Joué
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L’ennesima svolta nella vita di Silvano Girotto ci porta insieme a lui dall’altra parte del mondo, in Bolivia, uno dei Paesi più poveri dell’America Latina. Tra la Guerra Fredda e i continui colpi di Stato militari, Girotto dovrà fare una scelta che cambierà per sempre il suo destino e, forse, anche quello di un intero Paese.
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Mentre l’Italia vive il suo miracolo economico, Silvano Girotto è in carcere, e, come il Paese fuori, anche lui vive una trasformazione radicale e inaspettata. Una volta uscito, si ritrova davanti agli occhi il Sessantotto, con le proteste degli studenti e l’autunno caldo. È a questo punto che Silvano Girotto diventa frate e inizia a predicare con il nome di Frate Leone.
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Chi lo conosce lo ricorda come l’infiltrato che fece arrestare Renato Curcio e Alberto Franceschini, i due fondatori delle Brigate Rosse. Ma Silvano Girotto è stato molto più di questo. All’inizio, per esempio, la sua storia ci porta dalla periferia di Torino alla Legione Straniera, dove si arruola senza sapere che sarebbe finito a combattere in Algeria.
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Il quadro si sta chiarendo, il perito radarista Enzo Dalle Mese, che ha avuto un ruolo chiave nelle indagini, mette insieme i diversi attori di quella notte per cercare di capire cosa possa essere accaduto. Alcune domande sono destinate a rimanere aperte, ma forse – a dirci la verità su quanto accaduto – non è chi ha parlato, ma chi ha scelto di rimanere in silenzio. Il relitto del DC9 si trova dal 2006 nel Museo della Memoria di Ustica dove lo scrittore Daniele Del Giudice ha immaginato che la notte si ascolti un lento gocciolio, «come se il mare che per anni ha premuto le molecole di metallo, una volta a terra e all’asciutto, continuasse a uscirne, gocciolando, e l’aereo non smettesse mai di liberarsene».
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Era il colonnello Gheddafi l’obiettivo dell’attacco dei caccia? «Quando lo intervistai – racconta il giornalista di Repubblica, Maurizio Molinari – mi disse che ad abbattere l’aereo di Ustica erano stati gli americani e che volevano colpire lui». Nel corso degli anni le indagini sull’abbattimento dell’I-TIGI hanno conosciuto tentativi di insabbiamento, silenzi, reticenze e anche diverse morti sospette, come quella del maresciallo Mario Alberto Dettori, al lavoro nel centro radar di Poggio Ballone, cruciale per capire cosa accadde la sera del 27 giugno. «Pochi giorni dopo mi chiamò e mi disse: “Siamo stati noi”», racconta il capitano dell’aviazione Mario Ciancarella.
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È il 25 novembre 1980, sono passati cinque mesi dalla caduta del DC9. John Macidull fa parte dell’agenzia governativa americana che indaga sui disastri aerei. Analizza il tracciato radar della sera del 27 giugno 1980 e si chiede: quei due puntini che corrono verso il DC9, cosa sono? Chi avrebbe potuto attaccare l’aereo? L’aeronautica militare negò che quella sera fossero in corso esercitazioni della NATO. Ma Cesare Plantulli Lambert, l’ultimo pilota Itavia a percorrere la rotta Bologna-Palermo, smentisce questa versione. E davvero erano in volo altri aerei militari, quella sera? Davvero avrebbero potuto abbattere un volo di linea? La risposta potrebbe arrivare dal ritrovamento dei rottami di un altro aereo, avvenuto in Calabria: un Mig libico.
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Cos'è stato a far precipitate il DC9? Molti sono convinti che sia stata una bomba, ma l'unico modo per capirlo è recuperare il relitto dell'aereo. "I pezzi più pesanti venivano agganciati con un cavo e tirati su": Leonardo Lecce fa parte, come perito, di una delle commissioni incaricate delle indagini sulla caduta del DC9 e, a bordo di una nave della compagnia francese Ifremer, segue da un monitor le operazioni di recupero del relitto a oltre 3500 metri di profondità. Analizzando lo stato dei resti dell’aereo, Lecce formula la sua ipotesi: a far cadere il DC9 non può essere stata una bomba.
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"Gli aerei Itavia erano bare volanti": le prime ipotesi sulle ragioni della caduta dell’aereo si indirizzano verso il cedimento strutturale. La compagnia aveva avuto in precedenza altri incidenti, tra cui quello all’aeroporto di Caselle il 1º gennaio 1974, quando morirono 38 persone e ne sopravvissero 4. Uno di loro ha scelto per la prima volta di raccontare cosa accadde: "All’interno dell’aereo volava di tutto, a un certo punto mi trovai fuori dalla carlinga e correvo non so dove". Ben presto l’ipotesi del cedimento strutturale per il DC9 di Ustica viene scartata ma questo non basta a scongiurare il fallimento della compagnia. Per capire cos'è successo occorre tentare un’impresa epocale: recuperare il relitto dell'aereo.
