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Maarten Lulof Van Aalderen, giornalista olandese e Vice Presidente dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, racconta a Torostoria cosa è stata l’Ajax di Amsterdam e il suo mitico “Calcio Totale”.
Negli anni ’70, il leggendario Ajax guidato da Johan Cruijff e Rinus Michels ha conquistato un totale di 13 trofei ufficiali, segnando l’era del “Calcio Totale”. La bacheca del club tra il 1970 e il 1979 include lo storico record di 3 Coppe dei Campioni consecutive e il treble classico centrato nella stagione 1971-1972.
Gigi Radice è stato il vero e proprio importatore del “Calcio Totale” in Italia, innamorandosene a tal punto da trasformarlo nella sua personale missione filosofica. Soprannominato “Il Tedesco” per i suoi occhi di ghiaccio e il rigore metodologico, Radice fu folgorato dal miracolo dell’Ajax e dell’Olanda di Cruijff. Decise di innestare quella rivoluzione culturale nel campionato più tatticamente conservatore del mondo: la Serie A italiana. Il capolavoro assoluto nato da questo amore fu il Torino dello Scudetto 1975-1976, una squadra che giocava “all’olandese” pur mantenendo il pragmatismo storico del calcio italiano.
Il Calcio Totale (Totaalvoetbal in olandese) è stato un sistema tattico rivoluzionario in cui qualsiasi calciatore di movimento poteva cambiare ruolo, prendendo il posto di un compagno per mantenere invariata la struttura della squadra.
Nato nei primi anni ’70 grazie al tecnico Rinus Michels e al fuoriclasse Johan Cruijff, questo stile ha scardinato le vecchie marcature a uomo fisse. L’Ajax e la nazionale dell’Olanda ne furono i massimi interpreti mondiali.
I 4 Principi cardine del sistema:
Intercambiabilità dei ruoli: se un difensore avanzava, un centrocampista o un attaccante scalava immediatamente a coprire la sua posizione.
Occupazione dello spazio: la squadra stringeva il campo in fase difensiva e lo allargava al massimo in fase di possesso.
Pressing asfissiante: aggressione immediata sul portatore di palla avversario per recuperare il pallone il più vicino possibile alla porta avversaria.
Trappola del fuorigioco: la linea difensiva saliva all’unisono per mettere in fuorigioco gli attaccanti rivali, riducendo lo spazio di gioco effettivo.
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La mostra itinerante "Toro, lassù qualcuno ti ama", realizzata a 50 anni dalla conquista dell'ultimo scudetto del Torino.
Torostoria ha visitato il Museo del Grande Torino e della Leggenda granata che ha sede a Grugliasco nei pressi di Torino. Roberto Allasia, coordinatore dei volontari del Museo, ci ha accompagnato nella visita della mostra itinerante “Toro, lassù qualcuno ti ama”, realizzata a 50 anni dalla conquista dell’ultimo scudetto del Torino.
Nella prima parte del podcast, il direttore del Museo, Giampaolo Muliari, ci racconta la mission dell’Associazione Memoria Storica Granata, proprietaria del Museo, che ha come scopo sociale l’acquisizione, la catalogazione e la conservazione di ogni oggetto, fotografia, testo o altro ricordo, anche in forma orale, riguardanti la storia della squadra di calcio del Torino, per preservarne e diffonderne la storia e la leggenda, attraverso la creazione di un Museo, l’allestimento di mostre tematiche anche itineranti, la produzione di libri e supporti audiovisivi e di affiancare e supportare il lavoro di chiunque si occupi di Torino e faccia richiesta di assistenza all’associazione.
Il Museo del Grande Torino e della Leggenda granata, nato a Superga nel 2002, dopo qualche anno si sposta nei locali della splendida Villa Claretta-Assandri, di cui sfrutta i circa 650 metri quadri per mostrare ai visitatori svariati cimeli della storia del Torino Football Club dal 1906 ad oggi. Al Museo sono presenti oggetti della storia del Torino, sia di carattere sportivo che di carattere personale di coloro che ne hanno fatto la storia.
