Episoder
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L'Europa sta registrando temperature mai viste prima, con record, blackout e infrastrutture messe in crisi dal caldo estremo. Eppure, ogni estate ci preoccupiamo e poi dimentichiamo tutto fino all'anno successivo. Forse il problema è anche il modo in cui lo raccontiamo. Dovremmo smettere di parlare di "cambiamento climatico" e iniziare a parlare di "crisi climatica". Ma perché? Ne parlo con Antonello Pasini.
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La lite tra Trump e Meloni ha riportato l'attenzione su una verità spesso dimenticata: la politica la fanno le persone, non meccanismi impersonali. Pur esistendo interessi, lobby e gruppi di pressione, sono i leader a prendere le decisioni finali, talvolta in modo imprevedibile. Episodi come lo scontro con Zelensky o quello con Meloni mostrano come carattere, convinzioni e rivalità personali possano influenzare la politica internazionale. Tuttavia, se i governi cambiano e le scelte possono mutare rapidamente, esiste una dimensione più stabile che tende a sopravvivere ai leader e alle crisi del momento. Anche a quella in corso tra Trump e Meloni. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.
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Manglende episoder?
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Dopo quattordici anni di egemonia conservatrice e le profonde lacerazioni della Brexit, il Partito Laburista era finalmente tornato al governo del Regno Unito con grandi promesse di stabilità. Il nuovo esecutivo si è però ritrovato subito a fare i conti con un paese logorato da una dura crisi economica, dal declino della sanità pubblica e da pesanti polemiche interne. In questo clima di altissima tensione, l'attuale primo ministro ha appena annunciato le sue dimissioni. Ma perché? Ne parlo con Lorenzo Santucci.
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A Bürgenstock, in Svizzera, Iran e Stati Uniti stanno cercando di costruire un accordo su programma nucleare, sanzioni e sicurezza dello Stretto di Hormuz. Washington parla di progressi, ma il memorandum preliminare continua a dividere analisti e osservatori. A rendere tutto più fragile sono però le tensioni sul terreno: l'Iran continua a rivendicare la capacità di controllare Hormuz, mentre i nuovi scontri nel sud del Libano rischiano di compromettere il cessate il fuoco previsto dall'intesa. Poiché Hezbollah è il principale alleato regionale di Teheran, il successo dei negoziati dipende anche da ciò che accadrà lungo il confine libanese. Resta però un'incognita decisiva: Israele difficilmente accetterà di interrompere le proprie operazioni nel sud del Libano. Ma perché? Ne parlo con Giuseppe Dentice.
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Kevin Warsh è diventato il nuovo presidente della Federal Reserve dopo Jerome Powell, spesso criticato da Donald Trump per non aver ridotto i tassi d’interesse con sufficiente rapidità. Durante il suo mandato, Powell ha mantenuto una politica monetaria prudente per contrastare l’inflazione, difendendo l’indipendenza della Fed dalle pressioni politiche. Trump avrebbe voluto una politica più espansiva per sostenere crescita, investimenti e consumi, ma non aveva il potere di rimuoverlo per divergenze sulle decisioni monetarie. Con l’arrivo di Warsh molti si aspettavano un cambio di rotta, ma il nuovo presidente ha deciso di mantenere invariati i tassi d’interesse. Ma perché? Ne parlo con Raffaele Ricciardi.
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Dopo l’incendio di Crans-Montana nella notte di Capodanno 2025, gli studenti italiani coinvolti, pur avendo trascorso mesi lontani dalla scuola per cure e riabilitazione, sono stati tutti promossi. In Svizzera, invece, i coetanei colpiti dalla stessa tragedia sono stati bocciati per il mancato raggiungimento della soglia minima di frequenza prevista dalla normativa. La vicenda evidenzia due approcci diversi al rapporto tra regole e situazioni eccezionali: applicazione rigorosa delle norme da un lato, valutazione delle circostanze umane dall’altro. Questa differenza riflette una tendenza più ampia che emerge anche nel sistema scolastico italiano, dove le bocciature, anche all'esame di maturità, sono sempre più rare. Ma perché? Ne parlo con Daniele Grassucci.
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La guerra in Ucraina sta cambiando rapidamente, con Kiev che intensifica gli attacchi contro infrastrutture strategiche russe anche in profondità nel territorio nemico. Colpire raffinerie e depositi di carburante significa mettere sotto pressione una delle principali fonti di finanziamento dello Stato russo e dello sforzo bellico di Mosca. L'ultima offensiva, che ha coinvolto centinaia di droni diretti verso diverse regioni russe, è tra le più vaste dall'inizio del conflitto. Questa escalation arriva mentre il tema Ucraina torna al centro del dibattito internazionale e delle dinamiche diplomatiche tra le grandi potenze. In questo contesto, sorprende soprattutto il ritorno di Donald Trump sul dossier ucraino, dopo mesi di relativa distanza dal tema. Ma perché? Ne parlo con Gianluca Pastori.
