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  • Un quesito che ci viene posto molto spesso sulla nostra pagina riguarda l'organizzazione del sistema scolastico in Italia! Infatti, ogni sistema scolastico cambia a seconda del Paese in cui ci si trova e per molti stranieri risulta difficile capire la suddivisione e il funzionamento di quello italiano. Pertanto, nella lezione seguente, chiariremo ogni vostro dubbio al riguardo!

    



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    La struttura del sistema scolastico in Italia
     

    Prima di cominciare, dovete sapere che le scuole italiane si dividono in:

    - pubbliche: finanziate dallo Stato

    - private: mantenute tramite le rette, ovvero le somme in denaro versate degli studenti

    I programmi di entrambi questi tipi di scuola seguono le normative che arrivano direttamente dal MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca)

    Vediamo ora le varie tappe:
    1) scuola dell'infanzia 
    Questa scuola, la cui frequentazione non è obbligatoria (i genitori possono decidere di iscrivere i figli in base alle necessità), si suddivide in:

    - asilo nido: frequentato da bambini da 0 a 3 anni

    - scuola materna: frequentata da bambini da 3 a 6 anni

     

    A partire dai 6 fino ai 16 anni d’età, frequentare la scuola diventa obbligatorio, come stabilito dalla legge, e si entra a far parte della cosiddetta scuola dell’obbligo, la quale comincia con:
    2) scuola primaria o elementare
    Questa scuola è frequentata dagli studenti da 6 agli 11 anni: dura quindi 5 anni. In questo periodo,
    bambini e bambine imparano a scrivere e leggere, e apprendono le prime informazioni di storia, geografia, matematica, grammatica italiana, scienze, musica e ginnastica e da pochi anni anche la lingua inglese e l’informatica, mentre lo studio della religione è facoltativo.

     
    3) scuola secondaria di primo grado o scuola media 
    Questa tappa dura 3 anni e coinvolge gli studenti dagli 11 ai 13 anni. Durante questo periodo, gli studenti approfondiscono le materie apprese alle scuole elementari e, al termine del percorso, devono sostenere l' esame di terza media, che consiste in:

    prova scritta di italiano
    prova scritta di matematica
    prova scritta di lingue
    prova orale che consiste nell'esposizione di un percorso su un determinato argomento che comprenda tutte le materie studiate.

     
    4) scuola secondaria di secondo grado o scuola superiore
    Questa tappa dura 5 anni e coinvolge gli studenti dai 14 ai 19 anni d'età, ma già a 16 anni i ragazzi e le ragazze possono abbandonare gli studi.

    Gli studenti possono scegliere tra 3 tipi di scuole superiori, in base ai loro obiettivi:

    Liceo: offre un’istruzione più teorica e orientata al proseguimento degli studi all'università e, in base alle materie approfondite, possono essere di diversi tipi:

    - classico (latino, greco e italiano)

    - scientifico (matematica, fisica e scienze)

    - linguistico (inglese e lingue straniere)

    - tecnologico (informatica)

    - artistico (arte),

    - musicale (musica).

    Istituto tecnico-professionale: dove allo studio si affianca l’apprendimento di abilità tecnico-pratiche, adatte all'inserimento nel mondo del lavoro in settori come:

    - economia

    - turismo

    - tecnologia

    - agricoltura

    - professioni sanitarie

    ITF (Istruzione e formazione professionale): in cui si apprendono competenze più pratiche, di tipo professionale. Alcuni dei lavori su cui questi istituti si concentrano sono:

    - idraulico

    - elettricista

    - parrucchiere

    - estetista…

    Alla fine della scuola superiore si deve sostenere un’altra prova, il temutissimo esame di maturità (o esame di Stato) suddiviso in 3 parti scritte e 1 orale, il cui superamento permette di ottenere il diploma di maturità, grazie al quale si può accedere all'università.

     
    5) università
    Si divide in:

    Primo ciclo: comunemente chiamato laurea triennale e, come suggerisce il nome, dura tre anni.

  • Nella lezione seguente vi daremo alcuni consigli importanti per smettere di tradurre ogni frase che pensate nella vostra lingua madre e iniziare così a parlare in maniera più fluida in italiano! Purtroppo questo è un problema comune a tutti quelli che provano a imparare un’altra lingua e ricorrere alla traduzione può sembrare la soluzione più semplice per relazionarci ad una nuova lingua, ma purtroppo non è così! Rimanete con noi per scoprire insieme questi magici trucchetti!

    



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    6 trucchetti per parlare italiano in modo più fluido
    1) Non tradurre FIN DALL'INIZIO!
    Se si è dei principianti, affidarsi alla traduzione sarà inevitabile, perché, soprattutto nei primi anni di scuola, è il metodo che ci viene insegnato per apprendere i vocaboli. Ma per apprendere davvero una lingua bisogna affidarsi ai propri sensi, quindi osservando, guardando, ascoltando, odorando, assaggiando, toccando e anche imitando, proprio come si fa durante l'infanzia. In età avanzata può risultare piuttosto complicato, ma con una pratica costante sarà possibile arricchire il nostro vocabolario in maniera completa ed efficace!

     
    2) Non usare il dizionario BILINGUE!
    Il dizionario MONOLINGUE è uno straordinario strumento, più utile del dizionario BILINGUE, in quanto vi aiuterà ad apprendere il significato delle parole della lingua che volete apprendere, attraverso il contesto indicato dal dizionario aiutandovi a pensare in quella lingua. Magari con aggettivi e verbi potrà risultare difficile all'inizio, ma non demordete e continuate a provare!

     
    3) Parla CON TE STESSO nella lingua che stai imparando!
    Parlare da soli, ad alta voce, nella lingua che volete apprendere è un esercizio importantissimo che vi aiuterà poi a pensare più facilmente in quella stessa lingua. Provate a farlo mentre state guidando, cucinando o passeggiando, provando a descrivere le azioni che state compiendo o quello che vedete, vi aiuterà ad apprendere nuove parole e a migliorare la coordinazione tra le frasi, permettendovi allo stesso tempo a correggere i vostri errori!

     
    4) PENSA in un’altra lingua SEMPRE!
    Una volta presa dimestichezza parlando da soli a voce alta, potrete iniziare anche a pensare nella lingua che state imparando! Iniziate esercitandovi a parlare ad alta voce quando siete da soli e, una volta pronti, iniziate a pensare nella lingua straniera SEMPRE, o almeno il più spesso possibile!

    Anche in questo caso, esercitatevi a descrivere nella vostra mente quello che vedete intorno a voi per capire quali e quanti vocaboli conoscete e in che cosa potete migliorare!

     
    5) IMMERGITI nella lingua!
    Quando svolgete un'attività che non richieda la vostra totale concentrazione, come cucinare o pulire, assicuratevi di ascoltare qualcosa (magari con degli auricolari) nella lingua che volete imparare! Questo metodo funziona davvero poiché ascoltare qualcosa passivamente vi aiuterà a riconoscere e distinguere pronunce e accenti nuovi; invece, con l'ascolto attivo, potrete familiarizzare con nuove parole e formule grammaticali e colmare le vostre lacune.

    Se non sapete cosa ascoltare, vi consiglio di guardare il nostro video sui 5 canali YouTube e i 5 podcast in italiano più utili e famosi!
    6) Esercitati TUTTI I GIORNI!
    Siamo consapevoli che sia molto difficile ma non c’è altro modo: ci si deve esercitare con costanza e impegno, concentrandosi al massimo, anche solo per 20 minuti al giorno. Pertanto, non potete usare la scusa di non avere abbastanza tempo per lo studio!

     

    Bene, questi sono i nostri consigli per smettere di tradurre continuamente e iniziare a pensare direttamente in un'altra lingua straniera. Speriamo possano tornarvi utili, ma se volete migliorare ulteriormente il vostro italiano, non perdetevi il nostro corso Italiano in Contesto e il nostro libro Italiano Colloquiale: con la nostra offerta 2x1 potrete avere entrambi a soli 69€!

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  • Per comprendere correttamente il significato di una frase è spesso necessario capire il ruolo che svolge ogni elemento che la compone. Nella lezione seguente, pertanto, parleremo dell’analisi logica, che viene usata per classificare le funzioni che svolgono i diversi elementi della frase: soggetto, predicato, complementi e così via.

    



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    Gli elementi della frase in analisi logica 
    Prima di addentrarci in questo argomento, bisogna chiarire che in una frase (o proposizione) ci sono alcuni elementi fissi, che non possono mancare e altri elementi che aggiungono informazioni e precisazioni al nucleo della frase, ma che sono facoltativi

    Gli elementi fissi sono:
    Soggetto
    Il "soggetto" è l’elemento di cui il predicato (costituito dal verbo) esprime qualcosa e può indicare:

    la persona o la cosa che compie l’azione:

    "Paolo mangia" / "La penna scrive"

    la persona o la cosa di cui viene espressa una qualità:

    Esempi: "Paolo è bello" / "La penna è rossa"

    la persona o la cosa che subisce l’azione:

    Esempi: "La mela è mangiata" / "La penna fu comprata"

     

    Il "soggetto", inoltre, può essere:

    un sostantivo, proprio o comune

    Esempi: "Paolo scrive" / "La lavatrice si è rotta"

    un pronome

    Esempi: "Voi avete parlato" / "Lei ha ricevuto un regalo"

    sottinteso, quando è un pronome, ma non è necessario renderlo esplicito perché scontato o già noto:

    Esempio: "Siamo (noi) andati a pranzo fuori"

    Predicato
    "Il predicato" è l'elemento che dice qualcosa a proposito del soggetto: chi è, com'è, cosa fa, cosa subisce
    e può essere:

    nominale

    - formato dal verbo “essere” (chiamato copula) + un sostantivo o un aggettivo (chiamato nome del predicato):

    Esempi: "Marco è un architetto" / "Marco è ricco"

    - formato da un verbo copulativo ovvero verbo che non ha un significato da solo, ma ha bisogno di un aggettivo o di un nome per assumere un significato compiuto (sembrare, diventare, dire) + un sostantivo o un aggettivo (chiamato predicativo del soggetto):

    Esempi: "Paolo è stato eletto Presidente" / "Federico è diventato capitano della squadra"

     

    verbale

    - formato da un qualsiasi altro verbo che non sia "essere" o un copulativo:

    Esempi: "Marco vive a Los Angeles" / "Marco lavorava tanto" / "Il libro è stato letto" / "Ci laveremo dopo"

     

    Gli elementi facoltativi, invece, sono:
    Complemento
    Il "complemento" arricchisce e completa il contenuto della frase dando informazioni aggiuntive.
    Ci sono davvero tanti complementi, ma  è generalmente possibile riconoscerli attraverso una domanda:

    oggetto: risponde alla domanda “Chi? Che cosa?”

