Episoder

  • A Londra ci sono 39 teatri del West End in fila uno accanto all'altro. In Italia c'è il Sistina, e praticamente poco altro. È da questa differenza abissale che parte l'ultima puntata della stagione di FAQ Musical — e lo fa con un ospite che quella differenza la conosce meglio di chiunque altro: un palermitano che a 14 anni ha lasciato la Sicilia, a 20 è arrivato a Londra senza saper dire una parola di inglese, e dopo nove anni di Strictly Come Dancing si è ritrovato con il proprio nome a caratteri giganti sul London Palladium.

    Casciari e Piparo aprono con un parallelo tra il musical italiano e il West End inglese, passando per Strictly Ballroom — il primo film di Baz Luhrmann, ambientato nel mondo del ballo latinoamericano, che Piparo ha coprodotto a Londra — e per la storia di Ballando con le stelle: il format della BBC che Piparo ha elaborato e portato in Italia vent'anni fa, e che ancora oggi domina il sabato sera di Rai Uno. Si discute della differenza tra gara e arte nella danza, tra ballare contro qualcuno e ballare per il pubblico, tra la coppia chiusa delle competizioni e il palcoscenico aperto del teatro.

    Ospite della puntata: Giovanni Pernice. Palermitano, classe 1990. Ha iniziato a ballare a 7 anni — per stare in mezzo alle ballerine, lo ammette senza esitazioni — poi Bologna per una borsa di studio, poi Londra nel 2015 con un biglietto pagato da Strictly e zero inglese in testa. È rimasto nove anni. Ha vinto tutto. Ora produce con Piparo il suo one man show italiano: "Shall We Dance — Ballando da Palermo a Londra", con tributi a Freddie Mercury e Michael Jackson, 150 show all'anno, e la prima tappa a luglio al Teatro della Verdura di Palermo.

    Giovanni racconta i mesi di solitudine londinese senza soldi, senza amici e senza lingua — e come la sua risposta a tutto questo sia sempre stata la stessa: never give up, perché la carriera viene prima di qualsiasi altra cosa. Racconta la differenza tra ballare in gara e ballare in teatro, tra essere coach di una celebrity e essere frontman di uno show. E racconta, con grande cura delle parole, la domanda che gli arriva via FAQ dall'audience: con chi balleresti, nel mondo, vivo o morto? Risposta: Freddie Mercury — petto nudo, baffi, passo doppio. E Whitney Houston, ma solo perché Bianca Guaccero non può essere gelosa di un sogno.

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    🎭 Ci vediamo alla prossima stagione


  • Ha iniziato a ballare a 5 anni. A 12 era già a Tu si que vales. A 14 ha debuttato al Teatro Sistina con Billy Elliot — diventando il 333° ragazzo al mondo a interpretare quel ruolo. A 17 ha vinto il Premio della Critica e il Premio Unicità ad Amici 2025. Emiliano Fiasco ha già una carriera. E deve ancora finire il liceo.

    Casciari e Piparo aprono la puntata con una domanda sul cambiamento generazionale del musical italiano: trent'anni fa non esistevano i "nativi musical", ragazzi cresciuti durante il boom di fine anni '90 che arrivano alle audizioni già consapevoli, già formati, già capaci di unire canto, ballo e recitazione. Si parla di Amici di Maria De Filippi — 26 anni di storia, 11 vincitori di Sanremo su 17 usciti dal talent — e di come un programma televisivo sia diventato la più grande scuola di musical popolare d'Italia. Si discute di cosa distingue il palcoscenico dalla televisione, di perché la recitazione è sparita dai talent e dello spettacolo dal vivo come linguaggio irreplicabile.

    Ospite della puntata: Emiliano Fiasco. Romano, classe 2008. Studia danza dalla stessa scuola da quando aveva cinque anni — la scuola Danza Amica, che lo ha sempre spinto verso fuori, non tenuto dentro. Ha ballato con Roberto Bolle a Viva la Danza su Rai Uno. Sogna di entrare in una compagnia di danza, magari tornare un giorno ad Amici come professionista. L'anno prossimo parte per Cannes per studiare.