Tra questi la Balilla appartenuta a Gigi Meroni, parte della tribuna in legno dello stadio Filadelfia, lo spogliatoio del Filadelfia, la cornetta del “Trombettiere” che dava la carica ai giocatori del Grande Torino, una ruota e l’elica dell’aereo di Superga, decine di migliaia di cimeli tutti originali: documenti, foto, maglie, scarpe, palloni ed effetti personali dei giocatori.
La visita si articola lungo un percorso tematico e cronologico, che unisce sport, cultura e società tra cimeli, documenti e fotografie.
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Il giornalista Fabrizio Turco, autore di “The day after. Il Grande Torino dopo il Grande Torino” (2024) – scritto in collaborazione con Vincenzo Savasta per Bradipolibri – racconta a Torostoria alcune delle storie dell’opera, che ricostruisce in modo approfondito cosa avvenne all’indomani della tragedia di Superga, analizzando documenti inediti, gli atti processuali, i retroscena sulla roulette russa di Lisbona e l’impatto storico di quel dramma.
Fabrizio Turco attualmente si occupa del Torino per il quotidiano La Repubblica. Ha scritto diversi libri sulla squadra granata, in particolare ha raccontato le vicende di Luciano Castellini, Paolo Pulici, Claudio Sala e Andrea Belotti.
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Così i due avversari raccontavano le loro battaglie in una registrazione del 2014.
Claudio Sala e Giuseppe Furino, storici giocatori del Torino e della Juventus, raccontano le emozioni e le passioni dei loro derby della Mole. In queste interviste, realizzate nel 2014, due grandi protagonisti della stracittadina torinese, ricordano i loro duelli passati alla storia.
Claudio Sala, soprannominato il “Poeta del gol” e nato l’8 settembre 1947 a Macherio, è considerato una delle figure più iconiche della storia del Torino, squadra di cui è stato capitano e con cui ha vinto lo storico scudetto del 1975-76 e la Coppa Italia 1970-71.
Ala destra di grande classe e fantasia, Sala è stato celebre per i suoi cross millimetrici che servivano la coppia d’attacco formata da Paolo Pulici e Francesco Graziani, i “gemelli del gol”. Ha disputato 286 partite segnando 25 reti, collezionato 18 presenze con la maglia dell’Italia, partecipando ai Mondiali del 1978 in Argentina. Per due volte è stato premiato con il Guerin d’oro (1976 e 1977) come miglior giocatore della Serie A. Oggi Claudio Sala è Presidente dell’Associazione Ex Calciatori Granata.
Giuseppe Furino è una leggenda della Juventus, club di cui è stato a lungo capitano e bandiera. Soprannominato “Furia” per il suo stile di gioco instancabile, aggressivo e generoso, ha incarnato lo spirito di sacrificio e la dedizione della squadra bianconera tra gli anni ’70 e ’80.
Giocava come mediano difensivo, un classico “incontrista”. Nonostante una statura non imponente (167 cm), sopperiva con un’energia straordinaria, una formidabile intelligenza tattica e la capacità di proteggere le avanzate offensive dei compagni di squadra, come Gaetano Scirea e Marco Tardelli.
Presenze totali: 528 partite ufficiali. Reti segnate: 19 gol. Campionati d’Italia: 8 Scudetti (un record per l’epoca, superato successivamente solo da Gianluigi Buffon e Giorgio Chiellini). Coppe Nazionali: 2 Coppe Italia. Titoli Internazionali: 1 Coppa UEFA (1977) e 1 Coppa delle Coppe (1984). In Nazionale maggiore ha collezionato solo 3 presenze, chiuso nel suo ruolo da altri grandissimi interpreti dell’epoca, ma ha fatto parte della spedizione azzurra ai Mondiali di Messico 1970, dove l’Italia si classificò seconda.
Le conversazioni con Claudio Sala e Giuseppe Furino sono state realizzate da Francesco De Leo nel 2014.
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"Mi fece un goal straordinario, come era in grado di farli lui...Pulici faceva delle cose veramente fuori dal comune".
Dino Zoff è una delle più grandi leggende del calcio mondiale, universalmente considerato uno dei migliori portieri della storia dello sport.