    Esempio: "Luigi compra una macchina"

     

    di specificazione: risponde alla domanda “Di chi? Di che cosa?”

    Esempio: "La professoressa di matematica è simpatica"

     

    di termine: risponde alla domanda “A Chi? A che cosa?”

    Esempio: "Ho comprato un regalo alla mia amica"

     

    d'agente (per le persone) / di causa efficiente (per le cose): rispondono alla domanda “Da Chi? Da che cosa?”

    Esempio: "Il ladro è stato arrestato dai poliziotti / Luca è stato colpito dalla palla"

     

    di causa: risponde alla domanda “Per quale motivo?”

    Esempio: "Troppa gente muore di fame"

     

    di fine: risponde alla domanda “Con quale scopo/fine?”

    Esempio: "Compriamo il cibo per la festa di stasera"

     

    di mezzo: risponde alla domanda “Per mezzo di chi? Per mezzo di che cosa?”

    Esempio: "Siamo andati a Madrid in macchina"

     

    di compagnia (con le persone)/ unione (con le cose): rispondono alla domanda “Insieme a chi? Insieme a che cosa?”

    "Ho fatto shopping con Stefania / La bambina dorme sempre con la sua bambola"

     

    di luogo:

    stato in luogo: risponde alla domanda “Dove? In che luogo?”

    Esempio: "Abito in Italia"

    moto a luogo: risponde alla domanda “Verso dove? Verso quale luogo?”

  • Per poter comprendere e parlare bene una lingua è fondamentale avere un’ottima conoscenza di tutti gli elementi grammaticali! Pertanto, nella lezione seguente vedremo nel dettaglio le parti del discorso a cui appartengono gli elementi di una frase che bisogna individuare quando svolgiamo analisi grammaticale. Inoltre, alla fine del video relativo a questa lezione troverete delle frasi con cui potrete esercitarvi a fare l'analisi grammaticale.

    



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    Le 9 parti del discorso nell'analisi grammaticale
     
    1) articolo
    Tipo: - determinativo (il, lo, la, i, gli, le)

    - indeterminativo (un, uno, una)

    - partitivo (del, dello, della, dei, degli, delle)

    Genere: maschile o femminile

    Numero: singolare o plurale

     
    2) nome (o sostantivo)
    Tipo: - proprio: identifica in modo univoco un individuo o un’entità (Mario, Rossi, Milano...)

    - comune: identifica in modo generico gli elementi, facendo riferimento alla categoria (cuoco, muro, cane...)

    - concreto: indica persone, animali e oggetti che si possono conoscere attraverso i sensi, ossia vedere, toccare, udire, annusare, gustare (casa, mattone, macchina...)

    - astratto: indica idee, sensazioni, concetti che non sono tangibili, che non si possono sperimentare con i sensi (amore, gioia, odio...)

    - individuale: indica un singolo individuo o entità (persona, animale, cosa, concetto)

    - collettivo: indica un insieme di cose, persone o animali (stormo, branco, gente...)

    Genere: maschile o femminile

    Numero: singolare o plurale

    Struttura morfologica: - primitivo: costituito solo da una radice e una desinenza (uomo, vaso, casa...)

    - derivato: formato con l’aggiunta di prefissi e/o suffissi (cittadino, ingiustizia)

    - composto: formato da due o più parole (camposanto, sordomuto, benestare...)

    - alterato: formato con diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi, dispregiativi (casina, casona, casetta, casaccia)

     
    3) aggettivo
    Tipo: - qualificativo: descrive la qualità di qualcuno o qualcosa (bello, brutto, semplice, interessante…)

    - possessivo (mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro)

    - dimostrativo (questo, quello, codesto, stesso, medesimo)

    - indefinito (tutto, alcuno, molto, tanto, ciascuno, poco, nessuno, altro, certo, parecchio, quanto, troppo, tale, vario, alquanto, diverso, altrettanto, qualche, qualsiasi, qualunque, ogni)

    - numerale: cardinale (uno, due, tre... )/ ordinale (primo, secondo, terzo...)/ moltiplicativo (doppio, triplo, quadruplo...) / distributivo (a uno a uno, a due a due…)

    - interrogativo / esclamativo (che, quale, quanto)

    Genere: maschile o femminile

    Numero: singolare o plurale

    Struttura (solo per gli aggettivi qualificativi): - primitivo: costituito solo da una radice e una desinenza (alto,
    dritto, onesto, rosso…)

    - derivato: formato con l’aggiunta di prefissi e/o suffissi (criticabile, ombroso, infelice…)

    - composto: formato da due o più parole (sacrosanto, agrodolce…)

    - alterato: formato con diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi, dispregiativi (bellino, birbantello, golosone, poveraccio)

    Grado (solo per gli aggettivi qualificativi): - positivo (forma base)

    - comparativo: di minoranza (meno… di… )/ uguaglianza (tanto… quanto…) / di maggioranza (più… di…)

    - superlativo: relativo (il più … di / assoluto (-issimo)

     
    4) pronome 
    Tipo: - personale soggetto (io, tu, noi, voi…)

    - personale complemento (me, te, ci…)

    - possessivo (il mio, il tuo…)

    - dimostrativo (questo, codesto, quello, stesso, medesimo, costui, colui, ciò)

    - indefinito (uno, qualcuno, ognuno, nessuno, alcuno, altro, chiunque, qualcosa, alcunché, checché, niente, nulla, poco, molto, alquanto, diverso, vario, parecchio, tanto, troppo, altrettanto, tutto, certo);

    - relativo (che, cui, chi, il quale)

    - misto (chi, quanto: chi fa la, l’aspetti; quanto detto non è vero...)

    - interrogativo / esclamativo (chi, che,

  • Gli italiani tendono ad utilizzare molto spesso termini in inglese in discorsi in italiano, molto probabilmente per darsi un tono e sembrare interessanti. Ma c'è una parola che viene usata molto, molto più di altre: ok. Per questo, nella lezione seguente vedremo alcune alternative italiane a questa parolina ormai radicata nei discorsi di tutti i giorni.

    



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    Le migliori alternative italiane alla parola "ok"
     

    Innanzitutto, bisogna precisare che la parola ok viene utilizzata in molti contesti diversi, con significati diversi. Di conseguenza, ogni significato ha una propria alternativa in italiano:
    1) va bene/ d'accordo
    Possiamo usare queste alternative quando OK è usato come risposta per dare consenso, approvazione, per rispondere affermativamente a un comando o una richiesta, dicendo che abbiamo intenzione di portarli a termine anche se senza troppo entusiasmo.

    Esempi: "- Mi passi a prendere, per favore? - D’accordo..."

    "- Andiamo a ballare stasera! - Va bene…"

    Se dette con un’intonazione un po’ allungata e leggermente sarcastica, indicano che faremo quanto chiesto, ma… ce ne stiamo lamentando perché davvero non vorremmo farlo!

    Esempio: "- Andiamo a fare shopping? - Vaaaa beeeene…"

     
    2) (ma) certo/altroché
    Possiamo usare queste alternative negli stessi casi visti prima, ovvero come risposta a un comando o una richiesta. Inoltre, se dette con intonazione vivace, sottolineano il nostro entusiasmo nel fare quanto chiesto.

    Esempi: "- Abbiamo vinto la lotteria! Compra lo champagne! - Altroché! Siamo ricchi ora!"

    "- Andiamo a prenderci un caffè? Ma certo! - Ho proprio bisogno di un po’ di caffeina… "

     
    3) ho capito/ha senso/tutto chiaro
    Queste forme si usano quando ascoltiamo un consiglio, un suggerimento, un chiarimento o delle spiegazioni su come fare qualcosa e si vuole dimostrare che si sta seguendo il ragionamento, che non si hanno dubbi e che quella persona può proseguire, magari annuendo e aggiungendo “mh-mh”.

    Esempi: "- Per fare una live su Instagram devi cliccare su Your Story dalla foto profilo e poi su “Live”
    - Mh-mh, tutto chiaro! Ne farò una più tardi".

    "- Forse dovresti assumere un’assistente: la tua agenda è un caos! - Mh… Ha senso… Ne cercherò una!"

    "- Quando parlerai durante la conferenza, non fissare nessuno in particolare, così non sarai distratta e non dimenticherai quello che devi dire! - Ho capito! Cercherò di seguire questi consigli!"

     
    4) (ci) siamo intesi/perfetto/ abbiamo un accordo/ mi sembra eccellente
    Queste espressioni si usano per concordare qualcosa con qualcuno, per dire a quella persona che l’idea sembra buona, che si è raggiunto un accordo e che se ne rispetteranno le condizioni.  In contesti formali (o anche in contesti informali in maniera scherzosa), queste espressioni possono anche essere accompagnate da una stretta di mano e possono essere combinate.

    Esempi: "- La nostra banca le concederà il prestito che ha richiesto! Deve solo rispettare le scadenze dei pagamenti delle rate! Perfetto! Mi sembra eccellente! La ringrazio!"

    "- Ti aiuterò con il tuo computer a patto che tu mi dia una mano con il trasloco domani!
    - Siamo intesi! Ma dopo il trasloco andiamo a mangiare una bella pizza! - Abbiamo un accordo!"

     
    5) bene.../allora.../dunque...
    Possiamo usare queste forme quando stiamo per cominciare a parlare, quando stiamo per iniziare un discorso.