    Emiliano racconta il momento in cui gli hanno tolto la maglia durante il serale — "ero arrivato da un mese, ho pensato che fosse già finita" — e il giorno in cui si è trovato faccia a faccia con il suo idolo Roberto Bolle: solo vederlo dal vivo è stato di insegnamento. Racconta sei anni di allenamento quotidiano dalle tre e mezza alle dieci di sera, sabato incluso, i voti a scuola che non potevano scendere sotto l'otto, e come Billy Elliot — il ragazzo che sogna di ballare nonostante tutto e tutti — sia stata la metafora perfetta per iniziare.

    A chi ha 12 o 13 anni e vuole fare il ballerino ma i genitori lo spingono verso qualcosa di "sicuro", Emiliano risponde senza esitare: insegui il sogno, se sei determinato le soddisfazioni arrivano. E poi aggiunge, con la calma di chi lo ha già dimostrato: si può fare tutto, basta volerlo davvero.

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  • Manglende episoder?

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  • Da Totò a Verdone, passando per Lino Banfi e Massimo Troisi: la comicità italiana ha sempre avuto un'anima regionale. Ma cosa succede quando un comico romano — uno di quelli veri, di Casetta Mattei — sale sul palco del Sistina e deve confrontarsi con l'ombra di Alberto Sordi?

    Casciari e Piparo aprono la puntata con una domanda sulla geografia della risata italiana: perché il romanesco fa ridere tutta Italia? Si parla di dialetti come lingue vere e proprie, di Rugantino — il musical più romano di sempre, nato proprio al Sistina e unica produzione italiana ad arrivare a Broadway nel 1964 — e di come "Roma non fa la stupida stasera" sia diventata una canzone che sembra esistere da sempre, mentre invece è nata dentro uno spettacolo. Si discute di Zelig, della filiera comica milanese, e di perché oggi è più difficile lasciare un segno indelebile in un'epoca in cui le possibilità sono infinite ma l'attenzione è frammentata.

    Ospite della puntata: Max Giusti. Comico, imitatore, conduttore, attore. Romano vero, partito a 16 anni con le imitazioni nei locali di cabaret. La sua prima: Diego Abatantuono, tenuta per otto mesi filati fino a rendere insopportabili tutti quelli che gli stavano vicino. Ha lavorato con Pietro Garinei, poi con Piparo — il Marchese del Grillo al Sistina, uno degli spettacoli più ricchi e riusciti del musical italiano degli ultimi anni. E in mezzo: Affari Tuoi, anni di Radio 2 con Supermax, e la voce di Gru in Cattivissimo Me — nata in due giorni, ispirata a Forrest Gump, costruita per essere tenera e feroce allo stesso tempo.

    Max racconta la telefonata sul treno che lo ha convinto a fare il Marchese ("ho finto di pensarci, sono durato otto minuti"), il rapporto con Piparo regista che si fida — e quando un artista sente fiducia, dice Max, è un disastro nel senso migliore. Racconta la prima al Barberini con gli occhiali 3D e la moglie incinta di Matteo, le mail della Universal che chiedevano di rendere Gru "più colato", e la malinconia degli spezzoni di Mina con Pino Daniele e Troisi — la sua comfort zone, il bello che non torna più.

    Il momento Dietro il Sipario: l'imitazione di Malgioglio che ha pagato le scuole ai figli e il trauma di portarsi dietro un personaggio per mesi senza poterlo spegnere. Il FAQ YOU è diretto, onesto e senza sconti: alla televisione che promette tutto e poi misura tutto in percentuali di share — e a chi dice che la qualità viene prima degli ascolti.

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  • Si può davvero vivere di solo musical in Italia? In Accademia ti insegnano a cantare, ballare e recitare insieme. Finita la stagione, però, il sipario si chiude. E poi? Si campa, oppure servono per forza un secondo lavoro, una pubblicità, una serata in radio, un programma in TV?

    Casciari e Piparo aprono la puntata sui numeri veri del settore. Una produzione media del Sistina coinvolge 50-80 persone fra artisti, musicisti e tecnici — ma per soli 3-5 mesi. Difficilmente si arriva ai dodici. E poi: lo
    spettacolo dal vivo è considerato "bene voluttuario", il primo a pagare in tempi di crisi. Per dare 100 a un lavoratore il datore di lavoro ne spende 200, fra contributi e oneri. Il contratto nazionale dello spettacolo è ancora fermo. Piparo lancia anche una proposta: il biglietto del teatro andrebbe detraibile come una medicina, perché è "medicina per l'anima". Spettatori triplicati, dice. Ma serve un'altra Italia.

