network. In realtà l'impulso che li muove è antichissimo: si riconosce nei tifosi delle corse delle bighe dell'antica Roma, che ne indossavano i colori e incidevano maledizioni contro gli aurighi avversari, e nei pellegrini medievali che attraversavano l'Europa per venerare le reliquie dei santi con la stessa intensità di chi oggi viaggia per mezzo mondo pur di vedere un concerto. A tenere insieme fenomeni così distanti sono bisogni che non sono mai cambiati: provare emozioni che la vita di tutti i giorni concede di rado, ritagliarsi uno spazio in cui sentirsi liberi, e trovare qualcuno con cui condividere ciò che si ama.
Fonti e ulteriori letture:«Screaming, Crying, Throwing up: The Medieval Art of Fandom», di Katherine Churchill, nella newsletter Mixed Feelings, 2025«Relational Virginity and Nonbinary Gender: La Vie De Sainte Euphrosine and La Vie De Saint Alexis», di Katherine Churchill, in The Journal of Medieval Religious Cultures, 2024Il libro di Margery Kempe. Autobiografia spirituale di una laica del Quattrocento, a cura di Gabriella del Lungo Camiciotti, 2002Interaction Ritual Chains, di Randall Collins, 2005«Is “six-seven” really brain rot?» di Joshua Rothman su The New Yorker, 2025Listening and Longing: Music Lovers in the Age of Barnum, di Daniel Cavicchi (2011)Foglie d’erba, di Walt Whitman«Fandom Before “Fan”», di Daniel Cavicchi, in Reception: Texts, Readers, Audiences, History, 2014«Hiiki Renchū (Theatre Fan Clubs) in Osaka in the Early Nineteenth Century» di S. Matsudaira, in Modern Asian Studies, 1984Queer Pulp: Perverted Passions from the Golden Age of the Paperback, di Susan Stryker, 2001The Great Good Place: Cafes, Coffee Shops, Bookstores, Bars, Hair Salons, and Other Hangouts at the Heart of a Community, di Ray Oldenburg, 1999Bowling Alone: The Collapse and Revival of American Community, di Robert Putnam, 2001The Ritual Process, Victor Turner, 1969 -
Da quando esiste la cultura di massa, coloro che amano in modo intenso prodotti considerati di nicchia o di cattivo gusto vengono raccontati dai media – e da chi non li capisce molto bene – come persone instabili, infantili o addirittura squilibrate. Vale per le fan dei Beatles che li accolsero durante il primo tour, nel 1964, così come per quelle che oggi si accampano fuori dagli stadi con giorni d’anticipo. Ma anche per gli uomini appassionati di fumetti, fantasy o videogiochi, a lungo descritti come dei nerd mai cresciuti e indesiderabili, chiusi in cameretta tra modellini e collezioni di strani oggetti.
Dove chiedere aiutoSe sei in una situazione di emergenza, chiama il numero 112. Se tu o qualcuno che conosci ha dei pensieri suicidi, puoi chiamare il Telefono Amico allo 02 2327 2327 oppure via internet da qui, tutti i giorni dalle 10 alle 24.Puoi anche chiamare l’associazione Samaritans al numero 06 77208977, tutti i giorni dalle 13 alle 22. -
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Lunedì 29 giugno comincia Superfan, un nuovo podcast del Post che racconta nel dettaglio i fandom, le comunità di appassionati che si formano attorno ai prodotti culturali più svariati, dalle band ai videogiochi, dalle celebrità alle squadre sportive. Cinque puntate per parlare, con tantissimi esempi provenienti da periodi storici e continenti lontani tra loro, di cosa sono i fandom, da dove vengono, a che bisogni psicologici e sociali rispondono e di come siano diventati una delle forze culturali, economiche e politiche più rilevanti del nostro tempo.
Tutte le puntate sono scritte e raccontate dalla giornalista del Post Viola Stefanello, che da anni si occupa di sottoculture digitali.