    Esempio: "Bene, come molti di voi sapranno, oggi siamo qui per discutere di un eventuale ampliamento della nostra azienda anche all'estero…"

     
    6) vabbè..../ fai come vuoi
    Queste espressioni accompagnate da un tono e/o un’espressione del viso fredda, sono usate quando vogliamo chiudere velocemente un discorso perché ci fa innervosire o perché non ne vogliamo più sapere. Magari se qualcuno ci dice che farà qualcosa che non ci va a genio, ma non abbiamo intenzione di dirglielo apertamente ...

  • In questo video vi presenteremo i canali YouTube e i podcast in italiano più interessanti e utili per imparare a parlare meglio e per raggiungere un buon livello in italiano, ma non solo: infatti, gli argomenti che trattano sono tra i più disparati, così da accontentare un po’ tutti i gusti!

    



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    I 5 canali Youtube e i 5 podcast Italiani più famosi
     

    Iniziamo con i 5 canali Youtube:
    1) Clio MakeUp
    Il primo canale della lista è in gran parte dedicato al make-up, al trucco. Clio è l’ideatrice di questo canale, una donna italiana che vive negli Stati Uniti, dove ha frequentato una scuola professionale per truccatori e nei suoi video tratta un po’ di tutto: tutorial in cui spiega come realizzare un determinato trucco, recensioni di prodotti, trucco di personaggi famosi accompagnato a volte da mini-interviste

     
    2) Marco Montemagno
    Questo canale prende il nome del suo ideatore, Marco Montemagno, il quale, nei suoi video,  parla di business, comunicazione e attualità, offrendo anche consigli per avere successo in quello che si vuole fare. Inoltre, potrete trovare molte video- interviste veramente interessanti, in cui dialoga con personaggi famosi e influenti provenienti da qualsiasi settore: cantanti, attori, scrittori, influencer… sia Italiani, che stranieri!

     
    3) Fatto in casa da Benedetta
    Questo è un canale di cucina in cui Benedetta, la sua ideatrice, una donna nata e cresciuta in campagna, presenta i suoi gustosi piatti, interamente "fatti in casa". Le sue ricette artigianali hanno riscosso un enorme successo sia sul web che in libreria, in quanto uniscono tradizione e modernità. Troverete davvero piatti di tutti i tipi, che vi faranno venire l'acquolina in bocca solo a guardarli!

     
    4) Io Investo
    Se volete sapere di più di economia e finanza, allora Io Investo è il canale che fa al caso vostro! L’obiettivo di questo canale è quello di semplificare il più possibile argomenti complessi come gli investimenti finanziari, rendendoli accessibili a chiunque voglia provare a guadagnare un po’. Infatti, il team di Io Investo spiega come investire nel mercato azionario con profitto e come gestire meglio i propri risparmi, per proteggerli da eventuali crisi, inflazione e imposte eccessive.

     
    5) HumanSafari - Nicolò Balini
    Questo è il canale perfetto se si vuole viaggiare anche solo stando davanti ad uno schermo. Nicolò Balini è il fondatore dell’omonimo canale e di HumanSafari: due canali in cui condivide le sue esperienze di viaggio, mostrandoci le realtà dei luoghi da lui visitati, facendoci conoscere la gente del posto o provando i cibi tipici e, in alcuni casi, anche un po' assurdi. Ha visitato moltissimi posti come: Hawaii, Madagascar, Australia, Nepal, Taiwan, ma anche molte zone dell'Italia. Ha anche vissuto le esperienze più disparate come: il Cammino di Santiago, dormire in “alberghi” da 5 euro a notte o dormire in una tenda nel mezzo del nulla… assolutamente da non perdere!

     

    Passiamo ora ai 5 podcast:
    1) Daily Cogito
    Il primo podcast che vi suggeriamo è quello dello youtuber Rick DuFer, il quale ogni mattina analizza e approfondisce un argomento diverso di filosofia, psicologia o natura umana attraverso dei monologhi, caratterizzati da una leggerezza ed accessibilità che vi aiuteranno stimolare la mente e il pensiero, magari durante i tragitti quotidiani o davanti ad un caffè.

     
    2) Fucking Genius
    Questo podcast, ideato da Massimo Temporelli, descrive, puntata dopo puntata, la vita e le scoperte dei geni più o meno recenti, in particolare in ambito scientifico e tecnologico e che hanno lasciato un'impronta nella storia come Rita Levi-Montalcini, Marie Curie, Einstein, Leonardo Da Vinci e così via. Chiunque voglia conoscere le imprese di questi grandi della storia e magari trovare una fonte d'ispirazione, non rimarrà deluso!

     
    3) Voce del verbo condividere
    Questo podcast,

  • In molti usano le parole auguri, congratulazioni, felicitazioni e complimenti come se fossero sinonimi, tuttavia non hanno lo stesso significato. Rimanete con noi per imparare ad utilizzare queste parole nel modo corretto in italiano.

    



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    Auguri, Felicitazioni, Congratulazioni e Complimenti
     
    Auguri!
    Questa parola viene utilizzata:

    1) durante una festa personale ricorrente (compleanno, onomastico, anniversario, ecc.) rivolgendosi ai festeggiati

    2) durante una festa collettiva (Natale, Pasqua o Capodanno) rivolgendosi a tutti i presenti indistintamente

    3) durante una festa non personale (San Valentino, la festa della mamma, del papà, ecc.) rivolgendosi a chi rispetta le caratteristiche dell’evento celebrato.

    Esiste anche un altro modo per fare gli auguri, ovvero secondo la struttura: Buon/a/e + nome della festa (Buon compleanno, Buon Natale, Buona festa della mamma, ecc.)

    Per rispondere, abbiamo due possibilità:

    1) Grazie: se si tratta di una festa personale, poiché il festeggiato deve solo ringraziare per gli auguri ricevuti

    2) Altrettanto: se la festa è collettiva, poiché si deve ricambiare gli auguri ricevuti

     

    Attenzione!

    “Auguri”, a volte, può anche assumere un senso ironico e sarcastico, soprattutto in contesti informali.
    Infatti, se una persona ci dice qualcosa di cui va fiera, ma per noi non è importante oppure vogliamo intenzionalmente sminuirla, “Auguri!” avrà valore di : “Sì, ok, ma non mi importa”

     

    Bene, passiamo ora a:
    Congratulazioni!
    Questa parola viene utilizzata durante una festa personale non ricorrente (matrimonio, nascita di un figlio, etc.) ed è rivota solo ai diretti interessati.

    Attenzione!

    Tenete bene a mente che se la festa personale non ricorrente non è ancora avvenuta, useremo "auguri" e non "congratulazioni!". Ad esempio, se un amico annuncia che si sposerà a breve, dire "auguri" sarebbe come dire: “Spero che il tuo matrimonio vada bene!”.

    “Congratulazioni”, invece, andrebbe usato, quando l’evento è accaduto, ad esempio, se l'amico si è appena sposato, quindi sarebbe come dire: "Sono felice che tu ti sia sposato"

    “Congratulazioni!” è anche usato quando vogliamo mostrare in maniera calorosa il nostro compiacimento, la nostra soddisfazione, la nostra gioia a qualcuno che ha raggiunto un grande obiettivo o ha ottenuto un risultato importante grazie alle proprie capacità e abilità, come una promozione a lavoro o una laurea.

     

    La prossima un’alternativa un po' formale, ovvero:
    Felicitazioni!
    Questa parola si può usare in tutti i casi che abbiamo visto finora, ma non è molto comune e potrebbe stonare in alcune situazioni informali come, ad esempio, durante la festa di San Valentino...

     

    Infine, abbiamo:
    Complimenti!
    Questa parola si usa per esprimere la nostra ammirazione verso qualcuno, per qualsiasi motivo, come un puzzle complesso completato o un disegno ben realizzato. Inoltre, come sostantivo, indica  l’insieme di gesti, di parole, di atteggiamenti che esprimono apprezzamento, ammirazione o riverenza nei confronti di qualcuno.

    In genere si fanno i complimenti a qualcuno per il suo aspetto fisico o il suo carattere, ma anche con l’intento di sedurre, conquistare, affascinare. Per questo motivo, abbiamo realizzato un video dedicato a tutti i modi più creativi e originali per fare i complimenti a qualcuno, affinché possiate sempre essere originali!

    E ancora, non perdetevi  il nostro corso Italiano in Contesto: vi aiuterà a migliorare il vostro Italiano parlato (e non solo!) in maniera contestualizzata come se foste in Italia! Usando il codice coupon AUGURI paghi solo 69€ invece di 180€!

  • Nella lezione seguente vedremo insieme una lista dei verbi più usati nella lingua Italiana con le loro rispettive preposizioni, una questione che mette in difficoltà molti studenti stranieri! Alla fine del video relativo a questa lezione troverete un esercizio per fare pratica con ciò che imparerete.

    



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    I verbi più comuni e le loro preposizioni 
    Prima di cominciare, bisogna  chiarire che tutti i verbi che vedremo reggono una preposizione e un altro verbo all'infinito, secondo la struttura: VERBO + PREPOSIZIONE + INFINITO.

     

    Cominciamo con quei verbi che reggono la preposizione di + infinito:
    accettare
    Esempio: "Il mio capo ha accettato di darmi un aumento a partire dal mese prossimo".
    accontentarsi
    Esempio: "Non ci accontentiamo di guadagnare 1000€, noi vogliamo essere ricchi!"
    ammettere
    Esempio: "Finalmente dopo un litigio di due ore ha ammesso di aver sbagliato".
    augurare / augurarsi
    Esempi: "Ti auguro di trovare la tua anima gemella e di vivere una vita felice".