    Ospite della puntata: Luca Gaudiano. Performer di musical (American Idiot, Rent, Ghost, Once), vincitore di Sanremo Giovani 2021 con "Polvere da sparo", Sanremo Big 2022, vincitore di Tale e Quale Show. Nel 2025 al Sistina è Gesù in Jesus Christ Superstar, Tony in West Side Story e Christian in Moulin Rouge! Il Musical. La doppia vita di chi è cresciuto come performer e si è ritrovato cantautore al Festival — e viceversa.
    Racconta perché il pop gli dà più ansia del teatro, perché il provino di Jesus Christ Superstar lo ha spaventato a morte ("Massimo, non lo so, non sono pronto"), e cosa significa cantare in belting o in legit (con Casciari che chiede in diretta "scusate ma cos'è il belting?").

    Piparo svela il dietro le quinte di un casting: come è arrivato a scegliere Gaudiano per il Tony di West Side Story quando lui era convinto di essere un cantante pop-rock, e perché lo ha poi voluto come Gesù in JCS — il ruolo che fu di Ted Neeley. Si discute apertamente delle audizioni viste dai due lati: la frustrazione di chi non viene preso ("se non mi prende è perché ha un raccomandato"), la fragilità di chi sceglie ("anche noi registi siamo anime fragili"), e il consiglio definitivo: il provino è un mestiere, non una missione divina.

    Si parla del paradosso italiano: il turista a Londra paga qualunque cifra per il musical in inglese che neanche capisce, ma a Roma sceglie il Colosseo e i Musei Vaticani. L'Italia non ha un sistema musical. E Gaudiano lo dice chiaro: "Per fare musical in Italia ci vogliono spalle grandi. Non si possono fare tentativi sulle spalle dei lavoratori".

    Dietro il Sipario: la sera che Gaudiano stava per entrare in scena per la crocifissione finale di Jesus Christ Superstar senza il pannolone scenografico — ovvero, completamente nudo davanti al pubblico del Sistina.
    Solo l'intervento dell'ultimo secondo della costumista Chiarina ha evitato il "vero" Gesù in teatro.

    FAQ YOU: al casting di "Un medico in famiglia" che lo trattò malissimo a 23 anni perché "recitava troppo", l'italiano era "troppo pulito", il pugliese "non andava bene" e il romano "neanche". Sassolino dalla scarpa tolto in diretta — il regista vero, racconta Gaudiano, era un altro.

    Chiusura con la risposta più gaudianamente onesta che si potesse dare alla FAQ del giorno. Spoiler: c'entrano le audizioni giuste.

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  • In Italia preferiamo i musical che già conosciamo. Le canzoni rassicurano, il titolo famoso vende il biglietto da solo, e il pubblico — diciamolo — non è proprio un popolo di curiosi. Ma quando i grandi titoli si esauriscono, cosa resta?

    Casciari e Piparo aprono la puntata su un nervo scoperto del mercato italiano: l'amore per i titoli già visti, la mancanza di curiosità del pubblico, il rischio di pescare sempre nello stesso stagno. E poi: come si compra
    davvero un musical da Broadway o dal West End? Piparo svela che non c'è uno scaffale, ci sono librerie di diritti, autori viventi, otto anni di trattative per ottenere le licenze giuste.

    Si entra nel cuore tecnico: la differenza tra REPLICA e NON-REPLICA. Nella replica rifai identico tutto (luci, costumi, scenografie, regia) come a Londra. Nella non-replica reinventi daccapo su partitura e copione originali. Moulin Rouge al Sistina è non-replica: tre palchi affiancati invece del mulino e dell'elefante londinesi. Settanta brani da licenziare uno per uno. La regola delle quattro battute, oltre la quale è plagio. E il paradosso dell'era social: copyright difeso col coltello tra i denti su un teatro che riempie 1.500 posti,
    mentre online la stessa musica gira saccheggiata.

    Ospite della puntata: Gilles Rocca. Calciatore della primavera della Lazio, backliner al Festival di Sanremo per 21 edizioni consecutive (sì, era LUI quello che montava gli strumenti dietro Morgan e Bugo), vincitore di
    Ballando con le Stelle 2020, Tale e Quale Show, l'Isola dei Famosi, La Talpa. E adesso Santiago in Moulin Rouge il Musical. Racconta come è arrivata la chiamata di Piparo mentre beveva una birra in vacanza, la lettura del copione al Sistina senza sapere dove parlare, il tuffo nel mestiere completo dopo 23 anni di carriera "normale", e perché in Italia il performer a 360 gradi è ancora visto con sospetto.