Nato a Mariano del Friuli il 28 febbraio 1942, detiene il record come calciatore più anziano ad aver mai vinto un Campionato Mondiale di calcio, sollevando la coppa da capitano dell’Italia nel 1982 all’età di 40 anni. È inoltre l’unico calciatore italiano ad aver vinto sia l’Europeo (1968) sia il Mondiale (1982) con la maglia della Nazionale.
Ha militato nella Juventus, nel sodalizio più vincente, dal 1972 al 1983, dove ha conquistato 6 scudetti, 2 Coppe Italia e 1 Coppa UEFA. Ha disputato 25 derby contro il Torino (22 in Serie A, 3 in Coppa Italia), vincendone 8, perdendone 8, pareggiandone 9.
Ha subito 23 goal. Da ricordare che il 28/03/1975 subisce 2 goal nella partita di campionato poi vinta a tavolino dal Torino, mentre il 30/04/1980 viene battuto 4 volte ai calci di rigore in un derby di Coppa Italia.
A Torostoria racconta la squadra del Torino, vincitrice del Campionato 1975-76 e classificatasi seconda nella stagione successiva.
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"Il Torino è un punto di riferimento, ma anche un ambiente del cuore, del pensiero e della quotidianità, in cui ti ritrovi con altre persone legate ad una storia... è qualcosa di invisibile, ma sempre presente".
Paolo Aghemo, giornalista di Sky e autore della docuserie di Sky “Lassù qualcuno ti ama” racconta agli ascoltatori di Torostoria le vicende e le caratteristiche di quella leggendaria squadra campione d’Italia nella stagione 1975-76.
L’ epopea del Torino del 1976 rivive su Sky Sport grazie a una nuova e appassionante produzione originale, a cinquant’anni dal settimo e ultimo Scudetto”, che racconta il momento più intenso e simbolico della storia granata dalla leggenda del Grande Torino, nel contesto industriale degli anni 70. La docuserie in tre puntate sarà in onda su Sky e in streaming su NOW a partire da venerdì 15 maggio 2026 alle 21 e alle 22 su Sky Sport Legend, disponibili anche on demand.
Il documentario – a cura del direttore di Sky Sport Federico Ferri e del giornalista Paolo Aghemo, con la regia di Massimo Bomprezzi e Andrea Parini – racconta la storia di una squadra operaia per temperamento e formazione, in contrasto con la più facoltosa Juventus dell’Avvocato, con cui si confrontava la presidenza di Orfeo Pianelli, determinante nella costruzione di quel gruppo di giocatori cresciuti al Filadelfia, e impreziosito da veri colpi di mercato con l’abilità di Beppe Bonetto e la generosità di Pianelli, anticipando spesso la concorrenza.
Tantissime le testimonianze all’interno del percorso narrativo della docuserie: quella tra i pali dell’indimenticato portiere Luciano “Il Giaguaro” Castellini, per 42 anni recordman di imbattibilità del Toro; o quella del difensore Roberto “Faina” Salvadori, del “Jolly” Giuseppe Pallavicini, dell’uomo spogliatoio Romano Cazzaniga, il secondo portiere, che faceva parte della “banda dei brianzoli” guidata dal “Poeta del Gol” Claudio Sala, leader di un centrocampo completato da Patrizio Sala, dalla classe di Renato Zaccarelli e dall’intelligenza tattica di Eraldo Pecci.
Fino ai racconti dei “Gemelli del Gol”, Paolo “Puliciclone” Pulici e Francesco “Ciccio” Graziani.
Insieme a loro, le voci autorevoli di giornalisti, intellettuali e personalità torinesi che negli anni hanno raccontato e respirato la storia granata: lo scrittore Giuseppe Culicchia, Marcello Bonetto, figlio di Beppe, direttore sportivo e dirigente di quel Torino, il critico televisivo Aldo Grasso, Valter Pianelli, nipote del presidente Orfeo, e Piero Chiambretti, affiancati da chi ha vissuto in prima persona gli anni dei Campioni d’Italia, come Cristiana Ferrini, figlia dello storico capitano Giorgio, e da chi ne ha contemplato le gesta da avversario: Mariella Scirea, moglie del compianto Gaetano, e Fabio Capello, oggi apprezzato opinionista di Sky Sport, al tempo centrocampista della Juventus.