    "Mi auguro di stare meglio domani così posso partecipare al vostro matrimonio".
    cercare
    Esempio: "Hanno cercato di fermarlo, ma non ha voluto sentire ragioni". 
    chiedere
    Esempio: "Non ti chiedo di perdonare, ma solo di capire le sue azioni".
    credere
    Esempio: "Crediamo di sapere la ragione per cui lei non è venuta alla festa".
    decidere
    Esempio: "Ho deciso di dargli una seconda possibilità".
    dimenticarsi
    Esempio: "Mi sono dimenticata di spegnere le luci quando sono uscita di casa".
    dire
    Esempio: "Gli ho detto di andare via per il suo bene".
    dispiacere
    Esempio: "Gli dispiaceva di non aver comprato dei fiori per sua madre".
    dubitare
    Esempio: "Dubitiamo di essere all'altezza di questa situazione: ci serve aiuto!"
    evitare
    Esempio: "Evitiamo di parlare di quest’argomento in futuro".
    fingere
    Esempio: "Fingeremo di non conoscerlo durante il colloquio".
    finire
    Esempio: "Ho appena finito di lavorare al nuovo progetto: è pronto!"
    minacciare
    Esempio: "Ha minacciato di dire tutta la verità alla polizia".
    ordinare
    Esempio: "Ci hanno ordinato di tenere la bocca chiusa".
    pensare
    Esempio: "Penso di dover andare dal medico per questo dolore".
    permettere / proibire
    Esempio: "Ci hanno permesso di vederlo, ma ci hanno proibito di parlargli".
    promettere
    Esempio: "Ti ha promesso di venire stasera?"
    ricordare / ricordarsi
    Esempio: "Si è appena ricordato di essere allergico ai pistacchi".
    ripetere
    Esempio: "La professoressa ci ripete sempre di praticare l’italiano il più possibile".
    rischiare
    Esempio: "Ho rischiato di rompermi un braccio per recuperare la palla sull'albero".
    sapere
    Esempio: "Lei sa di essere più simpatica di sua sorella".
    smettere
    Esempio: "Smetti di parlare per favore!"
    sperare
    Esempio: "Sperano di fare una vacanza tutti insieme quest’estate".
    stancarsi
    Esempio: "Mi sono stancata di aspettare: ci andrò senza di lei!"
    temere
    Esempio: "Temo di essere ripetitivo ma ho bisogno di sapere cosa ne pensi…"
    terminare
    Esempio: "Se terminate presto di fare i compiti, potrete giocare!"

     

    Occorre adesso fare una piccola precisazione:

    A eccezione di augurare, chiedere, dire, ordinare, permettere, proibire, ricordare, ripetere (che reggono sempre di + infinito), tutti questi verbi sono seguiti dalla forma di + infinito solo se il soggetto è lo STESSO.

    Esempi: "Crediamo di avere ragione" (Noi crediamo che noi abbiamo ragione).

    "Ho promesso di non prendere una multa" (Io ho promesso che io non prenderò una multa)

    Se il soggetto è DIVERSO, dovremo usare la struttura che + verbo coniugato.

    Esempi: "Crediamo che voi abbiate ragione" (Il soggetto di "credere" è noi, ma il soggetto di “avere ragione” è voi)

    "Ho promesso che non avremmo preso una multa" (Il soggetto di “promettere” è io, ma il soggetto di “prendere” è noi)

     

    Anche il verbo essere può essere seguito dalla costruzione di + infinito...

  • In questa lezione affronteremo le famosissime "frasi fatte": alcuni le amano, altri le odiano, ma tutti le conoscono! Le FRASI FATTE sono quelle frasi fisse, che non cambiano mai e che sentiamo così tante volte da risultarci quasi banali. Però è fondamentale conoscerle per poter avere una conversazione naturale e fluente!

    



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    Le 20 Frasi Fatte in italiano più usate dai madrelingua
    Iniziamo:
    1 - Signore e signori
    Questa frase fatta penso sia presente anche nelle vostre lingue. È piuttosto comune ed è utilizzata quando si comincia un discorso rivolto a un pubblico misto, composto sia da uomini che da donne.

    Per esempio:

    "Signore e signori buonasera! Benvenuti al nostro spettacolo! Tra poco i nostri professionisti vi delizieranno con le loro acrobazie!"
    2 - Piantare / Chiudere baracca e burattini
    Questa frase fatta, che si può trovare sia con il verbo “piantare” che con “chiudere”, significa “abbandonare ogni cosa e non volerne più sapere”. In generale si riferisce non solo all'interruzione improvvisa di un lavoro intrapreso, ma anche l’abbandono della casa, della famiglia o del convivente, o il licenziarsi dal posto di lavoro.

    Per esempio:

    "Hai sentito l’ultima? Dopo il tradimento di sua moglie, Mario ha piantato baracca e burattini e se n’è andato a vivere a Los Angeles! Neanche sua madre sa il suo nuovo indirizzo: vuole cominciare una nuova vita!"

    Vi starete certamente chiedendo cosa c’entrino i divertenti burattini con l’idea di lasciare tutto.

    Sembrerebbe che l’origine di questa espressione venga dall’800, in particolare dalla provincia di Mantova. Qui, in una piccola città, come un vecchio aneddoto racconta, gli abitanti, offesi da una battuta di un artista burattinaio, presero la sua baracca e i suoi burattini (cioè, il palco dove si esibiva e le sue marionette) e li buttarono nel fiume indignati.
    3 - Auguri e figli maschi
    Questa è evidentemente un’espressione vecchia, non è altro che un augurio maschilista frutto di una cultura passata, diversa da quella di oggi.

    Nel passato, infatti, per una famiglia era un grande dono ricevere un figlio maschio, perché l’unico che poteva portare avanti il cognome della famiglia e sarebbe stato una forza lavoro sicura, per esempio nei campi. Le donne, invece, non potevano contribuire concretamente al benessere della famiglia, in quanto potevano solo sposarsi o andare in convento.

    Oggi non si usa più questa frase fatta come reale augurio, ma piuttosto in senso sarcastico e ironico, soprattutto per rispondere a qualcuno che si vanta eccessivamente di qualcosa e quindi vogliamo subito zittirlo.

    Per esempio:

    A: "Guarda che bella la casa nuova che ho comprato! È super tecnologica e full optional! Ha anche una vasca idromassaggio con vista sulla città!"

    B: "Ah sì? Bene, auguri e figli maschi!"
    4 - Cento di questi giorni
    Al contrario, questo è un vero e proprio augurio, più rispettoso del precedente! Si tratta infatti di una frase fatta che diciamo a qualcuno in un giorno particolarmente felice per lui o per lei, quindi è come se gli stessimo augurando che questo giorno di gioia si possa ripetere ancora e ancora altre 100 volte in futuro. Per esempio, se lo diciamo il giorno del compleanno, indica che speriamo che possa vivere altri 100 anni.

    Per esempio:

    "Qualche candelina in più sulla torta non può fare altro che illuminare di più il tuo viso! Tanti auguri per il tuo compleanno! 100 di questi giorni!"
    5 - Tutto fa brodo
    Questa frase fatta significa praticamente che qualsiasi cosa va bene, che tutto può tornare utile e che non è il momento migliore per fare i pignoli, magari perché si sta vivendo un momento difficile.

    Ma perché proprio il brodo? Perché per preparare un brodo va bene praticamente qualsiasi alimento, cioè va bene tutto!

    Per esempio:

    A: "Cosa devo portare alla grigliata di questo sabato?"

    B: "È indifferente!

  • Nella lezione seguente, tratteremo un argomento che crea molta confusione tra gli studenti stranieri (e anche qualche Italiano), ovvero  il SI impersonale, in quanto ha delle regole di formazione piuttosto complesse e  particolari.

    



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    Come e quando si usa il SI impersonale 
    Il SI impersonale è usato per parlare in maniera distaccata di eventi o situazioni che riguardano un soggetto indefinito e non specifico (tutte le persone) ed è impiegato tanto nel linguaggio parlato quanto in quello scritto (ma di più in quest’ultimo caso).

    A differenza del SI riflessivo, che si riferisce a una persona o un gruppo di persone specifiche, il SI impersonale sostituisce “la gente”, “le persone”, “tutti” e si usa sempre e solo alla terza persona, singolare o plurale, con l’ausiliare essere.

     

    Vediamo, ora, tutti i casi in cui possiamo usare il SI impersonale e come farlo:
    1) con tempi semplici (presente, imperfetto, futuro… ) di verbi transitivi
    Se il verbo è transitivo e regge un oggetto diretto, deve essere coniugato:

    - alla terza persona singolare, se l’oggetto che regge è singolare

    - alla terza persona plurale, se l’oggetto che regge è plurale.

    Esempio: "Alla festa si berrà birra e si mangeranno panini".

     

    Vediamo un altro esempio con lo stesso principio:

    "In vacanza si prende il sole e si leggono molti libri".

    Con il primo verbo, avremo un caso di SI passivante, ovvero il caso in cui l’oggetto diretto del verbo non è altro che il soggetto di una frase passiva.

    Esempio: "Qui si studia l’italiano" = Qui l’italiano è studiato (da qualcuno, da persone non specificate)

     
    2) con tempi semplici di verbi intransitivi
    Se il verbo è intransitivo (cioè non regge un oggetto diretto), oppure è transitivo ma NON regge nessun oggetto, il verbo è sempre alla terza persona singolare.

    Esempi: "D’estate si va al mare"

    "In questo ristorante si mangia molto bene!"

    In quest'ultimo caso, il verbo utilizzato è sempre "mangiare", che è transitivo, ma dal momento che non ha un oggetto in questa frase, si coniuga alla terza persona singolare.

     
    3) con tempi semplici di verbi riflessivi
    Se i verbi comprendono già un “si” (pronome riflessivo) alla terza persona singolare, non si dovrà usare una ripetizione (si si), bensì la combinazione ci si! In questo caso, il verbo è sempre singolare, anche se seguito da un oggetto plurale.