    Dietro il Sipario: 21 Sanremi da backliner sono una miniera di aneddoti che il pubblico non ha mai sentito. La gomitata alla guardia del corpo di Mike Tyson. José Feliciano dimenticato dentro il montacarichi dell'Ariston.
    Robbie Williams che tira il microfono in faccia a Gianni Morandi. E la verità sul caso Morgan-Bugo del 2020: Gilles racconta cosa è davvero successo quel pomeriggio, perché Morgan lo nega, e cosa lui suggerì per uscire dal Festival. Bonus: il giorno in cui due tavole del palco del Sistina si sono rotte sotto un suo salto da Moulin Rouge.

    FAQ YOU: alle persone che hanno scritto "Gilles Rocca è nato grazie a Bugo e Morgan", ignorando che al Sanremo 2020 aveva già 17 anni di carriera alle spalle, fiction Rai, film con Marco Risi, distretto di Polizia. E a chi pensa che un performer italiano debba fare una cosa sola — cantare O ballare O recitare — perché "se sai fare due cose insieme allora vuol dire che non sai fare niente". Negli Stati Uniti un performer è a 360 gradi, in Italia ancora no.

    Una puntata che entra nei meccanismi produttivi che nessuno racconta, demolisce un paio di luoghi comuni sul "famoso che fa musical", e svela cosa succede davvero dietro alle quinte di Sanremo e del Sistina.

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  • Nell'antica Grecia le donne non potevano salire sul palco. A Roma neppure. Nel teatro elisabettiano di Shakespeare, la dodicesima notte aveva un ragazzo che faceva una ragazza che faceva finta di
    essere un ragazzo: tre livelli di travestimento, in scena, nello stesso istante. In Giappone dal 1629 esistono gli onnagata, attori maschi specializzati nei ruoli femminili: arte riconosciuta dall'UNESCO.
    E poi il cinema: A qualcuno piace caldo, Il vizietto, Tootsie, Priscilla la regina del deserto. Centinaia di milioni di dollari di incasso. Una delle gag piu antiche del mondo. E nel 2026 funziona ancora.

    In questa puntata di FAQ Musical, Mauro Casciari e Massimo Romeo Piparo aprono il sipario su uno dei meccanismi piu potenti dello spettacolo dal vivo: l'uomo che si traveste da donna. Si parte dal Kabuki giapponese, si attraversa Shakespeare, si arriva a Paolo Poli, Drusilla Foer e alle drag
    queen. Si parla della preside Trinciabue di Matilda interpretata sempre da un uomo, di Edna in Hairspray (da Divine a John Travolta), di Hoffman che in Tootsie capi come il mondo trattava le donne, di "Nobody's perfect", e del perche al Sistina Tootsie fa il tutto esaurito.

    Poi entra Paolo Conticini. Trent'anni di carriera dietro le spalle: dai sette cinepanettoni con Christian De Sica (da Vacanze di Natale '95 a Natale a Beverly Hills) alle sette stagioni di Provaci ancora prof! come commissario Berardi, dal secondo posto a Ballando con le Stelle a Tale e Quale Show e
    Il Cantante Mascherato. Ma soprattutto: una delle voci piu solide del musical italiano. Vacanze Romane, Mamma Mia! per cinque anni, The Full Monty, e oggi per la seconda volta Tootsie diretto da Massimo Romeo Piparo, in scena con Mauro Casciari nel ruolo di Jeff.

    Conticini racconta come si costruisce davvero Dorothy: due ore di palco a passare da uomo a donna decine di volte, tacchi, corsetto, voce che cambia registro in pochi secondi. La paura piu grossa — non risultare ridicoli quando "i peli li puoi togliere ma la stazza no". Le ore passate a studiare il performer di Broadway e Dustin Hoffman per "cucirsi un vestito addosso".
    La critica che gli ha detto che Dorothy e piu credibile di Michael (complimento o preoccupazione?). E la risposta a una delle domande piu sincere di tutta la stagione: tra Sam in Mamma Mia! e Dorothy in Tootsie,
    qual e il piu faticoso?

