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La rotta Balcanica è un tratto geografico percorso dai migranti che dal medio Oriente e dall'Asia si spostano verso i paesi balcanici per raggiungere l'Europa. Pakistan, Afghanistan, Siria, Iraq, Marocco, Iran, Algeria, Palestina, Bangladesh sono i paesi d’origine da cui, secondo dati pubblicati dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, partono la maggior parte delle persone che attraversano questa tratta. La rotta balcanica ha un pattern particolare e diverso rispetto alle precedenti rotte di cui abbiamo parlato: qui raggiungere l'Europa è un percorso ad ostacoli e livelli.
Come operano i trafficanti sulla rotta balcanica? Perché vi sono tratti della rotta più complessi rispetto agli altri? Come influisce l’instabilità politica di molti paesi sul flusso migratorio?
A questi e ad altri interrogativi cerchiamo di dare una risposta, sviscerando i report e i dati rilasciati dalle istituzioni e dalle ONG per far luce su una tra le tratte più complesse che tocca il nostro continente.
Per comprendere approfonditamente la situazione umana della rotta Balcanica abbiamo intervistato Valerio Nicolosi, giornalista, regista e fotoreporter molto attivo sulle rotte migratorie, tematiche sociali e Medio Oriente, che ci ha regalato la sua testimonianza e ha analizzato con noi la complessa situazione umana e politica della rotta definita dai molti “The Game”.
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Per rotta del Mediterraneo Orientale si fa riferimento all’area geografica che interessa i migranti che da Turchia e Libano attraversano il Mar Mediterraneo per raggiungere le coste della Grecia (in particolare le isole egee), l’isola di Cipro e la Bulgaria.
Sebbene le motivazioni che spingono le persone a partire siano quelle comuni alle varie rotte (guerre, persecuzioni etniche o religiose, estrema povertá, cambiamento climatico e violazioni dei diritti umani), per questa tratta in particolare la causa maggiore è da riscontrarsi nella instabilità in Medio Oriente a partire dallo scoppio della guerra civile in Siria, che ha costretto intere popolazioni a scappare per la sopravvivenza.
Come per la tratta del Mediterraneo Centrale, svariate sono state negli anni le azioni dei paesi coinvolti come la Turchia e la Grecia che, insieme all’UE, hanno provato ad attivare piani di intervento per la gestione del fenomeno migratorio. Quali sono i risultati prodotti da questi patti? Qual è la situazione odierna dei migranti interessati in questi paesi, anche in vista della mancanza di dati certi che possano rappresentare concretamente la situazione?
A questi e ad altri interrogativi abbiamo provato a dare una risposta insieme ad Allegra Salvini, presidentessa e fondatrice di ''Florence Must Act", organizzazione no profit che si occupa di creare uno spazio rispettoso dei diritti umani e delle condizioni di accoglienza dei migranti nella politica migratoria europea e che nel 2019 ha svolto volontariato nel campo profughi Moria, sull'isola di Lesbo in Grecia, e ad Alfredo Curto, assistente legale presso il Legal Centre Lesvos, un'organizzazione no-profit in Grecia che si occupa di consulenza legale gratuita per i migranti che arrivano a Lesbos e di azioni di giustizia collettiva per migliorare le politiche di accoglienza e di confine.
Entrambi ci hanno poi dato la testimonianza diretta delle loro esperienze sul campo, dandoci un punto non solo analitico ma soprattutto umano.
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La rotta del Mediterraneo Centrale è un tratto geografico percorso dai migranti che lasciano le coste della Libia e della Tunisia e attraversano il mare fino alle coste italiane e maltesi. Attraverso questa rotta sono arrivati sulle coste europee 158.020 migranti, solo nel 2023. Ma cosa sappiamo del percorso svolto dai migranti che attraversano questa rotta? Cosa stanno facendo l’Europa e l’Italia per garantire la sicurezza e la tutela di chi è costretto ad affrontare questo viaggio? E, soprattutto, quali sono le reali condizioni che queste persone vivono lungo la tratta?
A questi e ad altri interrogativi cerchiamo di dare una risposta, sviscerando i report e i dati rilasciati dalle istituzioni e dalle ONG per far luce su una delle tratte tristemente incisive nel fenomeno migratorio nel Mediterraneo.
Per comprendere approfonditamente la situazione umana della rotta del Mediterraneo Centrale abbiamo intervistato Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italia, che ci ha regalato la sua testimonianza sul soccorso in mare sul nel monitoraggio delle violazioni dei diritti umani e dell’efficacia degli interventi sull’accoglienza dei migranti.