Sezione L’Altro Grande Torino
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Paolo Pulici, nato il 27 aprile 1950, è il miglior marcatore di sempre della storia del Torino con 170 gol realizzati. Soprannominato “Puliciclone” dal giornalista Gianni Brera, è il simbolo del club granata degli anni ’70, con cui ha vinto lo storico scudetto 1975-1976 e tre titoli di capocannoniere della Serie A.
Ha vestito la maglia del Torino per 14 stagioni (1968-1982), formando con Ciccio Graziani la celebre coppia dei “Gemelli del Gol”.
Pulici ha segnato 170 reti complessive in 437 presenze con il Torino: (134 in campionato, 29 in Coppa Italia e 7 nelle coppe europee). Ha vinto uno Scudetto nel 1975-76 e una Coppa Italia nel 1970-71. Si è aggiudicato il titolo di Capocannoniere di Serie A in tre stagioni, nel 1973, nel 1975 e nel 1976. Nella Nazionale italiana ha collezionato 19 presenze e 5 reti.
“Pupi”, questo il diminutivo datogli da Aldo Agroppi, ha trascorso un pomeriggio con Torostoria. Lo abbiamo incontrato a Trezzo sull’Adda, dove vive, per farci raccontare il suo immenso amore per il Torino e i suoi colori.
E’ questa la quarta intervista audio di una serie – La Quinta di Radice – che comprende le conversazioni esclusive con Claudio Sala, Eraldo Pecci, Francesco Graziani, Renato Zaccarelli e Paolo Pulici, che componevano il quintetto d’attacco allenato da Gigi Radice.
Su Torostoria la galleria fotografica con le immagini della maglia originale di Paolo Pulici (anno 1976) fotografata – senza teca – da Torostoria al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata per gentile concessione del Direttore Giampaolo Muliari. Si ringrazia per la collaborazione Roberto Allasia.
Ascolta la prima parte: https://www.spreaker.com/episode/la-quinta-di-radice-parla-paolo-pulici-prima-parte--71949951
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Paolo Pulici, nato il 27 aprile 1950, è il miglior marcatore di sempre della storia del Torino con 170 gol realizzati. Soprannominato “Puliciclone” dal giornalista Gianni Brera, è il simbolo del club granata degli anni ’70, con cui ha vinto lo storico scudetto 1975-1976 e tre titoli di capocannoniere della Serie A.
Ha vestito la maglia del Torino per 14 stagioni (1968-1982), formando con Ciccio Graziani la celebre coppia dei “Gemelli del Gol”.
Pulici ha segnato 170 reti complessive in 437 presenze con il Torino: (134 in campionato, 29 in Coppa Italia e 7 nelle coppe europee). Ha vinto uno Scudetto nel 1975-76 e una Coppa Italia nel 1970-71. Si è aggiudicato il titolo di Capocannoniere di Serie A in tre stagioni, nel 1973, nel 1975 e nel 1976. Nella Nazionale italiana ha collezionato 19 presenze e 5 reti.
“Pupi”, questo il diminutivo datogli da Aldo Agroppi, ha trascorso un pomeriggio con Torostoria. Lo abbiamo incontrato a Trezzo sull’Adda, dove vive, per farci raccontare il suo immenso amore per il Torino e i suoi colori.
E’ questa la quarta intervista audio di una serie – La Quinta di Radice – che comprende le conversazioni esclusive con Claudio Sala, Eraldo Pecci, Francesco Graziani, Renato Zaccarelli e Paolo Pulici, che componevano il quintetto d’attacco allenato da Gigi Radice.
Su Torostoria la galleria fotografica con le immagini della maglia originale di Paolo Pulici (anno 1976) fotografata – senza teca – da Torostoria al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata per gentile concessione del Direttore Giampaolo Muliari. Si ringrazia per la collaborazione Roberto Allasia.
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Pierluigi Biondi, abruzzese, sindaco del Comune dell’Aquila conversa con Torostoria sulla sua fede granata e il grande amore per il Torino.