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Basilio Ciaffardoni fa parte dell’equipaggio della nave Andrea Doria, in quel momento è in licenza a Cagliari con altri suoi colleghi. Si trova a un concerto di musica elettronica quando, dall’altoparlante dello stadio Sant’Elia, viene chiesto all’equipaggio di tornare sulla nave: occorre raggiungere la zona dov'è avvenuto l’ultimo contatto di un aereo precipitato con la torre di controllo di Ciampino, il "punto condor". All’alba del 28 giugno 1980, la dottoressa Nunzia Albano viene svegliata: deve raggiungere l'Istituto di Medicina Legale dell'università di Palermo dove stanno per essere portati i corpi recuperati in mare.
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È la sera del 27 giugno 1980, Enrico Bertolino non è ancora il comico di Ciro e Zelig ma una giovane recluta in servizio alla base militare NATO sotto il monte Venda, in provincia di Padova. Davanti al radar osserva diversi tracciati tra cui quello di un aereo di linea. Si tratta di un DC9 della compagnia Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo con a bordo 81 persone. Ancora pochi minuti e a Bertolino e ad altre reclute verrà ordinato di abbandonare le loro postazioni radar. Non sanno che quell’aereo, registrato come I-TIGI, è precipitato.
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Dopo trent’anni il corpo di Denis ha parlato, e le analisi confermano l’ipotesi di soffocamento. Il PM Facciolla esclude le piste che legano la morte di Denis alla malavita e al calcio scommesse. Nel 2021 comincia il processo per omicidio a carico di Isabella Internò, e dopo tre anni arriva il verdetto.
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I nuovi testimoni accendono delle luci all’interno del cono d’ombra che avvolge la morte di Denis, ma nel 2015 il caso viene nuovamente archiviato. Nel 2017, però, un nuovo PM chiede la riesumazione del corpo di Denis. Nessuno sa cosa aspettarsi dopo quasi trent’anni.
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Dopo il processo contro Pisano, per la famiglia Bergamini cominciano vent’anni di dolore e silenzio, in cui continuano a chiedersi cosa sia successo quella sera. Nel 2009 un movimento spontaneo sui social chiede che sia fatta giustizia. Un avvocato aiuta la famiglia di Denis a cercare nuove testimonianze.
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I segni sul corpo di Denis non corrispondono alla dinamica dell’investimento per come è stata descritta da Isabella. La famiglia Bergamini non crede al suicidio, ma il le indagini svolte puntano solo in quella direzione. Nel 1991 comincia il processo dall’autista del camion per omicidio colposo.
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La sera di sabato 18 novembre, la squadra a cena in ritiro riceve una telefonata di Isabella: Denis si è ucciso gettandosi sotto un camion, lungo la Statale Ionica. I compagni di squadra sono sconvolti, ma devono comunque scendere in campo. La famiglia di Denis arriva a Cosenza e si tengono i funerali.
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All’inizio del 1989, Denis si infortuna e rimane fermo per qualche mese. Nel frattempo, la lunga relazione con Isabella si interrompe e Denis comincia a interessarsi ad altre ragazze. Nel pomeriggio di sabato 18 novembre Denis Bergamini lascia il ritiro pre partita e va a prendere Isabella sotto casa, dopo mesi in cui non si vedevano più.
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Denis Bergamini nasce a Boccaleone, in provincia di Ferrara. Si rivela presto un talento del calcio, e diventa prima un professionista, per poi passare alla serie C, col Cosenza. Qui inizia una nuova fase della sua vita tra calcio e amici. Comincia a frequentare una ragazza poco più giovane di lui: Isabella Internò.
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Il 13 e 14 novembre dalle ore 21 è in arrivo la docuserie Sky Original realizzata da Chora Media, in onda su Sky TG24 e Sky Crime per raccontare con immagini inedite tutti gli interrogativi che ancora oggi, dopo 30 anni, non hanno ancora trovato risposta.
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L’ultima puntata di questa serie viene pubblicata nell’ora esatta in cui Elisa, trent’anni fa, ha salutato il fratello Gildo prima di sparire per sempre.
È il capitolo finale della sua storia.
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Quando viene rinvenuto il cadavere della povera Elisa, Danilo Restivo vive in Inghilterra ormai da anni, insieme alla sua nuova moglie.
A pochi passi da casa loro, la notte del 12 luglio, viene uccisa una ragazza coreana, Jong-Ok Shin detta Oki.
È stata accoltellata alle spalle, proprio come Elisa, a poche decine di metri da casa di Danilo Restivo.
Nonostante alcune strane coincidenze e i sospetti di una vicina, la polizia inglese non si concentra su di lui, ma su un ragazzo del posto.
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