    Esempi: "In vacanza, ci si alza sempre tardi"

    "Prima di mangiare, ci si lava le mani"

     
    4) con tempi composti (passato prossimo, trapassato prossimo, futuro anteriore…)
    - Se il SI impersonale precede un verbo che ha come ausiliare il verbo “essere” (come un verbo di movimento o di stato, un verbo riflessivo o passivo), allora il participio passato termina con -i (o -e se si parla di sole donne)

    Esempi: "Si può mangiare solo se prima ci si è lavati le mani" (Verbo riflessivo)

    "Se si è state lasciate, bisogna andare dal parrucchiere e farsi belle!" (Verbo passivo)

    "Quest’estate si è andati in Portogallo" (Verbo intransitivo)

     

    - Se il SI impersonale precede un verbo intransitivo che ha  come ausiliare il verbo “avere” (come ridere o camminare) o un verbo transitivo ma senza oggetto, allora il participio passato termina sempre con -o

    Esempi: "Era un film triste e non si è riso per niente!"

    "Alla festa del direttore si è mangiato veramente bene!"

     

    - Se il SI impersonale precede un verbo transitivo seguito da un oggetto diretto, allora il participio passato va concordato con l’oggetto (quindi può finire in -o, -a, -i, -e). In questo caso, se l’oggetto è plurale anche il verbo “essere” sarà plurale.

    Esempi: "Non so lì ma qui non si è vista nemmeno una persona"

    "Il colpevole non è stato catturato perché non si sono analizzate bene tutte le prove"

    "Purtroppo per questa patologia non si sono ancora fatti dei progressi".

     

  • La punteggiatura è veramente importante quando si scrive affinché l’altro possa capire senza difficoltà né fraintendimenti quello che vogliamo dire. Per fortuna, in italiano le regole di punteggiatura sono poche e vi basterà questa semplice lezione per impararle tutte e scrivere bene, in qualsiasi contesto!

    



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    Regole di punteggiatura italiana
    Prima di cominciare voglio farvi vedere un paio di esempi su come la punteggiatura può cambiare totalmente il significato di due frasi apparentemente identiche:

    1 -  Andiamo a mangiare, nonna! / Andiamo a mangiare nonna!

    2 - Giornata difficile da dimenticare! / Giornata difficile, da dimenticare!

    Anche se, a prima vista, queste frasi possono sembrare identiche, in realtà hanno significati completamente differenti!

    Vediamo le prime due: se dite “Andiamo a mangiare, nonna!” (notate la virgola prima di “nonna”?) significa che vi state rivolgendo alla vostra nonna, la state chiamando per invitarla a mangiare o avvisarla che state andando a mangiare. Se, invece, dite “Andiamo a mangiare nonna!” (senza virgola), significa che state invitando qualcuno che è con voi a mangiare la vostra povera nonnina, come pasto!

    Passiamo alle altre due frasi: se dite “Giornata difficile da dimenticare!” (senza virgola), significa che volete sottolineare il fatto che la giornata di cui state parlando sarà difficile da dimenticare, perché magari è successo qualcosa di abbastanza importante, brutto o bello che sia. Se invece dite “Giornata difficile, da dimenticare!” (con una virgola nel mezzo), significa che la giornata di cui state parlando è stata molto brutta e che per questo deve essere assolutamente dimenticata! Notate la differenza?

    Usare male la punteggiatura può creare grandi problemi di comprensione, perché chi legge capirà una cosa diversa da quella che volete dire!

    Cerchiamo di chiarire quali sono i principali segni di punteggiatura in italiano: il punto, il punto interrogativo, il punto esclamativo, il punto e virgola, i punti di sospensione, i due punti, la virgola, le virgolette, il trattino e le parentesi.
    1 - LA VIRGOLA
    La virgola segna una breve pausa nella frase. Si tratta di un separatore che viene spesso utilizzato per far respirare il lettore (se si legge a voce alta) e dare ritmo alla frase. Ecco i casi in cui si usa:

    quando si stila una lista, si pone una virgola tra i vari elementi, tranne tra gli ultimi due, dove invece va messa una “e”.
    Per esempio: “Sono andata al supermercato e ho comprato mele, arance, miele, carciofi, pane, marmellata e patate”;
    dopo un elemento all'inizio della frase che fa riferimento a qualcosa precedentemente detto o conosciuto.
    Es: “Detto questo, dobbiamo pensare al futuro…”
    “Fatta questa breve precisazione, possiamo iniziare lo spettacolo!”;
    per isolare una parola o un’intera frase che offre informazioni aggiuntive non indispensabili. Es: “Paolo, il ragazzo di cui ti ho parlato, è appena tornato da Parigi.”;
    dopo il nome del luogo nell'indicazione delle date .
    Es: “Roma, 10 luglio 2010”.
    prima di preposizioni o congiunzioni per cambiare il ritmo della frase o accentuare un significato che si desidera dare.
    Es: “Lo farò, ma ho bisogno di tempo!”
    “Penso sia una buona soluzione, per te e per me”;
    nel periodo ipotetico per separare le due frasi.
    Es: "Se stasera esci, chiamami!”;

    Se non sai o ricordi che cos'è il periodo ipotetico e come funziona, abbiamo scritto un articolo che lo spiega!

    Un dubbio che in molti hanno è: bisogna mettere la virgola prima della congiunzione “e” oppure no?

    Per esempio, si scrive: “Non sono ancora andata a trovare Sergio dopo l’incidente e penso che non ci andrò per il momento” oppure “Non sono ancora andata a trovare Sergio dopo l’incidente, e penso che non ci andrò per il momento”?

    Non c’è una vera risposta a questa domanda.

  • I Promessi Sposi è un’opera scritta da Alessandro Manzoni pubblicata per la prima volta nel 1827 e composta da 38 capitoli. Manzoni, per dare più spessore e realismo alla sua opera, non si assunse il merito della sua scrittura ma solo del ritrovamento e della trascrizione di un antico manoscritto contenente fatti accaduti risalenti al ‘600, quando gran parte dell’Italia era sotto il dominio Spagnolo.

    



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    I Promessi Sposi in breve 
     
    Don Abbondio e i Bravi 
    La storia inizia con Don Abbondio, un prete che deve celebrare il matrimonio fra due giovani, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, mentre sta facendo la sua passeggiata serale. Mentre procede viene fermato da i Bravi, due loschi figuri al servizio di un signore del luogo Don Rodrigo, che esortano il prete a non celebrare le nozze. Infatti, il loro signore ha fatto una scommessa con il cugino Attilio che vedeva Lucia come posta in palio, pertanto vuole impedire le nozze. Don Abbondio accetta e inventa delle scuse per giustificarsi con Renzo che però scopre tutto.

     
    Azzeccagarbugli e Fra Cristoforo 
    La madre di Lucia, Agnese, suggerisce di rivolgersi ad Azzeccagarbugli, un avvocato che inizialmente sembra intenzionato ad aiutare il ragazzo, ma scoperto il coinvolgimento di Don Rodrigo nella faccenda, manda via Renzo. I due innamorati pertanto si rivolgono a Fra Cristoforo, il figlio di un ricco mercante dal cuore d’oro che non ha mai amato le ingiustizie e che, dopo aver ucciso un uomo durante un duello, ha preso i voti.
    Fra Cristoforo si reca alla residenza di Don Rodrigo per esortarlo a rinunciare ai suoi propositi, ma il signorotto non cambia idea e Fra Cristoforo lo minaccia dicendogli che riceverà la punizione divina. Irritato ed intimorito Don Rodrigo lo caccia in malo modo.

     
    Il matrimonio a sorpresa, i sotterfugi e la fuga 
    Agnese suggerisce ai due giovani un matrimonio a sorpresa, ovvero pronunciare i voti nuziali davanti a un prete e a due testimoni, per ufficializzare l'unione. Sfortunatamente il piano fallisce perché Don Abbondio capisce la situazione ed inizia ad urlare. Intanto Don Rodrigo manda i bravi a rapire Lucia a casa sua ma non la trovano. I due giovani, scoperta la situazione decidono di partire con l'aiuto di Fra Cristoforo che li manda a Milano e a Monza.

     
    In convento a Monza 
    Lucia viene portata in un convento nei pressi di Monza, gestito da suora Gertrude, una nobile costretta dal padre a prendere i voti ma che presto cederà alle attenzioni di Egidio un giovane poco raccomandabile con cui instaura una torbida relazione che comprenderà anche un omicidio. La monaca ospiterà Lucia nel suo monastero e la giovane racconterà la sua storia alla madre superiora.

     
    I tumulti di Milano 
    A Milano è scoppiata una rivolta popolare a causa dell’impressionante aumento del prezzo del pane e Renzo si ritrova coinvolto nel disordine, rischiando di essere arrestato, ma riesce a dileguarsi e a nascondersi a casa di suo cugino Bortolo a Bergamo. Intanto lo zio del conte Attilio fa trasferire Fra Cristoforo a Rimini.

     
    L'Innominato e il rapimento di Lucia 
    Don Rodrigo, scoperta la posizione di Lucia, chiede l'aiuto dell’Innominato, un potentissimo e sanguinario signore, celebre per aver commesso ogni genere di nefandezza, per rapire Lucia. Il rapimento riesce anche grazie all'aiuto di Egidio. La ragazza chiede di essere liberata esortando l'Innominato a redimersi. La notte seguente la ragazza fa voto di castità alla Madonna affinché venga liberata, mentre l'Innominato si pente a seguito dei rimorsi, liberando Lucia la mattina seguente e dandole una dote.

     
    L'arrivo della Peste 
    Dopo diversi mesi, arriva in Lombardia, e in seguito a Milano, la peste che provoca la morte di moltissima gente. Don Rodrigo si ammala e viene tradito dal capo dei Bravi, Griso, che morirà di peste. Anche Renzo è contagiato ma riesce a guarire e cercherà di ritr...

  • Quando interagiamo con un amico, un famigliare o comunque una persona con cui si ha una certa confidenza, tendiamo ad essere il più sintetici possibile. Infatti, non useremmo mai costrutti complessi per chiedere ad un genitore di passarci dell'acqua, bensì frasi semplici e brevi. Ad ogni modo, in molti casi, gli Italiani usano parole così corte che possono sembrare solo dei rumori, ma che, in realtà, hanno molti significati.