    C'e poi il Dietro il Sipario piu emotivo della stagione. Conticini torna alla prima volta in vita sua davanti al pubblico di un teatro: Un americano a Parigi, l'apertura del sipario, e una frase che resta. "Avrei preferito un infarto o un terremoto. " Quando ti accorgi, la prima volta, che non c'e piu niente
    tra te e il pubblico. La FAQ del pubblico (Rubino, Crescent, Alek tre) tocca il cimelio del Sistina che lui comprerebbe subito, il segreto perduto del cinepanettone, le canzoni degli ABBA contro le partiture inedite scritte apposta. E il FAQ YOU finale di Conticini e una stoccata netta a una
    categoria precisa di colleghi: gli attori che arrivano sul set impreparati.

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  • Milioni di bambini conoscono a memoria "All'alba sorgerò" senza sapere che viene da un musical. E se il punto di partenza fosse proprio quello — Frozen, il Re Leone, la Disney — per portare le nuove generazioni a teatro?

    Casciari e Piparo aprono la puntata con un tema che sembra semplice e non lo è: come si fa innamorare un bambino del musical? Si parla dell'Accademia Sistina — che festeggia i suoi dieci anni e quasi 1.200 allievi formati — dei family show che devono piacere ai genitori almeno quanto ai figli, e di perché il Re Leone è il musical con il maggiore incasso di sempre (2 miliardi di dollari a Broadway, 110 milioni di spettatori nel mondo) senza una singola proiezione LED o effetto AI: solo grandi idee di macchine sceniche. Si discute di Disney come maestra del format musical, del rischio di portare i ragazzi nel posto sbagliato e bruciarli per sempre, e di come le mattinate scolastiche al Sistina — dalla materna in su — stiano diventando il modo più diretto per costruire il pubblico di domani.

    Ospite della puntata: Serena Autieri. Attrice, cantante, performer di musical da oltre vent'anni: ha debuttato al Sistina con Vacanze Romane, ha vinto il premio Italian Musical Award, il Premio Flaiano, il Nastro d'Argento, ha fatto My Fair Lady, La Sciantosa, Shakespeare in Jazz. Ma soprattutto, per milioni di bambini italiani, è una cosa sola: è la voce di Elsa in Frozen.

    Serena racconta il provino per Disney — i capi dei capi dietro il vetro senza che lei lo sapesse, la telefonata finta del marito Enrico a Spoleto ("non sei stata presa"), le lacrime di Giulia neonata sulla sedia, la colonna sonora involontaria che accompagnò la notizia. Racconta come è cambiata la sua vita da performer dopo essere diventata mamma, il viaggio continuo tra palco e famiglia, i piccioni viaggiatori, i sacrifici notturni. E spiega perché il musical italiano è ancora un'arte artigianale — una bottega, non un'industria — e perché questo, forse, è il suo punto di forza.

    Si parla del pregiudizio dei genitori di fronte all'arte ("mia figlia non ci vuole venire"), della canzone napoletana candidata all'UNESCO, di Alan Menken come anima musicale della Disney, e di come la voce di un cartone animato entri nella vita delle famiglie per non uscirne più.

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  • Una macchina può scrivere un musical? Può cantare al posto di un'orchestra dal vivo? Può doppiare un film senza che ce ne accorgiamo? E soprattutto: può salire su un palco, sudare, sbagliare e tenere in pugno una platea?

    In questa puntata di FAQ Musical, Mauro Casciari e Massimo Romeo Piparo affrontano il tema più caldo del 2026: l'intelligenza artificiale generativa applicata allo spettacolo dal vivo. Si parla di scenografie costruite al computer, di realtà aumentata, di sceneggiature scritte dagli algoritmi, di
    colonne sonore generate a costo zero — e del perché il Sistina continua a investire nell'orchestra dal vivo anche quando il pubblico, alla cassa, sceglierebbe di risparmiare.

    Poi entra Luca Ward. La voce di Russell Crowe, di Samuel L. Jackson, di Keanu Reeves, di quattro James Bond. La voce di Ulisse di Alberto Angela. Ma anche il Professor Higgins di My Fair Lady, il Capitano von Trapp di Tutti insieme appassionatamente, Bill in Mamma Mia!, la preside Trinciabue
    di Matilda. A febbraio 2026 ha brevettato la propria voce — primo caso in Europa — per proteggerla dalla clonazione vocale dell'AI.