L’Aquila è stata proclamata, dal Ministero della Cultura, Capitale italiana della Cultura 2026. La città, grazie anche ad un contributo statale, potrà valorizzare, per il periodo di un anno, i propri caratteri originali e i fattori che ne determinano lo sviluppo culturale, inteso come motore di crescita dell’intera comunità.
Alle tre di notte del 6 aprile 2009, L’Aquila venne colpita da una forte scossa di terremoto. Il sisma, che fu distintamente avvertito in tutta l’Italia centrale, portò morte e distruzione nel capoluogo abruzzese e in altri 56 comuni. Le vittime furono 309, tantissimi i feriti e gli sfollati. A 17 anni da quella tragedia è ancora vivo il ricordo della paura e dello smarrimento che, all’alba di quel giorno, si presentarono davanti agli occhi dei primi soccorritori. E resta immutato il dolore per chi perse la vita in quella tragedia.
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Con Ossola, Rigamonti, D'Alessandro, Barile, Egri, Carrega, Zapata, D'Aversa e Facchetti.
Torostoria ha realizzato il 4 maggio 2026 un reportage sulle celebrazioni in memoria del 77° anniversario della scomparsa del Grande Torino. Nel podcast ascolterete una serie di testimonianze di alcuni dei tanti che, a loro modo, hanno deciso di essere vicini al Torino e commemorare la squadra perita nella tragedia di Superga del 4 maggio 1949.
Con le voci di Franco Ossola (figlio dell’omonimo attaccante del Grande Torino), Angiola Rigamonti (nipote di Mario Rigamonti difensore centrale del Grande Torino), Leonardo D’Alessandro (Presidente del “Circolo Soci Torino Fc 1906”), Alberto Barile (Direttore operativo del Torino Football Club S.p.A.), Susanna Egri (Ballerina e coreografa ungherese naturalizzata italiana, figlia di Ernő Erbstein, direttore tecnico del Grande Torino), Don Gian Luca Carrega (Docente non stabile incaricato presso l’Istituto Superiore Scienze Religiose) – che ha officiato la messa di commemorazione delle vittime del 4 maggio 1949 tenutasi nella Basilica di Superga – Duván Zapata (Capitano del Torino Fc), Roberto D’Aversa (Allenatore del Torino Fc) e Gianfelice Facchetti (Attore, scrittore e regista teatrale), a Torino per il suo spettacolo teatrale “Il Grande Torino, una cartolina da un paese diverso”.
La giornata si è aperta con una cerimonia organizzata dal “Circolo Soci Torino Fc 1906” in collaborazione con il Torino Fc1906 al Cimitero Monumentale di Torino. Autorità cittadine, delegazioni del Torino Fc, parenti dei caduti, ex Calciatori granata e Soci del Circolo hanno commemorato gli Invincibili. Don Gian Luca Carrega, in sostituzione di Don Riccardo Robella, ha impartito la benedizione alle lapidi. Dopo la cerimonia, primi di salire al Colle di Superga, pranzo del Circolo Soci organizzato presso le Sale dell’Unione Industriali di Torino.
Torostoria ringrazia il prof. Leonardo D’Alessandro, presidente del “Circolo Soci Torino 1906” per aver collaborato alla realizzazione del reportage “Voci del 4 maggio”.
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Con Ossola, Rigamonti, D'Alessandro, Barile, Egri, Carrega, Zapata, D'Aversa e Facchetti.
Torostoria ha realizzato il 4 maggio 2026 un reportage sulle celebrazioni in memoria del 77° anniversario della scomparsa del Grande Torino. Nel podcast ascolterete una serie di testimonianze di alcuni dei tanti che, a loro modo, hanno deciso di essere vicini al Torino e commemorare la squadra perita nella tragedia di Superga del 4 maggio 1949.