    



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    Le parole più corte e più usate in Italiano 
     
    1) Ops…
    È un’esclamazione che usiamo generalmente quando ci accorgiamo che c’è qualcosa che non va, di solito una distrazione, un errore o comunque qualcosa di poco conto e:

    - si usa da solo se chi è con noi può comprendere cosa stia succedendo

    Esempio: "Ops..." (dopo aver versato del vino sul tavolo)

    - è seguito da una breve spiegazione se chi è con noi non è in grado di  capire la situazione

    Esempio: "Ops... ho dimenticato le chiavi"

     
    2) Uffa!
    Questa è un’interiezione che viene usata molto spesso dagli Italiani, anche da sola, ed esprime noia, fastidio, impazienza e qualsiasi altra emozione negativa.

    Esempi:  “Uffa, che caldo!”, “Uffa, il frigo è vuoto, mi tocca andare a fare la spesa!” ...

     
    3) Pss
    Questo è un sibilo interiettivo ed è utilizzato per richiamare l’attenzione altrui, senza fare eccessivo rumore o cercando di non essere visti dagli altri, o prima di un avvertimento.

    Esempio: "Pss, mi passeresti la penna?"

    4) Shh
    Questa “parolina” viene utilizzata quando vogliamo che qualcuno  faccia silenzio, che non parli più o che non
    faccia più rumore.

    Esempio: "Shh, abbassa la voce..."

     
    5) Già
    Questa parolina è davvero molto usata dagli italiani, ma ha vari significati:

    - Il primo è quello temporale che viene spesso confuso dagli stranieri con l’altro avverbio di tempo piuttosto comune: ancora. Per saperne di più, potete dare un'occhiata al video sulla differenza tra già e ancora e come si usano!

    - Il secondo  esprime assenso, conferma qualcosa, equivale a dire: “è vero”, “sì”, “è così”.

     
    6) Uhm…
    Questa è un'interiezione generalmente usata per esprimere incertezza, incredulità o indifferenza.

    Esempio: "Uhm… Non so se mangiare una mela oppure della cioccolata…"

     
    7) Eh
    Questa parolina può esprimere:

    - rimprovero e disapprovazione

    Esempio: "Eh! Non si fanno queste cose!"

    - meraviglia o stupore

    Esempio: "Eh?! Ti stai trasferendo in Giappone?! E quando pensavi di dirmelo??"

    - rassegnazione

    Esempio: "Eh… Non sempre nella vita può andare tutto bene…"

    - richiamo dell’attenzione altrui

    Esempio: "Belle, eh, le nuove scarpe che ho comprato?"

    - risposta alla chiamata di qualcuno

    Esempio: "Graziana! - Eh! - Vieni un attimo qui!"

    - richiesta di ripetere quando non capiamo quello che ci è stato detto

    Esempio: "(qualcosa è incomprensibile) - Eh???"

     
    8) Ah
    Questa interiezione può indicare, a seconda dell'intonazione:

    - l’inizio di un discorso o di un turno della conversazione con cambio d'argomento

    Esempio: "Ah, senti ma per quanto riguarda stasera: che si fa?"

    - dolore

    Esempio: "Ah, mi ha punto un’ape! Che dolore!"

    - sollievo

    Esempio: "Ah! Finalmente ho finito tutto quello che dovevo fare oggi… Ora posso finalmente rilassarmi!"

    - piacere

    Esempio: "Ah… Mica male questa torta che hai preparato!"

    - disappunto

    Esempio: "Ah… Cioè tu ora mi dici che non puoi venire con me al cinema, dopo che ho comprato i biglietti?!"

    -  quando capiamo qualcosa che prima non avevamo capito

    Esempio: "Ah, ora sì che è tutto chiaro!"

    - ripetuta due o più volte riproduce la risata, soprattutto soddisfatta o sarcastica

    Esempio: "Ah ah! Ci sei cascato!"

     
    9) Oh
    Questa parolina è utilizzata per esprimere:

    - tristezza

    Esempio: "Oh, mi dispiace molto per quello che ti è successo"

    - stupore e meraviglia

    Esempio: "Oh,

  • In questa lezione impareremo diversi modi per salutare. Dovete sapere che gli italiani, a differenza delle altre lingue, usano la parola “CIAO” sia per salutare qualcuno quando si incontrano, sia per separarsi alla fine dell’incontro… Ciò vuol dire che noi traduciamo “hello” e “goodbye”, “hola” e “adiós”,o ancora, “salut” e “au revoir” nello stesso identico modo: CIAO!

    



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    Come salutare in italiano (sinonimi e alternative)
    Iniziamo con le alternative a "CIAO" che potreste usare per iniziare una conversazione!
    1 - Hey!
    Questa forma di salutare va benissimo soprattutto in situazioni informali, tra amici e parenti, però sarebbe da evitare in contesti più formali o con persone con le quali non ci si conosce bene.

    Rocco: Hey Graziana! Come te la passi?

    Graziana: Hey! Che bello rivederti! Sto benissimo, e tu?

    Altre due proposte informali che potreste usare come alternative al ripetitivo “CIAO” sono:
    2 - We e Weilà
    Anche questo è un saluto molto informale e giovanile, da usare magari con i vostri amici e coetanei.

    G: Weilà!

    R: We! Che mi racconti di nuovo?

    G: Sempre le solite cose... e tu?

    R: Mah... niente di che!

    Un’altra alternativa che si usa abbastanza di frequente è:
    3 - Hola
    Seppur gli italiani non parlino comunemente lo spagnolo, capiscono perfettamente il saluto “hola”. Fate attenzione però: si usa soprattutto in contesti informali!

    G: Hola! Come va?

    R: Benissimo, la mia vita va a gonfie vele!

    Sempre tra le alternative informali troviamo:
    4 - Chi si rivede!
    Questa alternativa si usa quando ci si rivolge a una persona che non si vedeva da molto tempo... quindi, non va usata con persone che siamo soliti incontrare quotidianamente!

    Stessa cosa vale per:
    5 - Chi non muore si rivede!
    Anche questa alternativa si usa con persone che non vediamo ogni giorno o ogni settimana!

    R: Chi non muore si rivede!

    G: Rocco! Che piacere rivederti! Come stai?

    Ora passiamo alle alternative più formali!
    6 - Buongiorno
    “Buongiorno” è una forma di saluto da usare esclusivamente di mattina.

    Però, come si fa a sapere quando è appropriato utilizzare questo tipo di saluto? Vi mentirei se vi dicessi che esiste una regola precisa... Possiamo dire che, generalmente dall’alba, cioè verso 7:00, fino alle 12:00 o le 13:00, anche le 14:00 volendo, “buongiorno” va benissimo.

    Quando il sole inizia a tramontare, dalle 14:00 /15:00 fino alle 17:00/18:00 si usa un altro tipo di saluto, come, per esempio:
    7 - Buon pomeriggio
    Infine, dalle 18:00 in poi usiamo:
    8 - Buonasera
    Fate attenzione, però: l’espressione “buonanotte” è esclusivamente una forma di congedo da qualcuno che si presume andrà, di lì a poco, a dormire

    Tra le alternative formali la più comune è sicuramente:
    9 - Salve
    “Salve” sta diventando sempre più comune, infatti, si può usare tanto come saluto quando si incontra qualcuno, tanto come forma di congedo quando ci si separa.

    R: Salve! Ho un appuntamento con l’avvocato a nome di Rocco Dabellonio!

    Segretaria: Salve! L’avvocato è impegnato con un altro cliente, può accomodarsi all’ingresso: la chiameremo appena si libera!

    Ora passiamo alle forme di congedo, quelle che si usano quando ci si separa al termine di una conversazione.

    Tra quelle più informali troviamo :
    10 - Ci vediamo dopo e A dopo
    Queste forme di congedo sono perfette quando sappiamo che, di lì a poco, incontreremo di nuovo la persona dalla quale ci stiamo allontanando.

    Stessa cosa vale anche per:
    11 - A più tardi, A presto e Arrivederci
    Anche se quest’ultima è probabilmente più formale, specialmente se la usiamo con il pronome di terza persona nella forma “arrivederLa”.

    R: Hey! Hai voglia di farti una pizza stasera?

    G: Certo!

    R: A dopo allora!

    G: A più tardi!

    Una forma di congedo piuttosto interessante è:
    12 - Addio
    Infatti, di regola potremmo dire che “addio” indica una separazione pe...

  • In questa lezione torniamo a parlare di grammatica, più precisamente di un argomento molto delicato che crea non pochi problemi, tanto agli stranieri quanto agli italiani, vale a dire l’uso delle congiunzioni finché, fin quando, fino a quando, fino a che, fintantoché e fino a.

    



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    Finché vs Fin quando vs Fino a quando vs Fino a che vs Fintantoché vs Fino a
    Il fatto che queste congiunzioni abbiano un significato molto simile tra loro è di frequente motivo di confusione per tantissima gente, ma non c’è più nulla da temere: stanno per arrivare tutte le risposte di cui avete bisogno!

    Partiamo subito con:
    FINCHÉ
    "Finché" è davvero una congiunzione ingannevole, infatti può avere due significati apparentemente simili, ma in realtà molto diversi.

    Il primo significato che può assumere è:

    1 - Fino al momento in cui

    Mentre il secondo è:

    2 - Per tutto il tempo che

    Quando usiamo “finché” con il primo significato, l’uso della negazione NON, subito dopo, è opzionale e non ha alcuna rilevanza sul senso della frase, che rimane sempre lo stesso.

    Ecco alcuni esempi per chiarire questo concetto:

    Ho studiato finché mi sono addormentata.
    Ho studiato finché non mi sono addormentata.

    Queste due frasi hanno lo stesso identico significato, infatti entrambe vogliono dire che ho studiato fino a un determinato momento e poi l’azione si è interrotta, cioè quando mi sono addormentata.

    Tuttavia, quando usiamo “finché” con il secondo significato, cioè “per tutto il tempo che”, l’uso o meno della negazione può cambiare drasticamente il senso della frase.

    Vediamo un paio di esempi:

    Sono stata felice finché ho abitato a Bucarest.
    Sono stata felice finché non ho abitato a Bucarest.

