Joué
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Tante le promesse e le traiettorie «eccezionali» delineate da Donald Trump nel suo discorso inaugurale. Per lui «il declino è finito». Improbabile però che in 4 anni il 47esimo presidente riesca a risolvere la crisi strutturale della nazione. In questa puntata vi racconto perché.
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Negli ultimi giorni dell’amministrazione Biden, da Washington arrivano una serie di decisioni forti, tutte motivate dalla necessità di difendere la “sicurezza nazionale”. Il presidente impedisce l’acquisizione da parte di Nippon Steel, colosso giapponese dell’acciaio, del produttore statunitense in forte crisi US Steel, col rischio di compromettere i rapporti con uno stretto alleato anti-cinese come il Giappone. Il Pentagono stila una blacklist di aziende cinesi che non possono fare affari in USA perché presumibilmente legate all’esercito cinese. Il Tesoro emana le sanzioni più pesanti al settore energetico russo mai imposte finora e la Corte Suprema sta per convalidare la legge del Congresso che mette al bando il social media cinese TikTok in America, a meno che la casa madre non lo venda. È l’escalation, l’espansionismo della sicurezza nazionale che travolge tutto, anche una delle iniziative più importanti promesse da Biden in questi anni, ovvero il “friendshoring”, l’approvvigionamento strategico attraverso catene del valore costruite fra alleati.
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Il Mar Rosso è in fiamme, sopra e sotto il livello dell’acqua. Sui cieli, droni e missili iraniani lanciati dagli Houthi dalle coste dello Yemen mettono in ginocchio la libera navigazione mondiale e l’economia dei porti ad essa connessa. Sui fondali, i cavi sottomarini che ci permettono di restare online e che trasmettono i nostri dati, rischiano di finire nel bersaglio (e forse già lo sono). Gli Stati Uniti corrono ai ripari facendo tuonare i cannoni, ma per la prima volta dalla seconda guerra mondiale non sono attrezzati come ci si aspettava. Ma Washington non fa davvero più così paura in Medio Oriente? Intanto, Cina e Russia ne approfittano, complice l’Iran e quella costellazione di milizie che formano “l’Asse della Resistenza” e che sul Golfo di Aden garantiscono immunità a Mosca e Pechino. Occhio: il brand cinese, in quelle acque, comincia ad attrarre più di quello americano.
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