Con le voci di Franco Ossola (figlio dell’omonimo attaccante del Grande Torino), Angiola Rigamonti (nipote di Mario Rigamonti difensore centrale del Grande Torino), Leonardo D’Alessandro (Presidente del “Circolo Soci Torino Fc 1906”), Alberto Barile (Direttore operativo del Torino Football Club S.p.A.), Susanna Egri (Ballerina e coreografa ungherese naturalizzata italiana, figlia di Ernő Erbstein, direttore tecnico del Grande Torino), Don Gian Luca Carrega (Docente non stabile incaricato presso l’Istituto Superiore Scienze Religiose) – che ha officiato la messa di commemorazione delle vittime del 4 maggio 1949 tenutasi nella Basilica di Superga – Duván Zapata (Capitano del Torino Fc), Roberto D’Aversa (Allenatore del Torino Fc) e Gianfelice Facchetti (Attore, scrittore e regista teatrale), a Torino per il suo spettacolo teatrale “Il Grande Torino, una cartolina da un paese diverso”.
La giornata si è aperta con una cerimonia organizzata dal “Circolo Soci Torino Fc 1906” in collaborazione con il Torino Fc1906 al Cimitero Monumentale di Torino. Autorità cittadine, delegazioni del Torino Fc, parenti dei caduti, ex Calciatori granata e Soci del Circolo hanno commemorato gli Invincibili. Don Gian Luca Carrega, in sostituzione di Don Riccardo Robella, ha impartito la benedizione alle lapidi. Dopo la cerimonia, primi di salire al Colle di Superga, pranzo del Circolo Soci organizzato presso le Sale dell’Unione Industriali di Torino.
Torostoria ringrazia il prof. Leonardo D’Alessandro, presidente del “Circolo Soci Torino 1906” per aver collaborato alla realizzazione del reportage “Voci del 4 maggio”.
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José Pereira da Costa è l’attuale presidente della Mesa da Assembleia Geral (MAG) del Sport Lisboa e Benfica, figura chiave nella governance societaria del club. Avvocato, ha discusso proposte di regolamento elettorale per aumentare l’universalità del voto per i soci.
In esclusiva per Torostoria racconta il suo amore per il Torino generato dalla tragedia di Superga del 4/05/1949. Giocatori del Torino, dirigenti e giornalisti perirono nel disastro aereo che li riportava a casa, di ritorno da una partita amichevole giocata a Lisbona con il club portoghese del Benfica.
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"Dopo un mio goal nel derby mi chiamò per complimentarsi Giampiero Boniperti. Non lo dimenticherò".
Daniele Fortunato è stato un centrocampista duttile con una lunga carriera nel calcio professionistico italiano. Ha militato in granata tra il 1992 e il 1994, vincendo una Coppa Italia nel 1993, con Emiliano Mondonico allenatore.
Terminata l’attività agonistica nel 1997, ha intrapreso la carriera da allenatore e poi di dirigente. In un primo tempo manager all’Atalanta e osservatore al Torino, in seguito vice allenatore proprio di Mondonico al Cosenza e al Napoli, ha poi assunto incarichi in società di categorie minori, tra cui il Cuneo e l’Ivrea.
In questo podcast per Torostoria racconta la sua vicenda con il Torino Calcio.
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"Il Torino per me è stato tutto. Ho letto la storia del Torino e non puoi non amare una squadra così... Ho cercato sempre di dare quel qualcosa in più, quella cattiveria che ci ho messo nel giocare le mie partite".
Claudio Sala, soprannominato il “Poeta del gol” e nato l’8 settembre 1947 a Macherio, è considerato una delle figure più iconiche della storia del Torino, squadra di cui è stato capitano e con cui ha vinto lo storico scudetto del 1975-76 e la Coppa Italia 1970-71.
Ala destra di grande classe e fantasia, Sala è stato celebre per i suoi cross millimetrici che servivano la coppia d’attacco formata da Paolo Pulici e Francesco Graziani, i “gemelli del gol”.
Ha disputato 286 partite segnando 25 reti, collezionato 18 presenze con la maglia dell’Italia, partecipando ai Mondiali del 1978 in Argentina. Per due volte è stato premiato con il Guerin d’oro (1976 e 1977) come miglior giocatore della Serie A.
Oggi Claudio sala è Presidente dell’Associazione Ex Calciatori Granata.