    La differenza è molto sottile, ma super importante!

    Infatti, la prima frase intende dire che sono stata felice quando ho vissuto a Bucarest, cioè per tutto il tempo che ho abitato a Bucarest. Mentre la seconda frase indica l’esatto contrario, ossia che per tutto il tempo che non ho vissuto a Bucarest sono stata felice, però non appena sono andata a Bucarest, ho smesso di essere felice.

    Passiamo ora a:
    FIN QUANDO
    “Fin quando” è molto semplice da usare, anzi, potremmo quasi dire che è un sinonimo di “finché”.

    Quindi, anche qui avremo i due significati di cui abbiamo parlato prima e le stesse regole di uso!

    Esempi:

    1 - Fino al momento in cui

    Ho studiato finché mi sono addormentata = Ho studiato fin quando mi sono addormentata
    Ho studiato finché non mi sono addormentata = Ho studiato fin quando non mi sono addormentata

    2 - Per tutto il tempo che

    Sono stata felice finché ho abitato a Bucarest = Sono stata felice fin quando ho abitato a Bucarest
    Sono stata felice finché non ho abitato a Bucarest = Sono stata felice fin quando non ho abitato a Bucarest

    Anche le congiunzioni

    "FINO A QUANDO", "FINO A CHE" e "FINTANTOCHÉ'" (quest’ultima si può anche scrivere in due parole e senza accento: "fintanto che") si usano allo stesso modo e hanno gli stessi significati di “finché” e “fin quando”.

    La stessa cosa non si può dire per
    FINO A 
    Infatti, “fino a” è sempre seguito da un sostantivo o un avverbio e indica il momento o il luogo in cui si conclude qualcosa.

    Vediamo alcuni esempi:

    Sono stato male fino a ieri.
    Ti accompagno fino al cancello.
    Ti lascio dormire fino alle nove.
    Ho nuotato fino alla boa.

    Voglio svelarvi un ultimo trucchetto!

    Se volete trasformare “fino a” in un sinonimo di “finché”, “fin quando”, “fino a quando”, “fino a che” e “fintantoché”, vi basterà aggiungere “momento in cui” o “momento nel quale”.

    Per esempio:

    Sono stata felice fino al momento in cui non ho vissuto a Bucarest

    Proprio perché è importante sapere ogni cosa, vi consiglio di guardare anche un’altra video-lezione, vale a dire quella sulle 14 locuzioni e avverbi italiani più usati!

  • Lo smartphone è uno strumento che ormai è presente nelle vite di tutti e che viene usato moltissimo durante la giornata. Per questo motivo abbiamo deciso di presentarvi una serie di app, di diverse tipologie e per la maggior parte gratuite, che vi aiuteranno molto nell'apprendimento del vostro italiano e non solo.

    



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    Le migliori app gratis per imparare le lingue
     
    1) Hellotalk
    HelloTalk è una app che vi permette di entrare in contatto e chattare, anche in gruppo tramite messaggi scritti e vocali, con i madrelingua della lingua che studiate. Il suo punto forte, però, è l’immediatezza: potrete parlare per tutto il tempo che volete, con chi volete, quando volete, in modo totalmente gratuito!

     
    2) Tandem 
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    4) NordVPN
    NordVPN è uno strumento davvero molto utile per l'apprendimento della lingua , in quanto vi permetterà di superare le geo-restrizioni e vi darà accesso a tutti i contenuti  (film, canali televisivi, serie TV, giornali Italiani) in maniera economica, sicura e veloce: proprio come se foste in Italia! Inoltre, con NordVPN potrete anche comprare biglietti aerei per viaggiare in Italia o qualsiasi altro Paese a prezzi più economici, semplicemente cambiando il Paese al momento dell'acquisto.

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    5) Busuu
    Busuu offre la possibilità di apprendere ben 12 lingue tramite una serie di corsi dinamici e interattivi che vi permetteranno di migliorare  le 4 abilità di base per parlare bene una lingua: ascoltare, parlare, scrivere e leggere! Sono presenti lezioni adatte al vostro livello e potrete collaborare con studenti madrelingua che correggeranno i vostri testi o la vostra pronuncia.

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    6) Reverso 
    Reverso è una app per tradurre, che offre traduzioni contestualizzate! Ciò significa che se volete tradurre una qualsiasi frase, parola o espressione, non vi verrà restituita solo una semplice traduzione di quello che avete scritto, ma anche alcuni esempi di contesto in cui potrebbe apparire. Un'altra fantastica caratteristica è la presenza degli audio, che vi consentirà di sentire la pronuncia della frase tradotta!

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    7) Italian Verb Conjugator 
    Quest’app vi permette di imparare le coniugazioni dei verbi italiani in maniera facile, gratuita e flessibile, persino senza connessione Internet! Inoltre, anche in questo caso viene offerta la possibilità di ascoltare la pronuncia di ciò che avete cercato.

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    8) Dizionario Italiano e Sinonimi
    Questa app gratuita è piuttosto interessante in quanto offre una serie di informazioni come definizioni,
    sinonimi ed etimologia, raccolte da altre fonti autorevoli, per ogni parola che viene cercata. Inoltre, potrete ascoltarne la pronuncia, grazie alla possibilità di ascoltare gli audio!

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    9) Duolingo

  • Un problema comune tra gli stranieri che studiano Italiano è l'incapacità di comprendere perfettamente ciò che viene detto loro, nonostante siano in grado di leggere e scrivere perfettamente in Italiano o conoscano tutte le regole grammaticali. Per questo, in questa lezione vi proponiamo un test che migliorerà le vostre abilità di comprensione orale!

    



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    Riesci a capire quello che dicono gli italiani?
    Guardate il video con le 3 tracce audio e rispondete alle seguenti domande a scelta multipla:
    Audio 1
    1) Di quale colore sono gli occhi di Martina? 

    A) Verdi


    B) Gialli





    C) Blu






    2) Quale lavoro fanno i genitori di Martina?
    A) Camerieri






    B) Astronauti

    C) Avvocati





    3) Qual è il sogno dei genitori di Martina?

    A) Comprare una casa a Venezia





    B) Andare al Carnevale di Venezia





    C) Comprare una gondola a Venezia



    4) Le case a Venezia costano molto, ma i genitori di Martina hanno denaro a sufficienza per acquistarne una

    A) Vero





    B) Falso



    5) Dove vivono i genitori di Martina?

    A) Venezia





    B) Un paesino





    C) Una metropoli





    D) Milano



    6) Come si chiama il luogo in cui vivono i genitori di Martina?

    A) Milano Marittima





    B) Ostuni





    C) Madonna di Campiglio





    D) Ferrara


    Audio 2 
    1) Graziana riceverà presto un aumento dall'azienda in cui lavora

    A) Vero





    B) Falso



    2) Con chi si sposa Rocco?

    A) Graziana





    B) Marta





    C) Beatrice





    D) Informazione non data



    3) In quale città si sposa Rocco?

    A) Cerignola





    B) Genova





    C) Siracusa





    D) Cagliari




    4) Quanti anni sono passati da quando Graziana è stata a Genova?

    A) 2





    B) 3





    C) 4




    5) Rocco ha invitato Graziana al matrimonio?

    A) Sì





    B) No



    6) Graziana andrà al matrimonio?

    A) Sì





    B) No



    Audio 3
     1) Su cosa si interroga spesso la gente?

    A) Sulle ragioni dietro il crollo delle vendite dei prodotti Apple





    B) Su chi sia l'amministratore delegato di Apple





    C) Sulle ragioni dietro il successo di Apple



    2) Su cosa sono tutti d'accordo?

    A) Software e hardware di Apple sono ottimi





    B) Le strategie di marketing di Apple sono efficaci





    C) L' assistenza clienti di Apple è eccellente



    3) Con quale altro nome si fa riferimento ad Apple?

    A) Silicon Valley





    B) Mela rotta





    C) Mela morsicata





    D) Steve



    4) Le vendite dei prodotti Apple sono in declino

    A) Vero





    B) Falso



    5) Quale aggettivo è usato per descrivere il fondatore di Apple?




    A) Geniale

    B) Asociale





    C) Visionario





    D) Futuristico






    6) A cosa o chi si fa riferimento con l'espressione ''la sua creatura'' ?

    A) Apple





    B) iphone





    C) La figlia di Steve Jobs



    Ma ora è arrivato il momento di scoprire il vostro risultato:

    0/3 risposta corretta = principiante (A1)

    3/6 risposte corrette = principiante avanzato (A2)

    6/9 risposte corrette = intermedio (B1)

    9/12 risposte corrette = intermedio avanzato (B2)

    12/15 risposte corrette = avanzato (C1)

    15/18 risposte corrette = Dante Alighieri (C2)

    Bene, spero questo test vi possa essere utile per migliorare le vostre abilità di comprensione, ma vi ricordo che potete ancora mettervi alla prova con gli altri test di italiano come quello sulla grammatica, sul vocabolario, sulla pronuncia e sulle coniugazioni.
    Se invece volete migliorare tutti gli aspetti del vostro Italiano contemporaneamente, date un'occhiata al nostro corso Italiano in Contesto, è davvero utile e divertente! Inoltre, usando il codice coupon VoglioImparare ottieni il 20% di sconto!

     

  • In questo articolo non parliamo né di grammatica né di cultura Italiana... ma vi chiediamo un po' della vostra attenzione per parlare di una cosa molto importante, ovvero della tragica situazione che sta affliggendo il nostro Paese e non solo: la diffusione del virus COVID-19.

    


    CONVID-19: un nemico da sconfiggere insieme!
    Vogliamo fare un appello a tutti gli amici che ci seguono e a tutti coloro che amano la lingua e la cultura Italiana: vi prego AIUTATECI! Come sapete nelle ultime settimane l’Italia è stata particolarmente colpita dal virus noto come Covid-19 e, malgrado tutti gli sforzi compiuti da infermieri, medici e volontari, il numero di persone che hanno bisogno di cure mediche supera di gran lunga le capacità del nostro sistema sanitario. In particolare, c'è una carenza di posti in terapia intensiva.