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Dal 2022 la Procura di Milano ha aperto circa venti procedimenti sull'urbanistica cittadina, tutti legati a una stessa contestazione: secondo i magistrati, molte nuove costruzioni sarebbero state autorizzate come semplici ristrutturazioni. Al centro delle accuse c'è l'utilizzo della SCIA, una procedura più rapida che, per l'accusa, sarebbe stata applicata anche a interventi che avrebbero richiesto iter urbanistici più complessi. Il caso simbolo è quello della Torre Milano di via Stresa, diventato il fulcro del dibattito giudiziario e politico fino alla proposta del cosiddetto “Salva Milano”. Queste inchieste hanno messo in discussione il modello di sviluppo urbanistico della città e bloccato numerosi progetti. Due giorni fa, però, nel primo processo arrivato a sentenza, tutti gli imputati sono stati assolti. Ma perché? Ne parlo con Federica Olivo.
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La guerra tra Stati Uniti e Iran si è conclusa senza aver raggiunto nessuno degli obiettivi dichiarati: né il cambio di regime a Teheran, né una soluzione definitiva alla questione nucleare. Per molti osservatori, incluso lo storico israeliano Benny Morris, l'accordo voluto da Trump rappresenta più una tregua che una vittoria. E se Washington esce dal conflitto con risultati modesti, c'è un alleato che potrebbe avere ancora più motivi per essere insoddisfatto. Israele. Ma perché? Ne parlo con Giuseppe Dentice.
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Trump ha annunciato un’intesa preliminare con l’Iran poche ore prima del suo compleanno, presentandola come un successo storico e personale. L’accordo, confermato da Teheran il giorno successivo, prevede la sospensione delle ostilità dirette e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia non si tratta di un trattato di pace, ma di un memorandum d’intesa che rinvia le questioni più delicate. Il tema cruciale del programma nucleare iraniano resta infatti aperto e sarà oggetto di ulteriori negoziati nei prossimi sessanta giorni. Solo allora si potrà capire se l’intesa rappresenterà una vera svolta diplomatica o soltanto una vittoria narrativa per entrambe le parti. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.
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In pochi mesi Roberto Vannacci è passato dall'essere una figura controversa a uno dei protagonisti più discussi della politica italiana. Dopo il successo editoriale e il risultato ottenuto alle elezioni europee, il generale ha consolidato la propria presenza nel dibattito pubblico, conquistando consenso soprattutto tra gli elettori che chiedono una destra più identitaria e meno incline ai compromessi. Anche le sue recenti apparizioni televisive hanno confermato la capacità di imporre temi e argomenti all'agenda politica nazionale. Una crescita che non riguarda soltanto la sua popolarità personale, ma che rischia di influenzare gli equilibri dell'intero centrodestra. Vannacci è un problema serio per Giorgia Meloni. Ma perché? Ne parlo con Alfonso Raimo.
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Dopo quasi quattro mesi di guerra, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran potrebbe essere arrivato a un punto di svolta. Quello che inizialmente sembrava un intervento destinato a provocare il rapido crollo della Repubblica Islamica si è trasformato in un confronto molto più complesso, nel quale Teheran ha dimostrato una capacità di resistenza inattesa. Decisivo è stato il ruolo dello Stretto di Hormuz, la principale leva strategica iraniana, capace di mettere sotto pressione l'economia globale e di allarmare Europa e Stati Uniti. Di fronte al rischio di una nuova crisi energetica e di una ripresa dell'inflazione, l'obiettivo del cambio di regime sembra aver lasciato spazio alla ricerca di una soluzione negoziata. Ora, per la prima volta dopo mesi, Washington e Teheran sembrano davvero vicine a un accordo. Ma perché? Ne parlo con Maurizio Molinari.
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L’Italia sta affrontando uno degli inverni demografici più profondi del mondo sviluppato: nel 2025 le nascite sono state circa 355.000 contro oltre 650.000 decessi, con un saldo naturale negativo vicino alle 300.000 persone. Meno nascite significano meno lavoratori, meno contribuenti e maggiori difficoltà nel sostenere sanità e pensioni, mentre l’aumento dell’aspettativa di vita rende ancora più delicato l’equilibrio del sistema. Il fenomeno riguarda quasi tutto l’Occidente, dove i tassi di fecondità restano sotto il livello di sostituzione, anche se alcuni Paesi continuano a crescere grazie all’immigrazione. Tra questi c’è la Svizzera, che pur avendo una natalità molto bassa continua ad aumentare la propria popolazione. Eppure, mentre gran parte del mondo teme il declino demografico, gli svizzeri sono chiamati a votare una proposta per limitare la crescita della popolazione. Ma perché? Ne parlo con Elettra Bernacchini.