In questo podcast racconta per Torostoria i suoi trascorsi con la maglia granata.
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Presso la sala conferenze dello Stadio Olimpico Grande Torino, è stata presentata “La partita della Storia”, evento benefico organizzato dall’Associazione Ex Calciatori Granata e dal Torino Football Club con finalità solidale in favore di UGI per celebrare il cinquantesimo anniversario della vittoria dello scudetto del 1976.
In questo podcast, Torostoria vi propone le dichiarazioni dell’allenatore del Torino, Roberto D’Aversa, e Claudio Sala, il capitano del Torino Campione d’italia.
Guarda qui la conferenza stampa completa.
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Giovanni Crivelli, conosciuto da tutti come “Margaro”, è una figura storica e leggendaria del tifo organizzato del Torino, noto per essere stato il capo carismatico degli ULTRAS GRANATA.
Nato a Torino nel 1958, Margaro ha iniziato la sua attività in curva nel 1973 e, all’inizio del campionato 1976-1977, dopo la conquista del settimo scudetto tricolore da parte del Torino, è stato eletto presidente e leader indiscusso del gruppo.
Sotto la sua guida la Curva Maratona vive un periodo d’oro, premiata dalla rivista come la migliore tifoseria d’Europa e diventando un modello di riferimento per il movimento ultras in Italia.
In questo podcast per Torostoria, racconta la sua fede per il Torino.
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Emiliano Mondonico è il simbolo del “Mondo” granata, l’allenatore che meglio ha incarnato lo spirito e l’orgoglio del Torino negli anni ’90, unendo risultati storici a una carica emotiva fuori dal comune.
Il suo rapporto con il club si divide in due fasi principali da allenatore:
Primo ciclo (1990-1994): Il periodo d’oro. Mondonico costruisce una squadra solida e battagliera, capace di competere ai vertici del calcio italiano ed europeo.
Secondo ciclo (1998-2000): Torna per riportare il Torino in Serie A, riuscendo nell’impresa nel 1999.
Sotto la sua guida, il Torino ha vissuto le ultime grandi gioie della sua storia recente:
Coppa Italia 1992-1993: La vittoria del trofeo in una doppia finale epica contro la Roma.
Coppa Mitropa 1991: Un successo internazionale che consolidò il prestigio della squadra.
Finale di Coppa UEFA 1992: Lo storico cammino interrotto solo dai pali e dai legni della finale di ritorno contro l’Ajax.
L’immagine simbolo di Mondonico resta quella della sedia alzata al cielo ad Amsterdam (13 maggio 1992). Quel gesto di protesta per un rigore negato a Cravero divenne l’emblema del “tremendismo granata”: la rabbia dignitosa di chi non si arrende ai torti e combatte fino all’ultimo secondo. Per i tifosi, Mondonico non è stato solo un tecnico, ma un uomo che parlava la loro stessa lingua, capace di piangere e gioire insieme alla curva.
Emiliano Mondonico scompare il 29 marzo 2018 a Milano, all’età di 71 anni e la sua morte suscita una profonda commozione in tutto il mondo del calcio, non solo tra i tifosi delle squadre che aveva allenato.
Sua figlia, Clara Mondonico, racconta a Torostoria la passione del suo papà per i colorio granata.
In apertura un frammento dell’intervista realizzata da Hervé Bricca a Emiliano Mondonico, “Ricordo di un allenatore dal cuore grande”.
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Emiliano Mondonico è il simbolo del “Mondo” granata, l’allenatore che meglio ha incarnato lo spirito e l’orgoglio del Torino negli anni ’90, unendo risultati storici a una carica emotiva fuori dal comune.
Il suo rapporto con il club si divide in due fasi principali da allenatore:
Primo ciclo (1990-1994): Il periodo d’oro. Mondonico costruisce una squadra solida e battagliera, capace di competere ai vertici del calcio italiano ed europeo.
Secondo ciclo (1998-2000): Torna per riportare il Torino in Serie A, riuscendo nell’impresa nel 1999.
Sotto la sua guida, il Torino ha vissuto le ultime grandi gioie della sua storia recente:
Coppa Italia 1992-1993: La vittoria del trofeo in una doppia finale epica contro la Roma.