     
    Cosa fare per aiutare aiutare l'Italia
    La Protezione Civile italiana si sta occupando di coordinare e gestire questa emergenza sanitaria e ha da poco aperto un conto al quale è possibile fare donazioni per aiutare nella lotta contro questo insidioso nemico. Con un vostro piccolo contributo economico alla Protezione Civile italiana, contribuirete a dare una mano per aiutare migliaia di persone!

     
    Come fare una donazione alla Protezione Civile
    Per fare una donazione alla Protezione Civile dovete semplicemente:

    1) aprire il vostro conto e inserire le coordinate bancarie (IBAN) che trovate sul sito ufficiale della Protezione Civile o alla fine di questa pagina;

    2) inserire il nome del beneficiario della donazione e la causale;

    3) scrivere la somma da donare (ogni contributo, anche piccolo, è essenziale in questa battaglia!)

    Anche se abbiamo interessi, culture, ideologie politiche e credenze religiose differenti, dobbiamo restare uniti per fronteggiare questo nemico che non fa distinzioni! Date il vostro contribuito alla Protezione Civile italiana per salvare la vita di migliaia di persone.

    Ecco i dati necessari per la donazione:

    Banca Intesa Sanpaolo Spa
    Filiale di Via del Corso, 226 - Roma
    Intestato a Pres. Cons. Min. Dip. Prot. Civ.
    IBAN: IT84Z0306905020100000066387
    BIC: BCITITMM

    Abbiamo un nemico in comune. Facciamogli vedere di che pasta siamo fatti: UNITI VINCEREMO!
    Graziana Filomeno
    Rocco Dabellonio

  • Per parlare bene una lingua, come l'Italiano, in maniera naturale come fanno i madrelingua, è importante conoscere non solo un gran numero di parole, ma anche un bel po’ di espressioni, che sono presenti in ogni conversazione. Per questo motivo abbiamo selezionato e raccolto per voi le 12 espressioni più usate dagli italiani!

    



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    Le 12 espressioni italiane più usate
    1) Si chiama Pietro!
    Questa espressione si usa, in modo scherzoso, soprattutto quando si presta qualcosa a qualcuno per indicare che l’oggetto prestato deve tornare al suo legittimo proprietario.
    Spesso, infatti, quando prestiamo qualcosa, capita che, per dimenticanza o di proposito, la persona che riceve un oggetto in prestito non ce lo restituisce.

    Esempio: "Si chiama Pietro... e torna indietro!"

     
    2) Mettere troppa carne al fuoco
    Questa espressione si usa quando qualcuno vuole fare troppe cose, più di quelle che è in grado di fare.

    Esempio: “Non mettere troppa carne al fuoco: dovresti prima terminare i tuoi compiti e poi dedicati alla scrittura del tuo libro.”

     
    3) Cadere dalla padella alla brace
    Questa espressione si usa quando si passa da una brutta situazione a un’altra persino peggiore.
    Questa espressione deriverebbe dalla storia di un pesciolino, il quale, dopo essere stato catturato e messo in una padella per essere cotto, riesce a scappare saltando fuori, ma, per sua sfortuna, cade sulla brace, morendo

     

    Questa storia è perfetta per passare all'espressione numero 4:
    4) Passare a miglior vita
    Questa espressione è più che altro un eufemismo usato al posto del verbo “morire”.

    Esempio: "Il pesciolino, cadendo sulla brace, è passato a miglior vita!

     
    5) Volere la botte piena e la moglie ubriaca
    Questa espressione significa “volere tutto senza rinunciare a nulla”.

    Esempio: “Voglio andare a Dubai spendendo solo 200€! - Tu vuoi avere la botte piena e la moglie ubriaca... ma non è possibile!”

     
    6) Battere il ferro finché è caldo
    Questa espressione significa che si deve approfittare delle circostanze fin quando risultano favorevoli, sfruttare il momento propizio evitando di perdere una buona occasione.
    È un modo di dire preso dal mondo del lavoro, in particolare dal mestiere del fabbro ferraio.

    Esempio: "L'hai conquistata con le tue battute, perché non la inviti ad uscire? Bisogna battere il ferro finché è caldo!"

     
    7) Mandare all’aria
    Questa espressione significa “rendere vano”, “far fallire” o "impedire che qualcosa si realizzi".

    Esempio: “Greta ha mandato all’aria i piani di suo fratello”.

    oppure, se non c'è un soggetto ben identificato, si può dire:

    “Il suo piano è andato all’aria”

     
    8) Battere la fiacca
    Questa espressione significa “fare le cose svogliatamente e lentamente”

    Esempio: “Antonio batte tutti i giorni la fiacca”

     
    9) Piantare in asso
    Questa espressione significa “abbandonare qualcuno da un momento all'altro, senza preavviso”

    Esempio: “Massimo ha piantato Lucia in asso proprio nel momento più importante della presentazione”

     
    10) Vendere l’anima al diavolo
    Questa espressione significa “fare qualsiasi cosa pur di raggiungere uno scopo”.

    Esempio: “Mio suocero venderebbe l’anima al diavolo pur di diventare il CEO della sua azienda”

     
    11) Non sapere che pesci prendere
    Questa espressione significa “non sapere che cosa fare, quale comportamento tenere, come cavarsela”.

    Esempio: “Non so proprio che pesci prendere con mio figlio: non vuole né studiare né lavorare”

     
    12) Essere come il prezzemolo
    Questa espressione significa "essere dappertutto, essere presente in luoghi e situazioni diverse, mettersi sempre di mezzo, intromettersi in tutto", come il prezzemolo che viene comunemente usato in molte pietanze della cucina italiana

    Esempio: “Filippo è come il prezzemolo: si intromette in tutti i discorsi”

     

    Bene, queste erano le espressioni più comuni,

  • In questa lezione tratteremo un argomento piuttosto complesso ma molto chiesto: i verbi causativi, anche conosciuti come verbi fattitivi. Stiamo parlando dei verbi “lasciare” e “fare”, quindi se volte chiarire i vostri dubbi, rimanete con noi!

    



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    Lasciare e Fare: uso e differenze
    I verbi causativi sono verbi che introducono un’azione che non viene svolta dal loro soggetto, perché quest’ultimo (non) comanda o (non) permette ad altri di compierla.
    Esempio: “Il professore ha fatto scrivere un testo ai suoi studenti”
    Il soggetto grammaticale è di fatto “il professore”, però chi compie l’azione sono effettivamente “i suoi studenti” perché il professore lo ha “comandato” loro.

    La costruzione causativa si compone di:

    1 - soggetto che (non) comanda o (non) permette ad altri di svolgere l’azione;
    2 - verbo FARE o LASCIARE (coniugati al tempo appropriato);
    3 - verbo che esprime l’azione (sempre all'infinito);
    4 - soggetto che svolge l’azione.

     

    Usare “lasciare” piuttosto che “fare”, o viceversa, non è una scelta casuale:

    1) Il verbo fare ha il significato di “comandare”, “imporre”, “obbligare”, ”spingere” qualcuno a svolgere un’azione.

    Esempio: “Mio nonno farà riparare i termosifoni al tecnico”

    ATTENZIONE!

    Se il verbo all'infinito è transitivo (quindi regge un oggetto diretto), avremo un soggetto che svolge l’azione preceduto dalla preposizione A.
    In questo caso, se si vuole trasformare il soggetto che svolge l’azione in pronome (perché magari è stato già menzionato o è noto all'interlocutore), bisogna usare i pronomi indiretti!

    Esempio: “Mio nonno gli farà riparare i termosifoni”

    Se il verbo all'infinito è intransitivo (non regge un oggetto diretto), non avremo nessuna preposizione prima del soggetto che svolge l’azione!

    Esempio: “Mio cugino ha fatto entrare in ufficio la sua amica”

    Di conseguenza, se in questo caso vogliamo trasformare il soggetto che svolge l’azione in pronome, dovremo usare i pronomi diretti.

    Esempio: “Mio cugino l’ha fatta entrare in ufficio”.
    Se siete interessati, potete dare un'occhiata al nostro video sull'uso dei pronomi diretti e indiretti.

    SOLO con il verbo FARE, il soggetto che svolge l’azione potrebbe essere scontato, sconosciuto o non rilevante, pertanto si potrebbe anche omettere.

    Esempio: “Mio nonno farà riparare i termosifoni”

     

    2) Il verbo lasciare, invece, è un po’ meno forte rispetto al verbo “fare”, infatti ha il significato di “permettere”, “concedere”, a qualcuno di fare qualcosa.

    Esempio: “I genitori hanno lasciato uscire il figlio” (Anche qui ci sono tutti gli elementi di una frase causativa)

    A differenza di quando si usa il verbo “fare”, con il verbo “lasciare”, il soggetto che compie l’azione, indicata dal verbo all'infinito, è sempre espresso, anche da un pronome; infatti, rimangono valide le stesse regole accennate per i verbi transitivi e intransitivi

    Esempio: “I genitori lo hanno lasciato uscire”

    Va detto anche le frasi causative, tanto con il verbo “fare” quanto con il verbo “lasciare”, possono essere
    positive o negative

    Esempi: "Mio nonno non farà riparare i termosifoni al tecnico"

    "I genitori non hanno lasciato uscire il figlio"

     

    Siamo quasi giunti al termine della lezione, mancano solo due aspetti da analizzare:

    SOLO con il verbo causativo lasciare possiamo usare anche la forma esplicita, ossia senza il verbo all'infinito, coniugando il verbo dell’azione permessa al congiuntivo.

    Esempi: “Lascia parlare tua figlia!” diventa: “Lascia che tua figlia parli!”

    Oppure

    “I nostri genitori non ci hanno lasciato guardare la TV!” diventa: “I nostri genitori non hanno lasciato che noi guardassimo la TV!”

     

    Il verbo fare, invece, molto spesso, viene usato dagli Italiani con il  significato di lasciare.

    Esempio: “Fammi studiare per favore” invece di “Lasciami studiare per favore”

    oppure