    Ward racconta come è davvero nata "Al mio segnale scatenate l'inferno" (la verità sulla direttrice Fiamma Izzo, le 30 ripetizioni e Ridley Scott che adottò la versione italiana anche in inglese).
    Spiega cos'è il copyright della voce, come funziona l'impronta vocale, perché l'idea della clonazione era nata per nobili motivi grazie a un'intuizione di Pino Insegno per i malati di SLA, e cosa si prova ad ascoltare un audio finto di un collega — Pannofino, Pino Insegno — generato dall'AI.

    E poi il doppiaggio italiano come arte riconosciuta da Mattarella, la "casta" che oggi non lascia più entrare i giovani, le scuole che non bastano, l'Accademia Sistina, e il salto da una sala di registrazione buia al palcoscenico del Sistina con Piparo regista e produttore.

    Il momento Dietro il Sipario: il debutto di Matilda, la voce della preside Trinciabue trovata in camerino cinque minuti prima dell'apertura del sipario, e lo sguardo di Piparo dalla consolle che vale più di qualsiasi recensione. La FAQ YOU finale è un vaffa al sistema del cinema italiano e ai finanziamenti pubblici che oggi tengono in vita un cinema "monotematico", mentre Cinecittà — un tempo "una piccola New York" — resta deserta.

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  • Centinaia di ragazzi in fila con il numero attaccato al petto.
    Un pianoforte, tre note, e in un minuto può finire tutto.

    Ma i provini per un musical funzionano davvero così?

    In questa puntata di FAQ Musical, Mauro Casciari e Massimo Romeo Piparo smontano il mito delle audizioni: cosa distingue un bando serio da uno "farlocco", quante scremature servono prima di arrivare davanti al regista, cos'è la chemistry read, perché a Broadway le chiamano "cattle call" e
    cosa vuol dire davvero essere un triple threat.

    Piparo racconta il suo tavolo dei casting, le regole ferree dei licenzianti internazionali (da Moulin Rouge in giù) e come si sceglie il volto giusto per un ruolo.

    Poi entra BAZ — Marco Bazzoni. Sassarese, classe '79, con un percorso che non assomiglia a nessun altro: villaggi turistici in Sardegna, il jukebox umano di Colorado, gli studi a Los Angeles con Seth Riggs (il vocal coach di Michael Jackson), il palco dell'Hollywood Comedy Store, il Cappellaio Matto in Alice, il protagonista di 7 Spose per 7 Fratelli con un ricordo commosso di Beppe
    Vessicchio.
    E oggi "Outsider" in tournée nazionale, dopo "Ti Spacco il Musical", lo spettacolo di satira che ha scritto per prendere in giro — amandolo — il mondo del musical.

    Si parla di provini comici (i più terribili), di differenze tra stand-up americano e italiano, di The Book of Mormon, di perché il musical italiano fa meno ridere di quello anglosassone, e del resident musical che ci manca per essere davvero Broadway.

    Il momento Dietro il Sipario: lo scherzo dell'ultima replica di 7 Spose per 7 Fratelli, quando i colleghi gli hanno nascosto qualcosa dentro la culla proprio nel momento più toccante dello spettacolo.
    E poi la FAQ YOU: un vaffa diretto a chi non rispetta gli artisti, dal protagonista all'ultimo dei macchinisti.

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  • Il pubblico del musical in Italia ha in media 50-60 anni.
    Gli under 35 sono in netta minoranza in platea.

    E allora: ma i giovani vanno a vedere i musical?

    Casciari e Piparo aprono la puntata parlando dell'Accademia Sistina, dei ragazzi che si formano nelle arti del musical, e di cosa succede quando un sedicenne deve stare due ore senza scrollare il telefono.

    Si parla della soglia di attenzione di una generazione abituata a cambiare immagine ogni istante — e di cosa serve per catturarla e tenerla incollata a una poltrona di teatro.

    Il confronto tra biglietto da teatro e abbonamento a una piattaforma apre un tema caldo: un piatto stellato costa più di un hamburger, ma quello che c'è dietro — artisti vivi, sudore, emozione irripetibile — non ha equivalenti digitali.

    Piparo lancia anche un appello al settore: il teatro italiano non ha un sistema di certificazione dei numeri come Auditel o Audiradio, e troppi sparano cifre gonfiate. "78.840 spettatori" di Moulin Rouge il Musical: un numero reale, preso dai borderò SIAE, non inventato per fare marketing.