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Dalla fine della Seconda guerra mondiale alla divisione della penisola coreana, la Corea del Nord ha seguito un percorso radicalmente diverso da quello del Sud, fondato sull'autarchia, sul culto della leadership e sul controllo statale dell'economia. Tra carestie, isolamento internazionale, tensioni nucleari e tentativi falliti di riavvicinamento con Seul, il Paese è rimasto per decenni uno degli Stati più chiusi e controversi del pianeta. Eppure, secondo un recente articolo del Wall Street Journal, oggi la Corea del Nord starebbe vivendo una trasformazione economica sorprendente. Un'affermazione che può sembrare provocatoria, ma che trova riscontro in alcuni dati e cambiamenti osservabili. Ma perché? Ne parlo con Simone Di Gregorio.
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Donald Trump prende pubblicamente le distanze da Benjamin Netanyahu e ribadisce che la strategia americana in Medio Oriente viene decisa a Washington, non a Gerusalemme. Mentre gli Stati Uniti puntano a preservare i negoziati con l’Iran e a chiudere il conflitto, Israele continua a considerare la pressione militare lo strumento principale per fermare Teheran. Dietro le dichiarazioni dei due leader emergono priorità politiche e strategiche sempre più divergenti. Trump cerca un risultato diplomatico da spendere sul fronte interno, Netanyahu punta invece sulla sicurezza e sulla prosecuzione della guerra. Un rapporto che per anni è apparso granitico mostra oggi crepe sempre più evidenti. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.
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L'intelligenza artificiale viene presentata come una rivoluzione inevitabile, destinata a trasformare il nostro modo di lavorare e vivere. Eppure, negli Stati Uniti e in Europa cresce la resistenza: si protestano i data center, si contestano le aziende che sviluppano l'AI e perfino nei campus universitari chi ne parla viene accolto da fischi. Da una parte i colossi tecnologici la descrivono come il futuro, dall'altra una parte crescente dell'opinione pubblica teme che stia avanzando troppo in fretta e senza adeguati controlli. Un paradosso che sta emergendo proprio mentre l'AI entra sempre più nelle nostre vite. Ma perché? Ne parlo con Marta Ciccolari Micaldi.
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Donald Trump aveva annunciato un accordo tra Israele e Hezbollah per fermare gli attacchi reciproci, ma la notizia è stata subito smentita da Netanyahu. Nei giorni successivi, nonostante alcuni segnali positivi e le aperture del governo libanese, la tregua non si è concretizzata. Secondo una proposta discussa, il gruppo sciita avrebbe interrotto gli attacchi contro il nord di Israele in cambio della fine delle operazioni israeliane nel sud del Libano. A spegnere le speranze è stato però il suo leader, Naim Qassem, che ha definito inutili i negoziati in corso. Ma perché? Ne parlo con Nadia Boffa.
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Putin, intervenendo al Forum Economico di San Pietroburgo, ha ribadito la disponibilità a trovare un compromesso per porre fine alla guerra in Ucraina, pur confermando che il Donbass resta un punto irrinunciabile per Mosca. Il presidente russo ha inoltre indicato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile mediatore tra Russia e Occidente. Una proposta che suscita però dubbi sulla sua imparzialità, alla luce dei suoi legami con il gruppo energetico russo Gazprom. Nel frattempo, sul campo, l’Ucraina continua a subire una crescente pressione militare e un’intensificazione degli attacchi russi. In questo scenario, Zelensky ha rilanciato la possibilità di un incontro diretto con Putin. Ma perché? Ne parlo con Maurizio Molinari.
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La grazia concessa a Nicole Minetti dal Presidente della Repubblica ha riacceso il dibattito attorno all’ex consigliera lombarda e alle motivazioni che hanno portato al provvedimento. Il Fatto Quotidiano aveva messo in dubbio la correttezza dell’iter, sostenendo che il Quirinale fosse stato indotto in errore e che mancassero i presupposti per la concessione della grazia. Al centro della vicenda, la necessità di assistere un bambino adottato dalla coppia Minetti-Cipriani e affetto da una grave patologia. Le accuse del quotidiano hanno coinvolto anche il Ministero della Giustizia e la Procura Generale di Milano, chiamati a svolgere l’istruttoria prevista dalla legge. Oggi, però, i chiarimenti arrivati sembrano smentire quella ricostruzione. Ma perché? Ne parlo con Federica Olivo.
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Quattro braccianti migranti sono morti bruciati vivi in un minivan ad Amendolara, in Calabria. Le prime indagini collegano il delitto a una disputa sul trasporto dei lavoratori, uno degli ingranaggi del sistema del caporalato. Un fenomeno che continua a sfruttare migliaia di persone attraverso salari da fame, lavoro nero e assenza di tutele. Nonostante decenni di denunce, leggi e promesse politiche, il caporalato resta profondamente radicato nell'agricoltura italiana. Ma perché? Ne parlo con Edoardo Buffoni.
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