Coppa Mitropa 1991: Un successo internazionale che consolidò il prestigio della squadra.
Finale di Coppa UEFA 1992: Lo storico cammino interrotto solo dai pali e dai legni della finale di ritorno contro l’Ajax.
L’immagine simbolo di Mondonico resta quella della sedia alzata al cielo ad Amsterdam (13 maggio 1992). Quel gesto di protesta per un rigore negato a Cravero divenne l’emblema del “tremendismo granata”: la rabbia dignitosa di chi non si arrende ai torti e combatte fino all’ultimo secondo. Per i tifosi, Mondonico non è stato solo un tecnico, ma un uomo che parlava la loro stessa lingua, capace di piangere e gioire insieme alla curva.
Emiliano Mondonico scompare il 29 marzo 2018 a Milano, all’età di 71 anni e la sua morte suscita una profonda commozione in tutto il mondo del calcio, non solo tra i tifosi delle squadre che aveva allenato.
Sua figlia, Clara Mondonico, racconta a Torostoria la passione del suo papà per i colorio granata.
In apertura un frammento dell’intervista realizzata da Hervé Bricca a Emiliano Mondonico, “Ricordo di un allenatore dal cuore grande”.
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Eraldo Pecci – soprannominato “Piedone” per via della grandezza dei suoi piedi – è stato centrocampista di ruolo, regista sopraffino, uno dei protagonisti dell’ultimo scudetto granata nella stagione 1975-1976. Nel 2022 è stato inserito nella Torino FC Hall of Fame.
Pecci ha collezionando con il Torino 203 presenze (153 in campionato, 33 in Coppa Italia e 16 nelle Coppe europee), segnando 16 gol (10 in campionato, 4 nella coppa nazionale e 2 in Europa). Ha esordito in Serie A nel 1974 con i rossoblù, vincendo una Coppa Italia. Ha giocato a Napoli, assieme a Diego Armando Maradona, e ha vestito anche le maglie di Fiorentina e Vicenza. Ha collezionato 6 presenze con l’Italia e ha fatto parte della spedizione ai Mondiali del 1978 in Argentina. Oggi è un opinionista di successo.
A 50 anni dallo scudetto, conquistato 27 anni dopo la tragedia di Superga, Pecci si racconta, in questo podcast, a Torostoria.
E’ questa la seconda intervista audio di una serie – La Quinta di Radice – che comprende le conversazioni esclusive con Claudio Sala, Eraldo Pecci, Francesco Graziani, Renato Zaccarelli e Paolo Pulici, che componevano il quintetto d’attacco allenato da Gigi Radice.
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Gian Carlo Caselli, nato ad Alessandria nel 1939, è stato giudice istruttore a Torino dove, per un decennio, ha condotto le inchieste sulle Brigate rosse e Prima linea. Dal 1993 al 1999 ha guidato la Procura della Repubblica di Palermo. È stato direttore generale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Dal marzo 2001 è stato il rappresentante italiano a Bruxelles nell’organizzazione comunitaria Eurojust contro la criminalità organizzata. Nel 2013 ha lasciato l’attività di magistrato, raggiunta l’età della pensione.
Caselli è un grandissimo tifoso del Torino, ancora oggi è sempre presente allo Stadio Olimpico-Grande Torino per seguire la sua squadra del cuore. Lo abbiamo incontrato nella sua dimora torinese per parlare della sua grande passione calcistica. Ha assistito alle ultime partite del Grande Torino allo Stadio Filadelfia. I suoi ricordi sul 4 maggio ’49, su Gigi Meroni, Giorgio Ferrini, il Torino di Gustavo Giagnoni, lo scudetto del ’76 e della stregata notte di Amsterdam.
Il magistrato tempo fa, attraverso le colonne della Gazzetta dello Sport, rivolse all’Unesco – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, la Comunicazione e l’Informazione – l’invito a considerare il Grande Torino patrimonio dell’umanità: “Senza forzare più di tanto gli schemi dell’Unesco, si può sostenere che anche il Grande Torino merita di essere considerato un patrimonio dell’umanità”
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