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Si fa più mirata la corsa ai titoli dell’intelligenza artificiale. Il coinvolgimento del retail ricorda la dinamica dei meme stocks dei tempi del Covid, ma con molto maggiore maturità e consapevolezza. Un peccato, se si mantiene la dovuta prudenza, voltare le spalle al fenomeno.
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Sale la tecnologia e sale il petrolio, ma nei portafogli la prima è ben rappresentata, mentre il peso dell’energia è ridotto. Abbinare i due settori può essere in realtà una buona diversificazione.
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Eksik bölüm mü var?
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Inflazione, crisi energetica e possibili rialzi dei tassi non preoccupano molto le borse, concentrate sugli utili e sulle prospettive dell’AI. Dopo hyperscalers e memorie, si apre ora il ciclo della fotonica, nel quale è presente anche l’Europa.
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Sarà a Pechino che Trump e XI troveranno una via d’uscita al conflitto nel Golfo? Intanto l’AI cinese avanza, ma continua ad avere valutazioni molto più basse di quella americana, che si cinesizza nel suo modello di business.
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Molti fattori strutturali spingono l’anno prossimo, una volta passati gli effetti della crisi energetica, verso la disinflazione. I fattori politici (disavanzi, tagli dei tassi in America) e climatici (El Nino) andranno però nella direzione opposta.
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I mercati si concentrano sull’unico scenario certo, il presente, e vedono una netta prevalenza di fattori positivi. Il quadro è però molto fluido e induce a considerare l’acquisto di protezione per i portafogli.
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Il conflitto ha fatto apparire secondari i problemi che angustiavano i mercati in precedenza e ha rivelato una resilienza imprevista in molti settori, tra cui quello energetico. Ora bisogna però che la guerra finisca davvero.
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Perché l’azionario recupera quasi tutto mentre i governativi lunghi restano indietro. I sussidi dei governi sull’energia conterranno l’inflazione ma peseranno sui disavanzi pubblici. La Cina riesce a mantenere invariati gli approvvigionamenti di petrolio e conferma la strategia della pazienza verso Taiwan.
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La buona tenuta dei mercati azionari e obbligazionari permette ai governi di contenere il costo del debito e non genera, se non in misura limitata, un effetto ricchezza negativo che comprimerebbe i consumi.
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Tra Taco e trattative, le borse non vogliono pensare a un conflitto prolungato. Le scorte di greggio sono ampie, ma mal distribuite. Scottate dall’inflazione degli anni scorsi , le banche centrali scelgono, almeno come narrazione, una linea di fermezza. Le ragioni della debolezza dell’oro.
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Non spendere subito tutto lo spendibile in protezione, ma attrezzarsi per un conflitto che potrebbe allungarsi e non avere necessariamente vincitori e vinti ben definiti
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E’ importante che i mercati mantengano la calma, ma non ci sarà pace finché il controllo di Hormuz rimarrà iranano. La pace potrebbe richiedere tempi lunghi e per ora.nella gestione dei portafogli, è opportuno rimanere sulla difensiva.
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Probabilmente la guerra non sarà lunga, ma lo scenario di coda di un conflitto che si cronicizza e di una minicrisi energetica inducono, per ora, a non approfittare dei modesti ribassi azionari.
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Gli aspetti disinflazionistici dell’AI, la nuova Fed di Warsh, il raffreddamento dei consumi e la perdita di slancio dell’azionario favoriscono la parte lunga della curva americana. Ma è proprio vero che l’AI porta solo deflazione?
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Sotto la superficie apparentemente immobile, l’azionario corregge gli eccessi e riporta ordine nei valori relativi. Saranno alla fine i bond e l’Asia a trarre vantaggio dall’AI?
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I mercati mettono in discussione la solidità finanziaria dei progetti legati all’AI. Presto ne metteranno in discussione anche la redditività. Non è un addio al settore, ma un arrivederci. Nel frattempo c’è tutto un mondo su cui investire.
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Ripiegati su se stessi, i mercati mettono tutto in discussione. Tornano i dubbi sul dollaro, ma affiorano anche quelli sul debasement. Sottosopra la tecnologia. Succede quando le valutazioni sono elevate, ma non ci sono seri motivi per sgonfiarle.
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Diversamente dal 2025, non è la stagflazione ma il surriscaldamento a tutti i costi a indurre i mercati a prendere le distanze dal dollaro. E in borsa ci sono di nuovo dubbi sull’eccezionalismo tecnologico americano.
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Il 2026 si apre con le migliori premesse per l’inflazione e la crescita. Attenzione però alla geopolitica, ai disavanzi pubblici, alle politiche industriali sempre più invasive e alle valutazioni elevate. Rimanere investiti, ma controllare bene i rischi legati alla volatilità.
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Dal 1950 scende la quota dei redditi da lavoro e sale il prezzo delle case. Sull’affordability si giocheranno le elezioni di mid.term. Tre strade per migliorarla, una sola percorribile. Trump la perseguirà con tutte le sue forze.
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