    Ospite della puntata: Samuele Carrino. Campione italiano di breakdance a 9 anni, a Venezia con "Spaccapietre" a 10 anni, protagonista de "Il ragazzo dai pantaloni rosa" — il film italiano più visto del 2024 — a 14, debutto nel musical al Sistina a 16.

    Samuele racconta cosa gli dà il palco che lo schermo non gli dà: l'adrenalina del sipario che si apre, il pubblico vero davanti a te, le lacrime nel backstage alla prima sera.

    Si parla del pregiudizio dei giovani verso il musical — "una cosa da femmine", "cringe" — e di come cambia idea chi ci mette piede dentro. Si discute di social, di video che devono funzionare in 15 secondi, e di come il musical riesce a tenere incollati ragazzi abituati a scrollare ogni tre secondi.

    Il percorso dal film al palcoscenico funziona: la platea di Pantaloni Rosa al Sistina è all'80% under 18.

    Dietro il Sipario: Samuele racconta la coreografia segreta con Sofia Sabatini nel backstage e la volta che è entrato in scena col fiatone perché si stava guardando allo specchio.

    Il FAQ YOU è personale e potente:
    alla scuola di cinematografia che lo ha bocciato mentre girava il film italiano più visto dell'anno — e la dolce vendetta quando i professori erano tra il pubblico alla premiere.

    Chiusura con uno sguardo al futuro: l'intelligenza artificiale spaventa anche un sedicenne, ma il palco resta l'unico posto dove il sudore è vero.

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  • Chi entra oggi al Teatro Sistina vede uno spettacolo completamente diverso da quello che si vedeva quarant'anni fa.

    Ma il Sistina è sempre stato un teatro di musical? E cosa è rimasto dello spirito di Garinei e Giovannini?

    Casciari e Piparo ripercorrono l'evoluzione del tempio del musical italiano: nato come cinema nel 1949, trasformato in teatro di varietà da Garinei e Giovannini, diventato la casa del grande musical internazionale con Piparo.

    Si parla di come il palcoscenico del Sistina fosse la fucina delle star televisive — da Nino Manfredi ad Aldo Fabrizi — e di come oggi il rapporto si sia ribaltato: è la TV che manda i suoi volti a teatro, non il contrario.

    Piparo racconta i suoi 13 anni alla guida del Sistina ("mi davano sei mesi di vita artistica"), il modello Broadway portato in Italia, e perché il musical originale italiano è una questione più complessa di quello che sembra: il pubblico chiede titoli originali ma poi non è curioso quando li proponi.

    Si tocca il tema della tecnologia in scena — le macchine teatrali di una volta contro la realtà aumentata di oggi — e di come, nell'era dell'intelligenza artificiale, lo spettacolo dal vivo stia vivendo un'escalation mentre il cinema in sala è in crisi.

    Ospite della puntata: Roberta Lanfranchi. Ballerina dai quattro anni, velina a Striscia, voce di RDS ogni pomeriggio, e soprattutto l'unica artista scelta sia da Pietro Garinei (2005) sia da Piparo (quattro volte in 16 anni, da Cenerentola a Matilda). Il ponte vivente tra due epoche del Sistina.

    Roberta racconta un aneddoto che vale tutta la puntata: il provino al buio sul palco del Sistina, sola con le luci accese, Garinei in terza fila nel buio. Canta una canzone, silenzio. Gliela fanno ripetere. Silenzio. La canta una terza volta. E poi: "Benvenuta nella famiglia." Così è iniziato tutto.

    Si parla dell'importanza di saper dire no nel mondo dello spettacolo, del pregiudizio contro chi viene dalla TV ("le veline non possono fare teatro" — e invece Garinei l'ha scelta lui), e del ricordo commovente di Fabrizio Frizzi, che sognava di tornare a teatro con un musical e non ha fatto in tempo.

    Il FAQ YOU di Roberta è dedicato a chi si alza e se ne va durante i saluti finali: "Mentre noi siamo ancora sul palco a cantare e ballare per voi, vi vediamo andare via col cappotto e l'ombrello. Due minuti in più non
    costano niente."

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  • Ridere o piangere: cosa funziona di più in un musical?
    The Producers ha vinto 12 Tony Awards. Les
    Misérables va in scena da quasi 40 anni.

    Ma quando un musical fa ridere, perché lo prendono meno
    sul serio?

    In questa puntata di FAQ Musical, Mauro Casciari e Massimo Romeo Piparo affrontano la grande divisione tra musical comico e musical drammatico — numeri alla mano: incassi, premi, e quello che quasi 9.000 spettatori hanno risposto nel questionario del Sistina.

    Poi entra Lillo — Pasquale Petrolo — che racconta come è finito sul palco del Sistina in School of Rock, cosa ha provato quando Andrew Lloyd Webber ha mandato i suoi a verificare lo spettacolo, e perché alla fine ha detto sì a Piparo dopo avergli detto no. Si parla di comicità istintiva, di Posaman,
    del rapporto con i ragazzi dell'Accademia Sistina, e di cosa ha imparato da LOL sulla risata.

    Il momento Dietro il Sipario: Lillo e Greg agli inizi, lo spettacolo regalato agli anziani di Testaccio con Attilio Corsini, e la replica in cui Greg si è travestito da vecchietto facendo crollare Lillo dal ridere in scena.

    E poi: quanto guadagna chi fa musical? Perché gli stipendi sono così bassi? Domande dal pubblico che meritano una puntata dedicata — e la promessa che arriverà.

    Si parla anche di Blues Brothers - Il plagio, di Monty Python, di Totò, di comicità anglosassone vs italiana, e del politicamente corretto
    nella comicità.

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    "Moulin Rouge! Il Musical" - a Milano da novembre
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  • Sappiamo scrivere musical originali in Italia? La risposta è sì — ma allora perché non lo facciamo?

    In questo episodio di FAQ Musical si entra nel cuore di una questione che brucia: l’Italia è un Paese di talento creativo straordinario, eppure il mercato del musical vive di titoli importati. Piparo spiega il paradosso dal doppio punto di vista del creativo e del produttore — e la risposta non è quella che vi aspettate.

    Si parla dei “musical farlocchi” che girano l’Italia spacciandosi per produzioni Disney, dell’analogia con i finti circhi Orfei, e di perché sui manifesti dei film italiani la parola “musical” non compare mai — neanche quando il film è un musical.

    Ospite della puntata: Bianca Guaccero. Sei anni nello Zecchino d’Oro, dieci anni di danza classica, attrice, cantante, conduttrice, vincitrice di Ballando con le Stelle. Se fosse nata in America sarebbe a Broadway — lo dice Piparo, e dopo questo episodio lo penserete anche voi.

    Bianca racconta un retroscena mai rivelato prima: il provino con Rob Marshall a Los Angeles, il corpo di ballo di Chicago che la invita a provare una coreografia sulla scenografia originale, e la proposta che le cambia la vita — “Ti piacerebbe venire a lavorare qui?”

    Si parla anche di Massimo Ranieri e del suo ruolo, di Hugh Jackman e di cosa significa essere davvero un artista iconico nel musical, e di quel terrore che ogni attore conosce: salire sul palco e dimenticare tutto.

    Chiusura con il FAQ YOU: ai produttori teatrali che spariscono con la cassa a fine stagione.

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  • Ma cos'è davvero un musical? E perché in Italia lo consideriamo ancora un genere di serie B rispetto all'opera e alla prosa?

    Nella prima puntata di FAQ Musical partiamo dalle basi — e le smontiamo una per una.

    Cinque pregiudizi sul musical, la differenza con l'opera lirica, perché il melodramma italiano è diventato business a Broadway, e la domanda che brucia di più: perché sui palchi dei musical finiscono i volti della TV invece dei performer che hanno studiato per anni?

    Massimo Romeo Piparo non si nasconde e risponde senza filtri.

    Quello che sta succedendo oggi al West End e a Broadway gli dà ragione.

    Ospite della puntata: Rossella Brescia.

    Dalla danza classica al Teatro Sistina racconta cosa significa rimettersi in discussione dopo una carriera intera — e cosa succede dietro il sipario quando una frittata cade a terra, una montagnetta di caramelle cresce replica dopo replica e un goccio d’acqua va di traverso due secondi prima di entrare in scena.

    Si parla anche de "Il ragazzo dai pantaloni rosa", il musical tratto dal film sulla storia vera di un ragazzo di 15 anni vittima di cyberbullismo.

    Il teatro musicale è forse lo strumento più potente per parlare ai giovani.

    Chiusura con i FAQ YOU: a chi scarta le caramelle durante lo spettacolo, a chi pensa che il musical debba costare dieci

    euro e a chi dice "pure le ballerine fanno le attrici".

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    "Il ragazzo dei pantaloni rosa" — in tournée da ottobre

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